03:51 25 Settembre 2020
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Piove microplastica sui grandi e famosi parchi nazionali nell'Ovest degli Stati Uniti d'America. Una ricerca dell'Università dell'Utah ha fatto la sorprendete e casuale scoperta.

Ogni anno piovono mille tonnellate di plastica. Non è una immagine evocativa di un disastro futuro o annunciato, è la realtà dei parchi nazionali degli Stati Uniti d’America.

Secondo una ricerca scientifica pubblicata giovedì 11 giugno da Science, sui Parchi nazionali collocati nell’Ovest degli USA cade con la pioggia una quantità tale di microplastica il cui peso è stimato in 1.000 tonnellate annue.

“Abbiamo creato qualcosa che non andrà più via” ha detto Janice Brahney, biogeochimica dell’Università dell’Utah che ha condotto la ricerca, che ha aggiunto come questo fenomeno “circola in tutto il mondo”.

Le microplastiche che piovono nei parchi nazionali statunitensi provengono da tappeti in plastica, abiti, vernici spray.

Una buona parte di queste microplastiche provengono dalle vicine città attraversate da tempeste di vento, mentre il resto delle particelle di plastica provengono da luoghi remoti spinte dai venti.

Una scoperta casuale

La dottoressa Brahney non stava studiando le microplastiche presenti in atmosfera, piuttosto studiava come la polvere soffiata dal vento fornisce nutrienti agli ecosistemi.

Uno studio condotto in stretta collaborazione con il National Atmospher Deposition Program, la cui rete di stazioni meteorologiche si occupa ora anche di effettuare la rilevazione delle polveri presenti nei venti, attraverso l’uso dei pluviometri che raccolgono l’acqua piovana durante i temporali.

Scioccata dalla scoperta

Analizzando al microscopio i campioni di acqua raccolti da 11 stazioni meteorologiche remote collocate nel parco nazionale del Grand Canyon, nel Joshua Tree National Park e in altri parchi, la dottoressa Brahney ha scoperto con meraviglia e stupore i frammenti di plastica colorata durante le osservazioni.

Da qui l’idea di approfondire la ricerca su questo aspetto così allarmante e di provare a stimare la caduta di microplastiche sui parchi nazionali.

La plastica non è certo un nutriente per gli ecosistemi, ma la dottoressa ha impiegato un anno del suo tempo libero per condurre in parallelo questa ricerca, contando ben 15mila piccoli frammenti di plastica spesso grandi quanto un terzo di un capello umano.

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Cambiamenti climatici, plastica
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