23:54 02 Giugno 2020
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Il vulcanologo russo Ivan Kulakov, ha spiegato ai media russi cosa siano i supervulcani, che probabilità esistano di eruzioni ‘globali’, quanto potrebbero essere pericolose per l’intero genere umano e ha ricordato il ruolo dei vulcani nella Storia descrivendoli come dei grandi cattivi ai quali però dobbiamo molto.

La scorsa settimana si è conclusa la più grande conferenza di geofisici in Europa. Il vulcanologo russo Ivan Kulakov, vicedirettore dell'Istituto A. Trofimuka di geologia e geofisica del petrolio e membro dell’Accademia delle Scienze russa, vi ha partecipato aggiornando di conseguenza i media russi sui progressi delle scienze nel suo campo.

E’ la più grande conferenza europea delle Scienze della Terra, ha spiegato il noto vulcanologo, negli ultimi anni ha riunito fino a 20mila scienziati da tutto il mondo, questa volta, sfortunatamente, si è dovuta tenere online per via dell’emergenza coronavirus e quindi senza una comunicazione adeguata, ha lamentato Kulakov, il quale tuttavia tiene a sottolineare come la scienza non si stia fermando neppure in questi difficili tempi di pandemia.

Abbiamo qualcosa da temere?

Alla domanda più diretta, posta dalla giornalista Elena Kudriavzeva per il giornale Kommersant, Kulakov ha risposto che sì, in realtà i rischi esistono.

“Dal punto di vista dell'attività vulcanica, viviamo in un tempo sorprendentemente calmo. Di solito le eruzioni globali si verificano una o due volte al secolo, ma nei secoli XX e XXI non ce ne sono state”, ha spiegato il professore, sottolineando come le grandi eruzioni di fatto non siano altro che fenomeni dalla ricorrenza statistica e sia ragionevole doversene prima o poi aspettare una.

Kulakov spiega che per grandi eruzioni non si intendono certo le eruzioni alla Eyjafjallajökull, il famoso vulcano islandese dal nome impronunciabile e che Il 20 marzo 2010, si risvegliò dopo 187 anni causato l'evacuazione di circa 600 persone e mandando in tilt il trasporto aereo di mezza Europa per via della nube di ceneri che scagliò in atmosfera. Quello era uno scherzo, spiega Kulakov, in confronto a ciò che si intende per una eruzione globale, ancora meno per ciò che i vulcanologi intendono per super-eruzione.

Eurzioni globali

Etna, Eyjafjallajökull o il vulcano Taal nelle Filippine, non sono altro che fenomeni di routine rispetto alle eruzioni globali. Per fare una proporzione, spiega Kulakov, il volume dell'eruzione in Islanda, che pure nel 2010 bloccò mezza Europa, fu di un equivalente di 0,1 chilometri cubi di roccia. Dal punto di vista locale, sembrò molto, ma se lo confrontiamo all’eruzione del Krakatau nel 1883, è niente. Allora quel vulcano emise in atmosfera circa 25 chilometri cubi di rocce. L’eruzione del 1815, quando esplose il vulcano Tambora, anch’esso in Indonesia, i chilometri cubi di rocce emessi furono addirittura 150. Ben mille volte in più dell’Eyjafjallajökull. Ecco cosa si intende per ‘eruzione globale’.

Si tratta in pratica di eruzioni le cui conseguenze vengono avvertite su tutto il pianeta con abbassamenti delle temperature, mancate estati, cieli oscurati.

L’ultima di queste eruzioni globali avvenne appunto nel 1883 con il Krakatau, il resto non ha mai più raggiunto tale livello. Nel 1912 il vulcano Novarupta-Kathmay scoppiò in Alaska, nel 1956 il vulcano Bezymyannyi si svegliò inaspettatamente in Kamchatka, nel 1991 il vulcano Pinatubo nelle Filippine. Furono tutte potenti eruzioni, ma sempre a livello regionale.

Alla domanda - Questo significa che dovremmo aspettarci un'eruzione globale prima o poi? La risosta dell’esperto russo è stata lapalissiana:

“Sì. Il fatto che non vi sia stata un'eruzione maggiore da oltre cento anni, aumenta sempre di più i rischi che se ne possano verificare nel prossimo futuro - siamo stati solo fortunati a non avere avuto eruzioni così grandi da molto tempo”.

Super vulcani e super eruzioni

Eppure, spiega Kulakov nella sua lunga intervista, persino le eruzioni globali, documentate dall'uomo, sono inezie in confronto a ciò che il nostro pianeta ha vissuto nella preistoria. Negli ultimi milioni di anni, sono state conosciute tre cosiddette super eruzioni. Le super eruzioni sono eruzioni in cui il volume delle emissioni supera i 1000 chilometri cubi di roccia. L'ultima volta accadde 26 mila anni fa in Nuova Zelanda.

La super-eruzione più significativa fu l'eruzione del vulcano Toba 74 mila anni fa in Indonesia sull'isola di Sumatra, il volume stimato fu di 2800 chilometri cubi.

Ciò portò a quello che gli scienziati chiamano ‘inverno vulcanico’ e causò il collasso climatico planetario - la temperatura su tutto il pianeta diminuì in media di 12 gradi. A quel tempo, erano già comparsi gli uomini che prima dell'eruzione vivevano in condizioni climatiche abbastanza confortevoli.

“Secondo un'ipotesi, dopo quell’evento non sopravvissero che più di 10 mila dei nostri lontani antenati sull’intero pianeta, quelli più intelligenti e in grado di adattarsi alle nuove condizioni. Proprio questa selezione potrebbe essere stato l’impulso naturale all’Homo Sapiens”, ha detto Kulakov.
Il supervulcano di Yellostone e i Campi Flegrei

Esistono ancora i supevulcani sulla Terra? Esistono sì, spiega Kulakov, il supervulcano Yellowstone è composto da una serie di caldere incorporate ognuna delle quali è la traccia di eruzioni catastrofiche avvenute nel lontano passato con una frequenza tra i 500 e 700mila anni. La cosa ‘interessante’, fa notare il professore, è che l’ultima super eruzione avvenne circa 640 mila anni fa e dal 2005 si è iniziata a notare una preoccupante deformazione della superficie – il suolo si è alzato di 12 centimetri accompagnato da terremoti rilevabili.

“Ciò significa che il pericolo di una nuova eruzione è abbastanza grande. Non è un dato di fatto che vi sarà e avrà necessariamente una super-scala, ma un tale scenario non può essere escluso”

Il vulcanologo è passato poi a spiegare che un pericolo simile (anche se meno probabile) esiste anche in Europa associato ai Campi Flegrei, la vasta area vulcanica situata a ovest di Napoli, sulle rive del Golfo di Pozzuoli. Guardando la mappa si potrà notare come l’intera area sia ricoperta da delle sorti di crateri e ricordino una superficie lunare. Ognuno di quei crateri è la traccia di una potente eruzione avvenuta in passato. Alcuni ricercatori ipotizzano addirittura che l'estinzione dei Neanderthal possa essere dovuta proprio all'ultima grande eruzione di questo vulcano avvenuto 36 mila anni fa. Oggi anche qui la terra ‘respira’ costantemente, fa notare Kulakov - nel 1984 la superficie si alzò di 1,8 metri, costringendo a ricostruire il porto.

Studio e prevenzione

In realtà, spiega Kulakov, il compito di scienziati, geofisici e vulcanologi, oltre a quello di valutare gli effetti delle eruzioni sull'atmosfera o fornire informazioni ai progettisti di aeromobili su come superare i rischi delle ceneri vulcaniche, è proprio quello di cercare di prevedere le eruzioni più pericolose. Contrariamente ai terremoti, che colpiscono senza preavvisi, il vulcani avvertono per tempo e, con i dovuti mezzi tecnici, sonde, osservazioni, rilievi, ma soprattutto con i dovuti investimenti e il personale adatto, è possibile prevedere le eruzioni più pericolose. Innalzamento del terreno, fuoriuscita di gas, microterremoti, sono tutti segnali che, se ben analizzati, possono essere di chiaro avvertimento. Per spiegare quanto in realtà convenga investire nelle scienze che studiano la Terra, Kulakov porta due esempi – il volo Amsterdam - Anchorage – Tokyo del 15 dicembre 1989 e l’eruzione del vulcano Merali in Indonesia nel 2010.

Nel primo caso accadde che un aereo di linea volò attraverso la nuvola di cenere lanciata dal vulcano Redoubt situato in Alska. Tre motori su quattro di quel Boeing 747 andarono fuori uso e il velivolo carico di passeggeri riuscì ad atterrare per puro miracolo.

“La sostituzione di un solo di quei motori è costata circa 10 volte di più dell'intero budget dell'osservatorio locale che avrebbe dovuto determinare l'attività vulcanica in questa zona dell'Alaska”, ha spiegato Kulakov nell’intervista, lasciando bene intendere come investire di più in scienza e prevenzione avrebbe facile ritorno.

Il secondo caso, quello del vulcano Merali in Indonesia parla da sé. Nel 2010 l'evacuazione tempestiva degli abitanti intorno a qual vulcano, realizzata grazie al pronto avvertimento degli scienziati, salvò almeno un centinaio di migliaia di vite umane. In seguito quei vulcanologi divennero gli eroi locali e per lungo tempo gli abitanti andarono in giro indossando i loro nomi sulle magliette, come fossero campioni di calcio.

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