17:43 07 Agosto 2020
Scienza e tech
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Gli scienziati propongono una nuova classificazione delle civiltà extraterrestri basata sul loro grado di integrazione con la natura.

Una comunità che abbia raggiunto un elevato livello di sviluppo risparmierebbe energia e tutelerebbe l’ambiente, non il contrario. Sputnik cerca di capire per voi quali chance abbiamo di trovare civiltà extraterrestri.

Risparmio di energia

Nel 1964 l’astrofisico sovietico Nikolay Kardashev ipotizzò di suddividere tutte le civiltà in 3 categorie a seconda dell’energia loro necessaria: tutta l’energia del pianeta, della stella o della galassia.

Freeman Dyson propose invece l’idea di una struttura attorno a una stella in grado di trasformare la sua energia. Una struttura del genere potrebbe essere costruita solamente da una civiltà molto avanzata tecnologicamente. La sfera di Dyson funziona così: assorbe le radiazioni, si surriscalda ed emana essa stessa radiazioni nella gamma degli infrarossi. Pertanto, potrebbe essere intercettata nella galassia. Sebbene per circa 60 anni le ricerche degli extraterrestri nell’ambito del progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) non abbiano dato risultati, gli scienziati non demordono. Nell’ultimo quarto di secolo gli astronomi hanno scoperto circa 4.000 pianeti in altri sistemi solari. Le stime dimostrano che alcuni di essi sono dislocati nella zona abitabile delle rispettive stelle, ovvero nell’area in cui sussistono tutte le condizioni perché si riesca a sviluppare la vita.

Ma cosa succederebbe se il progresso non dipendesse dalla quantità di energia spesa? Questo è ciò a cui fa pensare la storia dell’umanità. L’esauribilità delle risorse di combustibili fossili ha imposto di ripensare l’approvvigionamento energetico e la ricerca di fonti alternative. Di fronte ai nostri occhi si è verificata una vera e propria “rivoluzione verde”. Al momento stiamo mettendo a punto tecnologie in grado di non danneggiare la natura, stiamo pensando a come curare le ferite lasciateci in eredità dalle generazioni precedenti.

Prima l’uomo modificava il pianeta per soddisfare le proprie esigenze, oggi vuole cambiare aspetti di sé per fondersi con la natura. Partendo da queste riflessioni, scienziati tedeschi, italiani e cileni hanno suddiviso le civiltà extraterrestri in base al loro grado di integrazione con la natura.

Oggi noi ci troviamo al primo livello in cui modifichiamo attivamente la natura. Nel livello successivo troviamo civiltà che modificano se stesse anche mediante interventi di ingegneria genetica. Nel livello superiore le civiltà tentano di fondersi con la natura convertendo la materia morta dell’Universo in materia pensante.

All’interno del modello sono previste diverse tipologie transitorie di civiltà. Gli eventuali ideatori delle sfere di Dyson e i cosiddetti terraformatori si noterebbero nello spazio perché consumerebbero molta energia ed emetterebbero rifiuti. Anche le galassie possono essere rilevate in base alla irradiazione di calore. Ma le civiltà invisibili più in sintonia con la natura risparmiano energia, pertanto è improbabile che si riesca a rintracciarla se questa non desidera farsi trovare e non emette segnali.

Scoprimi se ci riesci

È stato stimato che è più probabile rilevare biomarcatori di vita primordiale che tracce di una civiltà tecnologicamente sviluppata. Questo infonde speranza nella possibilità di successo delle future ricerche sugli esopianeti. Al momento stiamo cercando tracce di calore, segnali radio e mega-strutture artificiali presenti nello spazio. Tuttavia, potrebbe esistere una società intelligente che vive lontano da noi in un sistema solare vicino senza farsi notare. Non sapremo mai niente di questa civiltà finché non riusciremo a distinguerla dall’ambiente circostante.

Le civiltà extraterrestri altamente sviluppate vorranno un giorno essere trovate? Se sì, cosa faranno per renderlo possibile? Bing Zhang dell’Università del Nevada, Las Vegas, ipotizza che potrebbero attivare dei segnalatori di presenza come i lampi radio veloci (FRB, Fast Radio Burst).

Si tratta di potenti segnali radio a frequenza periodica della durata nell’ordine di pochi millisecondi che provengono dalle profondità dell’Universo. La loro origine è ignota. L’autore ipotizza che gli extraterrestri inviino FRB nell’equatore galattico. È più probabile che simili segnali vengano intercettati da altre civiltà di uguale livello intellettivo.

In generale, è più facile rilevare segnali radio rapidi piuttosto che segnali radio diretti come il Messaggio di Arecibo inviato nel 1974 in direzione dell’ammasso globulare M13. Gli FRB non richiedono eccessive quantità di energia, possono essere più facilmente riprodotti rispetto, ad esempio, ai lampi gamma. Quando sarà ultimato il radiointerferometro africano SKA, sarà possibile studiare più nel dettaglio questi segnali. Quali possibilità abbiamo di scoprire qualcosa? Gli scienziati dell’Università di Nottingham (UK) hanno stimato che, se lo sviluppo di una comunità comunicativa come quella terrestre richiede 4,5-5 miliardi di anni, nella Via Lattea ce ne dovrebbero essere circa 36 simili.

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