23:52 02 Giugno 2020
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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
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I ricercatori statunitensi della Northwestern University (Illinois) hanno scoperto una correlazione significativa tra l'alta letalità del coronavirus e la carenza di vitamina D.

I risultati dell'analisi basata sulle statistiche degli ospedali di diversi continenti ha mostrato che i pazienti dei Paesi più colpiti dal Covid-19, come Italia, Spagna e Regno Unito, hanno livelli più bassi di vitamina D rispetto ai pazienti di altri Stati.

Gli autori del nuovo studio scientifico sono certi che la differenza nei tassi di letalità non si spieghi dalla qualità del sistema sanitario, dalle fasce d'età della popolazione o dal numero dei tamponi.

Secondo il capo dell'equipe, il professore di ingegneria biomedica Vadim Backman, l'Italia settentrionale è tra i leader per qualità del servizio sanitario, ciononostante ci sono stati più decessi per coronavirus che in altre regioni o Paesi. Inoltre i tassi di letalità variano all'interno della stessa fascia d'età. L'analisi ha inoltre mostrato che le differenze persistono anche quando si confrontano i Paesi con all'incirca lo stesso numero di test effettuati.

Allo stesso tempo la correlazione della letalità per Covid-19 con la carenza di vitamina D rimane significativa quando si confrontano pazienti raggruppati per secondo vari criteri. I ricercatori ipotizzano che il processo infiammatorio acceleri per la "tempesta di citochine", una reazione eccessiva del sistema immunitario a un irritante. Può distruggere i polmoni, oltre a provocare la sindrome respiratoria acuta e la morte.

"Proprio una risposta immunitaria disordinata, piuttosto che un danno ai polmoni da parte del virus stesso che probabilmente causa la morte nei pazienti con coronavirus nella maggior parte dei casi", ha osservato il portale Medical Xpress riferendosi alle parole dello scienziato.

I ricercatori osservano che la vitamina D non solo rafforza il sistema immunitario, ma lo controlla anche, impedendogli di diventare iperattivo e pericoloso per l'organismo.

"La nostra analisi mostra che il controllo dei livelli di vitamina D nei pazienti ridurrebbe la mortalità del coronavirus di circa la metà. Questa misura non è adatta per la prevenzione dell'infezione, ma potrebbe essere utile quando è necessario ridurre il rischio di complicazioni e scongiurare il decesso in persone già infette" scrivono gli autori dello studio.

Gli autori del lavoro hanno anche avvertito che un sovradosaggio di vitamina D comporta effetti collaterali. Gli scienziati non hanno ancora determinato la dose ottimale di vitamina D per contrastare efficacemente il Covid-19 per l'insufficienza di dati.

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Coronavirus: superati i 4 milioni casi nel mondo (10-20 maggio) (103)
Tags:
Scienza e Tecnica, Medicina, Coronavirus
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