09:54 21 Ottobre 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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Il numero di suicidi in Giappone ad aprile è diminuito di quasi il 20%. Nel contesto della pandemia di coronavirus, delle restrizioni sociali e della crisi economica, il dato sembrerebbe controintuitivo. Yasuyuki Shimizu, capo di un’organizzazione no profit per la prevenzione dei suicidi, ha spiegato ai media russi i motivi del fenomeno.

Yasuyuki Shimizu, responsabile di Lifelink, un'organizzazione no profit del Centro per l’Assistenza e la Prevenzione dei Suicidi in Giappone, ha spiegato ai media russi quali sono state le ragioni della drastica e positiva riduzione dei casi di suicidio, nel quadro della pandemia di coronavirus, che anche in Giappone ha duramente colpito l’economia e cambiato radicalmente il modo di vivere.

"Ci sono diverse ragioni per cui il numero di suicidi si è ridotto proprio all'inizio della crisi. Abbiamo già visto qualcosa di simile dopo il grande terremoto del Giappone orientale (2011, quando lo tsunami causò circa 20 mila vittime e l'incidente di Fukushima-1). In primo luogo, quando sorge una vera minaccia per la vita, il desiderio di autoconservazione torna ad avere effetto. Le forze degli individui, anche di coloro i quali stavano pensando al suicidio, tendono a riportare all’istinto di conservazione", sostiene Shimizu.

Un altro movente importante è il sentimento di solidarietà che si manifesta spontaneo nelle società proprio nei periodi di crisi e momenti più difficili. Infine, come terza ragione, Shimizu individua la riduzione di divario nelle situazioni individuali tra le persone - le cause di preoccupazione che la società vive diventano approssimativamente le stesse per tutti.

Allo stesso tempo, Yasuyuki Shimizu considera premature le conclusioni di alcuni media secondo i quali la forte riduzione dei suicidi sarebbe associata all'autoisolamento, cioè all'assenza di un fattore traumatico e di stress sociale.

"Al fine di trarre tali conclusioni, sarebbe necessario disporre di dati più analitici sui suicidi per gruppi sociali. Servono dati separati per studenti, lavoratori e disoccupati. Non escludo che la ragione possa risiedere anche in questo fattore ma, di norma, la percentuale di suicidi maggiore ricade sui disoccupati, quindi io ritengo che una spiegazione del genere sia del tutto improbabile”, ha detto Shimizu.

E’ una tendenza che si consoliderà?

Per quanto riguarda la dinamica dei suicidi nel prossimo futuro, il responsabile di Lifelink è tutt'altro che ottimista. Secondo questi nel lungo periodo le persone potrebbero sentirsi psicologicamente incapaci di far fronte alle circostanze, soprattutto perdita di posti di lavoro e mancanza di denaro per vivere. L'esperto considera questa tendenza globale, caratteristica non solo per il Giappone, ma valida anche per gli altri paesi. Egli ritiene quindi che sia necessario agire in anticipo al fine di prevenire.

"Bisognerebbe sostenere le aziende che, nonostante la crisi, non licenziano i dipendenti. Sarebbe anche necessario espandere l'assistenza economica per le persone colpite dalla crisi, sostenere coloro che non possono migliorare la propria vita, rafforzare il sistema di consultazioni nei social network e per telefono", ha detto Shimizu.

Secondo la direzione principale della polizia giapponese, ad aprile il numero dei suicidi è stato di 1.455, ovvero il 19,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando 1.814 persone si sono tolte la vita.

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