23:00 02 Giugno 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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Secondo un noto accademico russo, il coronavirus muta in continuazione ed esistono molti ceppi distinti di SARS-CoV-2 ma sarebbe prematuro valutare quanto siano importanti le differenze tra i vari ceppi. In ogni caso le mutazioni non dovrebbero essere sufficientemente rapide e significative da rendere inutile la ricerca di un vaccino.

E’ prematuro parlare delle grandi differenze tra i vari ceppi di coronavirus ma possiamo escludere che il vaccino attualmente in fase di sviluppo perderà la sua rilevanza o diverrà obsoleto per via delle continue mutazioni, ha affermato il direttore dell'Istituto di parassitologia medica delle malattie tropicali e trasmissibili dell’Università Marcinov Sechenov di Mosca, Alexander Lukashev.

In precedenza, la professoressa della School of Systemic Biology dell'Università di George Mason (USA), e direttrice del Centro per gli Studi delle Malattie Metaboliche, Ancha Baranova, aveva sostenuto che il ceppo ‘iraniano-europeo’ di coronavirus arrivato in Russia, differisse in maniera sensibile rispetto ai ceppi diffusi in altre parti del mondo avendo caratteristiche di più rapida diffusione ma maggiore probabilità di decorso asintomatico.

"Oggi, la qualità delle statistiche nei paesi è così diversa che è prematuro trarre conclusioni sulle differenze nei ceppi. Il virus muta, ha segnato molte mutazioni, ma determinare il ruolo di queste mutazioni è ancora difficile", ha detto Lukashev ai media russi.

Ha spiegato che il virus mutua in continuazione, la maggior di queste mutazioni tuttavia non sono molto rilevanti perché non cambiano in maniera sostanziale le proprietà del virus.

"Per capire in che modo le mutazioni abbiano e continuino ad influenzare il virus, ci vorranno anni ed è prematuro trarre ora delle conclusioni. Sebbene esistano lavori che riportino proprietà presumibilmente sostanzialmente differenti assunte dal medesimo virus in differenti paesi, le basi di prova sono ancora insufficienti”, ha sostenuto Lukashev, in parte in contrapposizione con le tesi della collega Baranova.

Lukashev ha inoltre osservato come le mutazioni, quali che siano, non dovrebbero essere in grado di influenzare il vaccino dato che il virus muta certamente, ma non alla velocità tale da poter rendere già obsoleto il vaccino quando sarà pronto.

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