23:31 23 Novembre 2020
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Scienziati di Singapore hanno proposto di usare lo stesso metodo di immunoterapia che viene utilizzato con successo nel trattamento dei pazienti oncologici per curare il COVID-19. Il metodo consiste nella manipolazione delle cellule immunitarie del paziente con gli antigeni chimerici. In realtà tutto molto più intuitivo di quanto possa sembrare.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Experimental Medicine ed è interessante notare come confermino la forte evoluzione che sta avendo il metodo immunoterapico nella medicina moderna.

Il metodo, già in uso per il trattamento dei malati di cancro, utilizza i cosiddetti recettori bersaglio del virus e prevede l'estrazione di alcune cellule immunitarie – i linfociti T -  con semplice prelievo del sangue, e l’impianto su di essi di uno dei due tipi di recettori necessari: recettori dell'antigene chimerico (CAR) o recettori delle cellule T (TCR). I TCR si trovano sulla superficie dei linfociti T e i CAR sono recettori artificiali delle cellule T generati in laboratorio. Questi recettori consentono ai linfociti T ingegnerizzati di riconoscere le cellule cancerose. Allo stesso modo dovrebbe funzionare con il coronavirus.

In parole più semplici

Per rendere il discorso più facilmente intuibile diciamo che la strategia consiste nel riprogrammare il sistema immunitario del paziente, in modo tale che possa riconoscere e combattere le cellule, in questo caso virali, da solo. Per fare questo si utilizzano i linfociti T, ossia un tipo di globuli bianchi specializzati nella lotta alle infezioni. Sono loro che hanno il compito di contrastare le invasioni virali quando si presentano nell’organismo. Il problema è che, in alcuni casi, sono troppo deboli o non riescono a trovare la ‘chiave’ per aprire la serratura della cellula virale e sconfiggerla. Ecco, questa tecnica consiste appunto nel prelevare alcuni linfociti T del paziente stesso, modificarli in provetta aggiungendoci la chiave artificiale costruita in laboratorio, replicarli e infine reinserirli nell’organismo di origine.

Gli scienziati della Duke-NUS School of Medicine di Singapore hanno proposto di utilizzare proprio questo metodo, del quale vi avevamo accennato già in un precedente articolo sul cancro, come potenziale trattamento per l'infezione da coronavirus COVID-19. Oltre agli incoraggianti risultati avuti già con i malati di cancro, infatti, tale terapia è già stata utilizzata con successo anche nel trattamento di una serie di malattie infettive, ad esempio l'epatite B.

Di norma tuttavia, questo tipo di immunoterapia richiede personale e attrezzature molto avanzate, nonché impegna molto tempo. Ciò rende il metodo molto costoso e non adatto a trattare la maggior parte delle infezioni virali. Ma in alcuni casi potrebbe non esservi alternativa, affermano gli scienziati della ricerca.

"Questo metodo viene utilizzato per curare i malati di cancro reindirizzando i linfociti dei pazienti per rilevare e distruggere le cellule tumorali. Tuttavia, il suo potenziale contro le malattie infettive e virus specifici non è ancora stato studiato. Ma noi sosteniamo che alcune infezioni, come l'HIV e il virus dell'epatite B, possano essere un bersaglio ideale per questa terapia, specialmente se i linfociti sono progettati usando un approccio che ne mantenga l’attività per un periodo di tempo limitato al fine di ridurre al minimo i potenziali effetti collaterali", cita le parole di uno degli autori dello studio, il Dr. Anthony Tanoto, il comunicato stampa della scuola medica.

Lo studio dimostrerebbe che il potenziale per l'immunoterapia con cellule T CAR / TCR potrebbe essere utilizzato anche per il coronavirus SARS-CoV-2 che causa la malattia COVID-19.

"Il nostro team continua a esplorare il potenziale dell'immunoterapia con cellule T CAR / TCR per combattere il virus che causa COVID-19 e proteggere i pazienti dai suoi sintomi", ha dichiarato il primo autore dello studio, il professor Antonio Bertoletti.
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