09:10 29 Ottobre 2020
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Secondo Shi Zhengli, virologo e ricercatore dell’Istituto di Virologia di Wuhan, i virus noti all’uomo sono solamente la punta dell’iceberg ed è necessario continuare a studiarli per prevenire eventuali focolai di infezioni.

Dall’inizio dello scoppio della pandemia del coronavirus, scoperto nella città cinese di Wuhan, nei media sono apparse diverse ipotesi secondo cui il virus potrebbe essere fuoriuscito da un laboratorio. Tale versione in seguito ha trovato sostegno da alcuni politici.

A gennaio l’Istituto ha rilasciato una lettera aperta in cui ha respinto le accuse ed ha affermato che la coscienza degli impiegati del laboratorio è “assolutamente pulita”.

“Se vogliamo proteggere l'umanità dallo scoppio di una nuova malattia infettiva, dobbiamo accingerci a studiare questi virus sconosciuti, i portatori dei quali sono gli animali selvatici. Inoltre, dobbiamo avere in riserva alcuni farmaci e reagenti di rilevazione per la prevenzione e il controllo in futuro”, ha dichiarato Shi Zhengli alla rete televisiva cinese CGTN.

La scienziata ha aggiunto che continuerà a svolgere il suo lavoro sullo studio di agenti patogeni sconosciuti, poiché sul pianeta ci sono molte specie di pipistrelli e altri animali che possono potenzialmente essere veicoli di molte infezioni.

"I virus che abbiamo scoperto sono davvero solo la punta dell'iceberg (...) Se non li studiamo, probabilmente ci sarà un altro scoppio (di un virus) e non li avremo conosciuti. Il lavoro, del quale ci occupiamo attualmente, è trovare i virus prima che ci trovino loro", ha aggiunto il virologo.

La pandemia ha avuto origine nella Cina, dove il 17 novembre, un abitante della provincia di Hubei ha contratto il COVID-19, inizialmente non riconosciuto come il nuovo coronavirus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata informata a riguardo il 31 dicembre del 2019. L’11 marzo l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia in relazione alla diffusione del coronavirus COVID-19.

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