22:48 04 Agosto 2020
Scienza e tech
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Un nuovo studio interdisciplinare concentra le sue attenzioni sull’oscura tradizione dei riti sacrificali delle civiltà precolombiane e aggiunge un nuovo interessante tassello alle conoscenze in merito. Esistevano 3 differenti procedure per estrarre il cuore ancora pulsante dal torace delle vittime sacrificali – perché?

Questo nuovo studio scientifico interdisciplinare apparso sulla rivista Current Anthropology, all'apparenza potrebbe sembrare aggiunga poco a quello che già si sapeva sugli antichi riti in uso tra i popoli precolombiani dell’America centrale. In realtà, l’approfondimento della tecnica di esecuzione dei riti più macabri del tempo, aiuta a metterne in luce i significati più profondi e capire meglio quelle civiltà scomparse.

Al di là dell'idea generale di avvantaggiare la società e placare il divino, i simboli e i significati polivalenti degli antichi sacrifici religiosi possono essere interpretati correttamente solo dopo aver combinato diverse lenti disciplinari, spiegano gli autori nell’abstract della loro ricerca. Il lavoro consiste in effetti in una raccolta, analisi e confronto sistematico di tutte le testimonianze iconografiche, etniche, storiche, insieme alle nuove prove scheletriche e forensi provenienti da tutto il paesaggio mesoamericano, al fine di esaminare specificatamente i riti sacrificali mesoamericani. In particolare quelli che prevedevano l’estrazione del cuore, possibilmente ancora pulsante della vittima sacrificale.

Tecniche di estrazione del cuore

E’ risultato che esistevano esattamente tre diverse e ben codificate tecniche di estrazione del cuore:

  • Toracotomia sottodiaframmatica – il cuore veniva estratto praticando un’incisione sotto il diaframma toracico, quindi senza toccare le ossa
  • Toracotomia intercostale – Passando tra due costole sul lato sinistro del torace
  • Toracotomia bilaterale trasversale – Rompendo lo sterno e aprendo tutto il torace

Ogni metodo ricostruito fornisce nuovi spunti riguardanti tutto il contesto dei dispositivi cerimoniali e della visione che avevano i nativi americani sul corpo umano come metafora di modello cosmico. Lo smembramento e la liberazione della materia vitalizzante (vale a dire il cuore e il sangue) alimentavano, secondo le credenze, specifiche forze sacre durante il culto divino e la rievocazione mitica. Per quanto riguarda gli Aztechi, popolo particolarmente incline a tali costumi, le ricercatrici messicane Vera Tisler e Guillaume Olivier, prime autrici del lavoro, concludono che ad ogni differente ‘tecnica di estrazione’, corrispondesse anche una differente evocazione rituale.

Lo studio non chiarisce cosa esattamente significassero le tre differenti tecniche ma afferma con convinzione che ogni elemento cerimoniale, in tali importanti eventi come il sacrificio umano, avesse un significato profondo e non potesse essere lasciato al caso.

Per ogni Dio il suo rituale

Da altre fonti sappiamo per esempio che ogni sacrificio era un dono ad uno specifico Dio e che serviva a placarne le ire o ingraziarsene i favori. Ogni tipo di sacrificio seguiva un differente rituale ed è quindi facile immaginare che la tecnica di esecuzione del sacrificio facesse parte di tutto ciò e non fosse affatto lasciata al caso. Sappiamo che nella cultura Azteca, probabilmente la più attiva in fatto di sacrifici umani, esistevano diversi Dei degni di ricevere in dono vite umane – Huitzilopochtli, Dio del Sole; Tezcatlipoca, Dio della notte; Huehueteotl, Dio del fuoco; e Tlaloc, Dio della pioggia.

Il rito per ingraziarsi Huehueteotl, per esempio, il Dio del fuoco, era molto diverso da quello per Huitzilopochtli, il Dio del Sole. Nel primo si organizzava una grande festa che si concludeva con un rogo di prigionieri che, prima di morire, venivano tratti dalle fiamme e gli veniva estratto il cuore, Il secondo invece consisteva in un rituale molto solenne in cui la vittima veniva posta su di una specifica pietra sacrificale e il cuore gli veniva estratto dal sacerdote e tenuto in alto ancora pulsante in offerta al Sole. Il corpo poi veniva cremato o dato al guerriero che lo aveva catturato in battaglia. Questi aveva la facoltà di scegliere se farlo a pezzi, donarlo ad alti dignitari come offerta, oppure usarlo addirittura per rituali di cannibalismo. Dopo questo, come spiega lo studioso Christian Duverger nella sua opera, 'La flor letal: economía del sacrificio azteca', il guerriero aveva la possibilità di salire un gradino nella scala sociale.

Tutto molto macabro all’apparenza, ma non lasciato al caso o alla ferocia pura. Ogni azione rituale aveva un significato metaforico e compito degli storici è quello di ricostruire tutto ciò al fine di approfondire la conoscenza di quelle antiche culture.

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