10:53 05 Agosto 2020
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Per la prima volta, gli scienziati hanno confermato la scoperta di una perdita attiva di metano dal fondo del mare in Antartide.

I risultati sono stati pubblicati martedì negli atti della rivista 'Royal Society B'. Secondo il rapporto, la perdita di metano nel Mare di Ross è stata individuata per la prima volta nel 2011. Cinque anni dopo, i microrganismi che di solito consumano il gas serra si sono sviluppati solo in piccole quantità sul sito.

"Nel 2011, un ampio tappeto microbico (70 m × 1 m) si è formato a 10 m di profondità nel mare di Ross, in Antartide, dove abbiamo rilevato ad alta latitudine idrogeno solforato e infiltrazioni di metano", spiega l'abstract dello studio.

I microbi in genere consumano metano da tali perdite prima che raggiunga l'atmosfera. Tuttavia, secondo i ricercatori, si registrano ancora perdite di metano dal fondo del mare nel Mare di Ross, nonostante siano presenti microbi nel sito.

"Il ritardo [nel consumo di metano] è la scoperta più importante", ha dichiarato Andrew Thurber della Oregon State University al 'Guardian'. “Non è una buona notizia. Ci sono voluti più di cinque anni prima che i microbi iniziassero a comparire e anche allora c'era ancora metano che fuggiva rapidamente dal fondo del mare", ha aggiunto, osservando anche che "possono passare da 5 a 10 anni prima che una comunità [microbica] si adatti completamente e inizi a consumare metano".

Nonostante ci sia una perdita di metano, l'area in cui è stata trovata nel Mare di Ross non si è riscaldata in modo significativo negli ultimi anni.

I ricercatori sono generalmente preoccupati per il rilascio di metano dai depositi congelati, sottomarini e dalle regioni del permafrost, poiché potrebbe accelerare il cambiamento climatico.

Nel 2018, la NASA ha avvertito che il paesaggio artico immagazzina "uno dei più grandi serbatoi naturali di carbonio organico nel mondo nei suoi terreni congelati".

"Ma una volta scongelati, i microbi del suolo nel permafrost possono trasformare quel carbonio nei gas serra anidride carbonica e metano, che poi entrano nell'atmosfera e contribuiscono al riscaldamento climatico", ha spiegato la NASA.

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