00:54 28 Maggio 2020
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Studi genetici sui resti di cacciatori e raccoglitori preistorici nell'area del lago Baikal hanno rivelato i loro legami con i primi nativi del continente americano.

L’uomo viveva sulle rive del lago Baikal già dal Paleolitico superiore (fra i 40 000 e i 10 000 anni fa, prima dell'avvento dell'agricoltura) lasciando preziose testimonianze archeologiche. A partire da queste, e soprattutto da antichi resti umani trovati nell’area, gli scienziati tedeschi del dipartimento di archeogenetica dell'Istituto Max Planck per lo studio della storia umana sono riusciti a determinare che gli antenati più diretti dei primi nativi americani provenivano da questa zona.

Nello studio pubblicato sulla rivista Cell, viene spiegato come, sequenziando 19 genomi umani di resti rinvenuti nella regione del lago Baikal, sia stato rilevato un legame diretto con i primi nativi americani non artici. Lo studio dimostra anche come all’inizio del Neolitico e nell’Età del Bronzo (tra l’ottavo e il sesto millennio a.C.), questi popoli della regione siberiana siano andati mescolandosi con le popolazioni delle steppe euroasiatiche occidentali da una parte e dell’Asia orientale dall’altra.

Analizzando i frammenti di un dente che fu trovato nel 1962 durante gli scavi nel sito di Ust-Kyakhta-3 (Repubblica di Buriazia), e utilizzando i più avanzati metodi di biologia molecolare oggi disponibili, gli scienziati sono riusciti a ricostruire il genoma di un uomo vissuto 14 mila anni fa. L’analisi ha dimostrato quanto questo genoma fosse simile a quello dei primi nativi rinvenuti in America. E’ questo il più antico portare dei geni dei nativi americani finora conosciuto e quindi il parente più stretto di questi.

"Questo studio mostra la connessione profonda tra il Paleolitico superiore siberiano e i primi americani", ha detto il primo autore dello studio, He Yu, in un comunicato stampa del Max Planck Institute.

I risultati dello studio indicano anche che gli individui dell'età del bronzo avevano legami attivi con altri popoli dell'Eurasia. Ciò è dimostrato da numerosi inserti nel genoma del reperto di Ust-Kyakhta-3 che mostrano come vi fossero commistioni anche con geni di chiara origine asiatica orientale e al tempo stesso delle steppe dell’Europa orientale. Questo aspetto farebbe pensare al fatto che a quei tempi fossero relativamente comuni i grandi spostamenti delle comunità umane persino su grandi distanze e per l’intero continente euroasiatico.

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