10:24 21 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Nella grotta bulgara di Bacho Kiro, gli archeologi hanno scoperto i resti più antichi di Homo Sapiens nel continente europeo. Le moderne tecnologie hanno permesso di datare i resti e scoprire che la nostra specie era presente in Europa 2mila anni prima di quanto si credesse, cosa che sposta il periodo di convivenza con i Neanderthal a 5mila anni.

I risultati di questa scoperta pubblicati su Nature Ecology & Evolution e Nature, si devono a un gruppo internazionale coordinato dall'Istituto tedesco Max Planck per l'antropologia evolutiva e del quale fa parte anche l'Italia con l'Università di Bologna. Si tratta di informazioni molto importanti. Ora infatti sappiamo che i primi rappresentanti della nostra specie erano presenti in Europa già 45mila anni fa, cioè 2mila anni prima di quanto si pensasse.

Questo significa, dato che l’Uomo di Neanderthal si estinse circa 40mila anni fa, che la nostra convivenza con questa diversa specie umana durò almeno 5mila anni.

Arrivare a questa nuova importante nozione non è stato facile. Tutto iniziò addirittura negli anni ’70, quando vennero rinvenuti fossili paleolitici nella grotta di Bacho Kiro in Bulgaria, in seguito tuttavia i fossili andarono persi. Solo nel 2015 ripresero ripetuti scavi nello stesso sito fino a che non vennero riportati alla luce nuovi resti. Molti piccoli frammenti vennero rinvenuti ma insufficienti per determinare la specie esatta cui appartenessero, fino a che non venne trovato un molare che sarebbe potuto appartenere all’Homo Sapiens.

Utilizzando i mezzi più moderni, quali la spettrometria di massa, gli scienziati sono riusciti ad analizzare le sequenze proteiche dei resti e hanno finalmente potuto determinare che appartengono senz’altro alla nostra specie.

"La maggior parte delle ossa del pleistocene sono così frammentate che è impossibile determinare a quali specie appartengano", ha detto uno degli autori dello studio, Frido Welker, citato in un comunicato del Max Planck Institute pubblicato su Evolutionary Anthropology. "Tuttavia, le proteine ​​differiscono leggermente nella sequenza degli aminoacidi da specie a specie, per cui, utilizzando la spettrometria di massa proteica, siamo riusciti a identificare rapidamente questi campioni di ossa".

Utilizzando poi una combinazione di metodi di datazione al radiocarbonio e sequenziamento del DNA mitocondriale, i ricercatori hanno stabilito l'età dei resti - da 45.820 a 43.650 anni. Si tratta dei primi uomini del Paleolitico superiore scoperti fino ad oggi in Europa.

La cosa interessante è che gli scavi hanno portato alla luce anche una grande quantità di manufatti ossei, tra cui pendenti fabbricati con denti di orso delle caverne che ricordano quelli successivamente prodotti dagli ultimi Neanderthal. Anche le datazioni di alcuni manufatti appartenuti al Neanderthal, che era arrivato ben prima di noi in Europa ma che per lungo tempo non aveva mostrato grandi spinte innovative, dimostrano che questi iniziò a migliorare i propri utensili dopo l’arrivo dell’Homo Sapiens. Gli scienziati da questo deducono che nella prima fase di convivenza l’Uomo di Neanderthal acquisì conoscenze dall’Homo Sapiens e ne imitò alcuni usi e tecniche. Convivenza che fu ben più lunga di quanto si pensasse in precedenza per altro.

"Qualunque fosse il livello cognitivo degli ultimi Neanderthal, i reperti trovati nella grotta di Bacho Kiro confermano l'opinione che le specifiche innovazioni comportamentali osservate nelle popolazioni in declino dei Neanderthal fossero il risultato di contatti con l'Homo sapiens", scrivono gli autori dell'articolo.
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