08:34 27 Maggio 2020
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Secondo alcuni astronomi sarebbe del tutto inopportuno escludere dalla ricerca di vita aliena tutti quegli esopianeti in cui è un’atmosfera di idrogeno a prevalere, piuttosto che ossigeno. Un accurato studio scientifico appena pubblicato spiega il perché.

Secondo lo studio pubblicato su Nature Astronomy, escludere a priori dalla ricerca di forme di vita aliena quella gran quantità di pianeti che hanno un’atmosfera composta da idrogeno sarebbe un errore.

Al contrario, se la "caccia" è ai pianeti potenzialmente capaci di ospitare forme di vita, pur se diverse da come siamo abituati ad intenderla noi, sarebbero proprio quei pianeti a dover essere coinvolti nella ricerca. I motivi sono presto detti.

Maggiore quantità di pianeti individuabili

La prima motivazione riguarda la quantità di pianeti rintracciabili con atmosfera di idrogeno. Gli esopianeti vengono individuati al passaggio di fronte alla propria stella. Quando si verifica un tale transito, la luce della stella passa attraverso l’atmosfera del pianeta per raggiungere i nostri osservatori. Parte di quella luce viene assorbita dall’atmosfera durante il passaggio, ed è lì che i nostri spettrometri riescono a capire la composizione dell’atmosfera del pianeta, da come la luce si suddivide in base alla lunghezza d’onda. Basta osservare quale luce manca a causa del transito per capire da quali gas è composta l’atmosfera.

Ora, essendo l’idrogeno ben più leggero dell’ossigeno, tende a fuggire nello spazio. Affinché un pianeta roccioso abbia una forza di gravità abbastanza forte da trattenere un’atmosfera di idrogeno deve necessariamente essere molto grande. Minimo il doppio della Terra, fino ad addirittura dieci volte.

Una super-Terra quindi. Inoltre la densità di un'atmosfera dominata dall'idrogeno dirada in densità circa 14 volte meno rapidamente che un’atmosfera dominata dall’azoto come la nostra.

Questo rende l’involucro esterno di atmosfera del pianeta ben 14 volte più ampio rispetto a quello terrestre. Tutto questo – maggiori dimensioni del pianeta, unito a maggiore spessore dell’atmosfera – rende questo tipo di esopianeti molto più facilmente individuabili dai nostri spettrometri e quindi forniscono molti più pianeti disponibili per la ricerca.

Possibile presenza di acqua

L'idrogeno molecolare in concentrazione sufficiente può agire da gas serra. Ciò potrebbe mantenere la superficie di un pianeta abbastanza calda per l'acqua liquida, e quindi la vita superficiale, anche ruotando su orbite ben più lontane dalla propria stella di quanto non sarebbe altrimenti.

Che forme di vita cercare?

Gli stessi autori dello studio ammettono che i processi metabolici che usano l'idrogeno sono meno efficienti di quelli che usano l'ossigeno.

Quindi, a meno di clamorose sorprese, le forme di vita che le sonde del futuro dovranno cercare non saranno quelle dei grandi mammiferi o umanoidi. Sappiamo tuttavia per certo, che persino sulla Terra, pur avendo un’atmosfera tanto più adatta alla vita, alcuni batteri e microbi preferiscano metabolizzare l’idrogeno, piuttosto che l’ossigeno.

E’ il caso per esempio dell’Escherichia coli, miliardi di batteri che vivono nell’intestino, una notevole varietà di lieviti, molti microbi all'interno della crosta terrestre e c’è persino un organismo multicellulare complesso, simile ad una piccola medusa, che è un parassita del salmone (Henneguya Salminicola) e che vive respirando solo idrogeno.

E’ il concetto chiamato di "respirazione anaerobica", già noto alla scienza da lunga data.

Gas biomarcatori

Gli scienziati non si aspettano quindi di trovare grandi specie animali. Il motivo per cui ritengono di dover comprendere nella ricerca i pianeti con atmosfera all’idrogeno è però estremamente pragmatico.

Le probabilità di trovare risposte alla domanda se la vita si formi spontaneamente anche su altri pianeti sono estremamente più alte se si prendono in considerazione anche i pianeti giganti.

Esiste infatti anche una ulteriore questione da considerare – i gas biomarcatori (biosignature gas).

I microrganismi che metabolizzano idrogeno producono a loro volta dei gas. Dimetilsilfide, carbonilsolfuro e isoprene potrebbero essere rilevabili dagli spettrometri e indicherebbero necessariamente la presenza di attività organica. Quindi gli scienziati potrebbero arrivare a scoprire vita extraterrestre anche senza missioni interstellari, semplicemente seduti dal divano di casa. Per meglio dire, di laboratorio.

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