07:39 23 Ottobre 2020
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Per via del riscaldamento climatico i temporali stanno diventando sempre di più e vi saranno fulmini anche in quei luoghi dove non ci sono mai stati. Sputnik vi spiega cosa sta succedendo nell’atmosfera e come questo incida sulla natura.

Temporali polarizzati

Ad agosto dello scorso anno nella regione del Polo Nord si è verificato un forte temporale durante il quale un fulmine ha colpito la regione per 48 volte. Il servizio meteorologico nazionale statunitense ha persino diramato un comunicato stampa speciale in cui osservava che si era trattato del temporale più a nord in tutta la storia delle rilevazioni e che un così grande numero di fulmini era un evento incredibile.

Infatti, una simile intensità delle scariche elettriche è tipica dei tropici dove il sole surriscalda molto la superficie terrestre e fa risalire verso l’alto grandi masse di aria umida. La frizione delle particelle all’interno di tali masse consente l’accumulo di cariche elettriche. Alle latitudini settentrionali questo, di norma, è impossibile. Infatti, i ricercatori ipotizzano che in questo caso si sia trattato di un meccanismo differente.

Probabilmente, negli strati atmosferici intermedi si è formata aria calda e umida in esito ai cambiamenti climatici. Il clima caldo anomalo, che ha caratterizzato l’estate del 2019 nella regione artica, l’accelerato scioglimento dei ghiacci e il fumo provocato da incendi boschivi di portata senza precedenti hanno consentito la formazione di un temporale tropicale al Polo nord.

Sempre più caldo

Nel 2014 gli scienziati dell’Università della California di Berkeley (USA) hanno analizzato le misurazioni effettuate sulla densità delle nuvole e hanno concluso che in questo secolo nel mondo crescerà in maniera significativa il numero delle scariche elettriche provenienti dall’atmosfera. In alcune regioni del pianeta, ad esempio al di sopra degli Stati Uniti continentali, si registrerà un raddoppiamento di tali fenomeni. Stando alle stime degli autori dello studio, l’incremento della temperatura dell’aria di 1°C consentirà un aumento del 12% del numero di fulmini.

Più calda è l’atmosfera, maggiori sono le precipitazioni. Più umida è l’aria, maggiore è la probabilità di temporali.

Gli esperti dell’Università di Stanford hanno preso in esame i dati del progetto globale CMIP, avviato nel 1995 per mettere a confronto e analizzare diversi modelli climatici, e hanno appurato che persino in caso di un lieve riscaldamento climatico si osserva la comparsa di condizioni che favoriscono forti temporali, in particolare in autunno e primavera. Inoltre, i modelli climatici prevedono che nei prossimi anni sulla costa orientale degli USA aumenterà il rischio di uragani e tornado.

Scambio di fulmini

Secondo i ricercatori dell’Università di Houston, i fenomeni climatici anomali quali forti temporali e uragani fanno la loro comparsa quando il riscaldamento incide sul ciclo di Lorentz, il processo di trasformazione dell’energia potenziale del calore atmosferico in energia cinetica delle masse di aria.

Sulla base dei dati climatici raccolti tra il 1979 e il 2013 dai satelliti della NASA e del Ministero statunitense della Difesa, è stato appurato che lo scambio di calore e la trasformazione di una tipologia di energia in un’altra accelerano e le eccedenze di questi processi si trasformano più velocemente in temporali, uragani, cicloni e anticicloni.

I meteorologi del MIT di Boston, anch’essi impegnati sul problema, prevedono un aumento del numero di forti temporali e di giornate senza vento. Questo a sua volta inciderà negativamente sulla vita delle città dell’emisfero boreale.

Gli scienziati, basandosi sui dati raccolti dai satelliti e dalle centrali terrestri di controllo del clima, hanno stabilito che il livello medio di energia potenziale conservata nell’atmosfera alle latitudini medie ha registrato ogni 10 anni una riduzione dell’1,5%. Questo potrebbe portare a un brusco calo dei cicloni alle latitudini temperate, a una riduzione dello scambio di calore tra sud e nord e a un incremento delle piogge torrenziali e delle tempeste. E i temporali non faranno che aumentare. Questa è una pessima notizia per la natura. Infatti, metà degli incendi forestali di origine naturale sono il risultato dell’azione di fulmini.

Inoltre, i temporali possono essere influenzati anche dai gas serra presenti nell’atmosfera. Da un alto, aumenta la quantità di ozono. Dall’altro, contestualmente alla scarica elettrica di un fulmine si formano ossidi di azoto che riducono la concentrazione di metano.

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