21:55 31 Ottobre 2020
Scienza e tech
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I ricercatori dell'Università di Catania hanno scoperto minuscole particelle di plastica in mele, lattuga, broccoli, patate e pere. Un altro gruppo di accademici sostiene con certezza che la microplastica si accumula in frutta e verdura attraverso le radici delle piante.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Enviromental Research, la mela è il tipo di frutta più contaminato dalla microplastica, mentre le carote sono la verdura più contaminata. Al contrario i livelli più bassi di particelle di plastica sono stati osservati in campioni di lattuga.

D'altra parte i ricercatori hanno scoperto che in generale la frutta ha un livello più alto di microplastica rispetto alle verdure: secondo gli autori della ricerca, potrebbe essere dovuto al fatto che gli alberi da frutto sono più vecchi e hanno radici più grandi e profonde.

Il fatto che le particelle di plastica penetrino nelle radici delle piante è stato dimostrato da ricercatori cinesi e statunitensi.

Gli accademici hanno condotto un esperimento con una pianta chiamata Arabidopsis thaliana: hanno disseminato plastica frantumata in prossimità delle sue radici e poi hanno cercato di vedere se venisse assorbita dalla pianta.

E' emerso che le nanoparticelle di plastica sono penetrate nei tessuti del sistema radicale. I risultati dell'esperimento, pubblicati sulla rivista Nature, hanno mostrato che la plastica può danneggiare la pianta e il raccolto.

Secondo lo studio, le microparticelle di plastica possono accumularsi nelle piante, a seconda della carica superficiale delle particelle: le nanoplastiche caricate positivamente si depositano al di sopra delle radici, contribuendo ad un maggiore accumulo di composti attivi di ossigeno che bloccano il flusso di acqua con sostanze nutritive, inibendo in questo modo la crescita delle piante.

L'accumulo di nanoplastiche da parte delle piante può avere sia conseguenze ambientali dirette che effetti deleteri per l'agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare in generale, avvertono i ricercatori.

Tags:
Inquinamento, Ambiente, Alimentazione, plastica, Scienza e Tecnica
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