10:10 29 Maggio 2020
Scienza e tech
URL abbreviato
0 06
Seguici su

In un post sulla propria pagina Facebook, il professor Pier Luigi Lopalco ha fatto il punto sulla valenza dei test sierologici per il Covid-19.

Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all'Università di Pisa e responsabile del coordinamento regionale emergenze epidemiologiche dell'Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale della Regione Puglia, ha analizzato con un post il fenomeno del boom delle richieste sui test sierologici:

"C'è stato il momento della richiesta popolare dei tamponi a tappeto - ha esordito Lopalco - Ora è il momento della sierologia. La spinta popolare a fare il test sierologico è forte e, ovviamente, i furbacchioni hanno fiutato odore di business a lunga distanza".

Pur mettendo in evidenza l'importanza dei test sierologici "come screening di popolazione per evidenziare la circolazione inapparente del virus", Lopalco ha voluto sottolineare la valenza del test per il cittadino comune, smentendo la credenza comune che una positività agli anticorpi corrisponde ad una impossibilità di aver contagiato le persone a noi vicine:

"Gli anticorpi inziano ad essere identificabili a partire dalla fine della seconda settimana dopo l'inizio dei sintomi, quindi più o meno fine della terza settimana da quando abbiamo contratto l'infezione. Questo significa che se io risulto oggi positivo agli anticorpi, comunque per due-tre settimane ho potuto contagiare allegramente chi mi stava vicino. Non serve dunque a identificare i portatori. Per quello serve il tampone".

Positivo al test sierologico non vuol dire star tranquillo

Inoltre, ha chiarito il professor Lopalco, è assolutamente possibile essere positivo contemporaneamente e al test sierologico e al tampone, risultando contagioso per le persone che ci circondano:

"Se comunque risulto positivo, posso stare tranquillo? Purtroppo no. Esiste una finestra temporale in cui sono presenti gli anticorpi, ma comunque anche il tampone è positivo: cioè ho le IgG ma ho anche il virus in gola. Morale della favola, se sono positivo al test sierologico, devo comunque mettermi in isolamento e fare il tampone", continua Lopalco.

Infine, l'esperto ha ricordato che neanche la negatività al tampone in presenza di una positività alle IgG corrisponde necessariamente ad un'immunità, in quanto in tal caso a contare è il livello delle stesse IgG.

"Ma se il tampone è negativo e le IgG sono positive, sono immune? Ancora una volta la risposta è: forse. Un livello alto di IgG (bisogna quindi fare un test che ne misuri il titolo) potrebbe correlare con la presenza di anticorpi neutralizzanti (protettivi), ma non è sicuro sia così e, certamente, dipende anche dalla qualità del test che viene fatto. Purtroppo, per verificare la presenza di anticorpi davvero protettivi bisogna fare un test assai complesso che richiede la verifica della neutralizzazione del virus su una coltura cellulare. E' evidente che un test del genere sono in pochissimi laboratori a poterlo fare.
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook