00:00 03 Giugno 2020
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Negli anni ’60 gli archeologi hanno rinvenuto in Romania, Moldavia e Ucraina enormi insediamenti costruiti dai membri della cultura di Trypillian 6.000 anni fa.

Il territorio si estende su centinaia di ettari e vede la presenza di decine di migliaia di abitazioni. Probabilmente si tratta dei discendenti diretti delle civiltà mesopotamiche. Sputnik vi racconta delle prime città dell’umanità.

I frutti del lavoro collettivo

A cavallo tra l’età della Pietra e quella del Bronzo le fertili terre tra il Dnepr e il Bug Meridionale furono abitate per più di 3.000 anni da agricoltori e allevatori che lasciarono in questi luoghi numerosi artefatti quali abitazioni, tumuli funerari, utensili, attrezzi. Gli archeologi raggruppano queste civiltà nella cultura di Cucuteni-Trypillian.

In epoca sovietica i ricercatori mediante aerofotogrammetria rilevarono tracce di grandi siti simili a insediamenti. Gli scavi confermarono l’ipotesi.

Il sito maggiore è Nebelivka, costituito da 3.000 abitazioni in legno disposte su una superficie di 320 ettari. Di dimensioni simili sono anche Maidanets'ke e Tal'janky. Gli esperti li definiscono mega-siti. In Romania, Moldavia e Ucraina ce ne sono una ventina.
Insediamento Nebelivka

I mega-siti presentano una struttura circolare: un vasto spazio vuoto circondato da due file di edifici separati da un’area cuscinetto. Le abitazioni erano disposte anche nelle aree più periferiche. Alla metà degli anni 2000 grazie a tecniche innovativi furono identificate precise linee di demarcazione esterne in alcuni insediamenti. Ad esempio, a Nebelivka i fossati erano lunghi 6 km.

In questo insediamento nel 2012 si fece una scoperta sensazionale: fu rinvenuta un’abitazione a 2 piani 20x40m con un’ampia corte. La guglia posta sopra l’ingresso era decorata da corna a mezzaluna rivolte verso l’alto: questo è un simbolo che si incontra sempre negli artefatti della cultura di Trypillian. In tutta Europa a quell’epoca non esistevano edifici più grandiosi di questi. L’orientamento rispetto al Sole, le dimensioni, i grandi altari al piano terra, le teglie per la cottura del pane, i cocci di vasi e i resti di ossa di animali fanno pensare che l’edificio fosse probabilmente un tempio dove si celebravano rituali e si effettuavano sacrifici. La maggior parte degli edifici, tempio incluso, sono stati trovati bruciati. Questo è uno dei misteri della cultura di Trypillian. Scienziati britannici e ucraini hanno dimostrato che gli incendi alle abitazioni sarebbero stati appiccati di proposito.

Unione di pari

Nebelivka è l’insediamento di maggiori dimensioni dell’età del Bronzo in Europa e probabilmente nel mondo. Le sue funzioni e il suo significato non sono ancora del tutto chiari. Ricercatori dell’Università di Durham parlano di un paradosso. Da un lato, le dimensioni, il gran numero di edifici, le tracce evidenti di una pianificazione testimoniano la natura stabile di questi insediamenti. Non a caso vengono considerati protocittà.

Dall’altro, non vi sono segni di una burocrazia gestionale e di disuguaglianze sociali, caratteristiche tipiche di una città. Le abitazioni sono tutte uguali, nulla lascia intendere una suddivisione tra poveri e ricchi. Sorprende che attorno al mega-sito l’ambiente non sia stato sottoposto a trasformazioni, naturale conseguenza per la costruzione di una grande e stabile città.

I ricercatori hanno concluso che Nebelivka fosse una città attiva d’estate come luogo per le adunanze liturgiche. Vi si recavano intere famiglie provenienti da piccoli insediamenti disposti nel raggio di 100 km. Portavano i propri oggetti, le stoviglie, il cibo, gli animali domestici e celebravano rituali collettivi. Preventivamente costruivano edifici per le adunanze e templi, attrezzavano la piazza per le celebrazioni, disponevano il fossato di sbarramento. Per la loro permanenza costruivano le case, ma poi uno o due utilizzi appiccavano il fuoco. Con l’arrivo del freddo a Nebelivka rimaneva solamente un piccolo gruppo di persone che mantenevano viva l’infrastruttura principale per la stagione successiva.

In un recente articolo John Chapman e i suoi colleghi sono giunti alla conclusione che i mega-siti fossero il punto di incontro di comunità eterogenee di pari che vivevano in un determinato spazio. Queste strutture permettevano loro di sentirsi parte di un’unica cultura. In tal senso questi enormi villaggi a bassa densità di popolazione possono essere considerati una alternativa alle città.

Padri fondatori e migranti

Secondo le attuali credenze, le prime città nacquero in Mesopotamia più o meno nello stesso periodo dei mega-siti in Europa orientale. Tuttavia, questi insediamenti presentavano una rigida gestione perché servivano a fare gli interessi di piccoli gruppi di persone al potere.

Dal 1976 studiosi britannici fanno ricerca sulla città di Tell Brak nella Siria nordorientale e, in particolare, sulla sua area centrale, un tempo la più densamente popolata (gli archeologi inglesi effettuarono qui i primi scavi già nel 1937). Con l’aiuto dell’aerofotogrammetria e di altre tecniche studiarono il circondario e appurarono che la struttura occupa una superficie molto più ampia vista la presenza dell’area periferica a bassa densità di popolazione.

Circa 10 anni fa scienziati di Harvard, dell’Università di Edinburgo e del McDonald Institute for Archaeological Research di Cambridge analizzarono la disposizione degli artefatti e degli edifici e giunsero alla conclusione che Tell Brak fosse cresciuta per via dei migranti che si erano insediati nelle aree periferiche. I nuovi arrivati vivevano in gruppi distinti: probabilmente al tempo non vi era alcun sistema di integrazione. Degna di nota è l’autonomia di cui godeva l’area centrale della città dove erano dislocati gli uffici dirigenziali.

La più antica città della Terra fino a poco tempo fa si riteneva fosse Uruk nell’attuale Iraq meridionale. Secondo la leggenda, fu fondata dal re sumero Gilgamesh. Tuttavia, diverse evidenze dimostrano che Tell Brak esisteva ben prima. Ma la città in assoluto più antica tra quelle ancora esistenti è Gerico sulla costa occidentale del Giordano. L’archeologa britannica Kathleen Kenyon, che negli anni ’50 effettuò nella città scavi di grande portata, riteneva che esistesse da 10.000 anni.

Gerico fu fondata da raccoglitori sedentari che vivevano in case semi-sotterranee. In seguito si venne a creare una grande comunità agricola. La popolazione circondò gli insediamenti con delle mura e venne edificata almeno una torre alta 8,5 m. Le scoperte degli ultimi anni hanno dimostrato che già allora gli abitanti di Gerico costruivano strutture condivise per la conservazione del raccolto, per le adunanze e per la celebrazione di rituali.

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