03:55 29 Ottobre 2020
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Coronavirus: superati i 5 milioni casi nel mondo (21 maggio-22 giugno) (148)
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La luce del Sole e i raggi ultravioletti sarebbero un potente germicida capace di contrastare anche il coronavirus SARS-COV-2 – questi i risultati di uno studio compiuto dall’Università Statale di Milano.

Che la luce ultravioletta avesse proprietà igienizzanti era un fatto noto alla scienza già da almeno un secolo. L’utilizzo degli UVGI (Ultraviolet germicidal irradiation – radiazione ultravioletta germicida) è un metodo di sterilizzazione che utilizza la luce ultravioletta con lunghezze d’onda comprese nella banda UV-C (tra i 280 e i 00 nanometri), per interferire nell’RNA dei microrganismi impedendogli di riprodursi. E’ già utilizzata in una varietà di applicazioni – dalla disinfezione del cibo, alla pulizia degli acquari, alla purificazione dell’aria.

Apparentemente quindi nulla di nuovo. Ora però l’Università Statale di Milano, in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Inaf e quelli dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Int nonché dell’Irccs Fondazione Don Gnocchi, hanno compiuto uno studio approfondito per verificare quanto questo tipo di radiazioni riescano a contrastare anche il SARS-COV-2, noto responsabile della malattia COVID-19 che conosciamo bene.

Se è vero che le capacità germicide dei UV-C erano note in linea di principio, una misura diretta della dose necessaria per rendere innocuo specificatamente il SARS-COV-2 non era stata ancora effettuata con precisione.

“Abbiamo illuminato con luce UV soluzioni a diverse concentrazioni di virus, dopo una calibrazione molto attenta effettuata con i colleghi di INAF e INT, e abbiamo trovato che è sufficiente una dose molto piccola - 3.7 mJ/cm2 , cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglio, per inattivare e inibire la riproduzione del virus”, ha spiegato Mara Biasin, docente di Biologia applicata dell'Università Statale di Milano,

Andrea Bianco, Tecnologo INAF ha aggiunto:

"Con dosi così piccole è possibile attuare un'efficace strategia di disinfezione contro il Coronavirus. Questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli ad hoc utili a contrastare lo sviluppo della pandemia".

Tutto ciò, dato che gli ultravioletti vengono prodotti non solo artificialmente ma anche in modo del tutto naturale grazie al Sole a seconda delle stagioni e delle latitudini, è utile a capire anche cosa potremmo aspettarci nei prossimi mesi.

Il sole, sanificatore naturale

E’ realistico presupporre che nei prossimi mesi estivi in Italia il Sole potrà aiutarci a ‘sanificare’ tutti gli ambienti esterni riducendo il potenziale virale del SARS-COV-2. E questa è senz’altro una buona notizia. 

“In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus”, si legge nel sito della Statale di Milano che presenta lo studio.

Tuttavia, se nel frattempo nell’emisfero australe, dove invece alle porte si trova l’inverno e non l’estate, dovessimo osservare una recrudescenza dei contagi, potrebbe essere logico aspettarsi una ripresa della crisi nel nostro emisfero il prossimo autunno. E questa notizia ovviamente non è affatto buona.

Attenzione!

Tutto questo non significa che esporsi al Sole nelle ore più calde del giorno sia una buona idea: i raggi UV fanno il loro lavoro germicida negli ambienti esterni, ma agiscono diversamente sulla cute di chi si espone senza protezione.

I raggi ultravioletti non sono un nemico solo dei virus che utilizzano RNA per riprodursi, ma anche degli esseri umani che usano il DNA.

Ustioni, melanomi, eritemi, danni a lungo termine di vario genere, i raggi ultravioletti che ci arrivano diretti dal Sole in estate quando perpendicolari e incontrano la quantità minima di atmosfera terrestre a proteggerci, possono essere seriamente dannosi per la salute umana.

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