03:56 06 Maggio 2021
Scienza e tech
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I ricercatori prevedono che per via del riscaldamento globale già verso il 2050 scomparirà circa la metà dei ghiacciai alpini, mentre la Groenlandia si vedrà privata, almeno nelle aree costiere, della copertura nevosa. Questi fenomeni a loro volta non faranno che accelerare i cambiamenti climatici.

Ma c’è anche un lato positivo per la scienza: il ghiaccio che si ritrae rivelerà numerosi artefatti archeologici e organismi misteriosi ben conservati.

Cosa nasconde il ghiaccio

Nel 2006 in Norvegia sui monti Jotunheimen e Oppland cominciarono a sciogliersi i ghiacciai. Gli scienziati recatisi sul posto scoprirono alcune frecce di epoca vichinga, alcune con la coda ben conservata. Questo consentì di avviare un’operazione internazionale su larga scala finalizzata allo studio degli artefatti che prima erano ricoperti dal ghiaccio.

Da allora furono rinvenuti circa 2.000 oggetti, i più antichi dei quali risalivano a 6.000 anni fa. Poiché per tutto questo tempo sono stati conservati in enormi frigoriferi naturali, gli artefatti appaiono proprio come se il loro proprietario li avesse persi solo ieri. Fra i ritrovamenti più interessanti vi sono un paio di sci di 1.300 anni con i supporti in pelle ancora intatti, dei ferri di cavallo, frammenti di vestiario e calzature.

Tuttavia, questi oggetti appartengono a epoche storiche tra loro molto diverse. La maggior parte risale alla tarda antichità quando, stando alle ipotesi di alcuni esperti, in Europa si verificò una brusca glaciazione, la cosiddetta Piccola era glaciale. Altri ritrovamenti risalgono all’età dei vichinghi, ossia tra l’VIII e il X secolo. Pochi, invece, sono gli oggetti dell’Alto e Basso Medioevo.

Secondo gli scienziati norvegesi e britannici, gli scandinavi antichi cacciavano molto durante la glaciazione, altrimenti non sarebbero sopravvissuti. Il raccolto agricolo era molto probabilmente diminuito bruscamente e gli animali selvatici che popolavano i monti Jotunheimen e Oppland erano l’unica fonte di cibo.

Durante l’età vichinga si registrò un’impennata demografica e si aprirono vie commerciali attraverso i valichi montuosi. Proprio per questo motivo vi sono così tanti ritrovamenti risalenti a questo periodo.

A partire dal XI secolo la caccia fu sostituita dall’agricoltura e si abbandonarono i sentieri di montagna. Per questo, si trovano meno artefatti di quel periodo.

La moda degli antichi

Nel 2011 il ritiro del ghiacciaio Lendbreen (Norvegia), dislocato a quota 1690-1920 sul livello del mare, ha consentito di ritrovare un artefatto unico del suo genere: una tunica di lana prodotta circa 17 secoli fa, tra il 230 e il 390. È lunga poco più di un metro e per il confezionamento si impiegarono lane di vari colori. La lana fu tagliata dalle pecore molto accuratamente e intessuta secondo un preciso modello a rombi.

A giudicare dalla forma della tunica e dall’assenza di sistemi di chiusura, veniva indossata proprio come oggi indossiamo i maglioni. Gli archeologi ipotizzano che il proprietario di questo capo di vestiario fosse alto circa 1,7 m, un’altezza importante per l’epoca. Molto probabilmente a questa persona dovette essere capitato qualcosa di brutto nella foresta e la tunica rimase intrappolata nel ghiacciaio.

Sulla strada dei vichinghi

Nove anni dopo gli archeologi hanno appurato che la tunica fu persa non su un silenzioso sentiero di montagna, bensì su una vivace strada frequentata da commercianti e pastori.

In tutto sul Lendbreen furono rinvenuti circa 800 artefatti tra i quali, oltre a capi di vestiario perfettamente conservati, vi erano coltelli da caccia, resti di sci e slitte, ossa e corni di animali domestici. La datazione di questi oggetti ha consentito di stabilire quando e in che modo gli antichi utilizzassero il valico montuoso che fu nascosto poi sotto il ghiacciaio.

A giudicare dalle informazioni in nostro possesso, durante l’Età del Bronzo in quei luoghi si praticava solamente la caccia, ma già verso il 300 d.C. lì era stata creata una strada che collegava gli insediamenti di alta montagna degli allevatori con i pascoli estivi. In seguito, questa strada fu impiegata dagli abitanti delle regioni norvegesi interne e dai commercianti i quali, percorrendola, riuscivano a raggiungere le aree costiere del Paese.

Le peculiarità del Lendbreen furono sfruttate dai vichinghi. Ai tempi la via principale era delimitata da terrapieni in pietra, mentre nel punto più alto vi era solitamente una baita dove i viaggiatori potevano ripararsi in caso di maltempo oppure passare la notte. Verso l’inizio del XVI secolo questo percorso venne abbandonato.

Congelati, ma non uccisi

Oltre agli incredibili artefatti archeologici, il ritiro dei ghiacciai ha permesso di rivelare anche le tracce di antichi abitanti della Terra. Non si tratta solo di mummie di animali e uomini, quali il mammut Yuka e i leoncini preistorici trovati nelle caverne della Jacuzia o ancora il cacciatore delle alpi Ötzi, ma anche di virus sconosciuti agli scienziati.

Quest’anno gli scienziati hanno trovato in un ghiacciaio tibetano 28 virus di 15.000 anni circa. E nel 2014 in Russia furono ritrovate particelle virulente giganti del Pithovirus sibericum e del Mollivirus sibericum risalenti a 30.000 anni fa. Erano talmente grandi che potevano essere osservate con un comune microscopio.

Come osservano i ricercatori, se la Terra si surriscalderà ulteriormente e ghiacciai e permafrost continueranno a sciogliersi, allora è molto probabile che questi virus riescano a infettare organismi viventi. Infatti, quando si ridiede vita in laboratorio al Pithovirus sibericum e al Mollivirus sibericum, questi erano contagiosi. In quel caso, a essere infettate furono delle amebe unicellulari e non l’uomo.

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