03:48 31 Maggio 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 2 milioni di casi nel mondo (15 - 27 aprile) (119)
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La mortalità per COVID-19 in tutto il mondo è più che doppia tra gli uomini rispetto alle donne. La scienza si interroga sulla causa di questa importante differenziazione di genere negli effetti del SARS-CoV-2 sulla specie umana ma finora con scarso successo. Un nuovo studio aggiunge una ulteriore interessante ipotesi.

Già dall’analisi del primo focolaio in Cina, si era capito che il Covid-19 sarebbe stato molto più pericoloso per gli uomini che per le donne. Il primo studio cinese sul tema, risalente a febbraio, riportava una mortalità del 2,8% tra gli uomini contro del ‘solo’ 1,7% tra le donne. Il dato è stato poi confermato mano a mano che la pandemia si è diffusa anche negli altri Paesi.

In Spagna i casi di decessi tra gli uomini sono più del doppio rispetto alle donne, a New York si parla di un 61%, mentre in Italia, alcune stime del mese scorso, parlavano addirittura di un 71%.

A questo dato empirico la scienza di tutto il mondo sta cercando di dare una spiegazione.

Fumo

Inizialmente si era ipotizzato, quando ancora l’epidemia riguardava solo la Cina, che c’entrasse qualcosa il fumo. In Cina infatti circa la metà degli uomini fuma, mentre tra le donne il ‘vizio’ sarebbe diffuso solamente nel 2% della popolazione. Quando poi però il virus è arrivato in Italia questa teoria è subito crollata perché da noi i fumatori maschi sono solo il 28% contro il 19% delle femmine, differenza percentuale consistente, ma niente affatto giustificante la differente mortalità percentuale.

Abitudini

Meno attenzione all’igiene, cattive abitudini, disattenzione, superficialità, potrebbero essere tutti difetti associabili alla categoria uomini ma, se anche fosse, tutto ciò giustificherebbe solamente una maggior quantità di infetti tra gli uomini (per altro da dimostrare), non una maggiore letalità intrinseca.

La teoria dei due cromosomi X

E’ noto in natura, non solo nella nostra specie ma praticamente in tutti i mammiferi, che le femmine abbiano risposte immunitarie migliori. Si è visto per altro anche con epatite C, HIV e i precedenti casi di cornavirus (SARS, MERS). Anche la maggior spinta ormonale aiuterebbe parecchio, suggeriscono diversi studi scientifici. Questi però sono dati empirici, non una spiegazione.

Ecco allora il nuovo studio pubblicato dalla Global Health 50/50 che propone la teoria del doppio cromosoma X.

Sappiamo che ogni coppia di cromosoma umano (23 coppie per un totale di 46 cromosomi) fornisce le informazioni genetiche dell’individuo. I due cromosomi per ogni coppia ripetono le stesse informazioni genetiche (DNA) solo che uno proviene dal padre dell’individuo, l’altro dalla madre. Ora, essendo doppi, la natura si avvede bene (di solito) di scegliere per ogni coppia l’informazione genetica migliore per quell’individuo in quella posizione del codice.

Il problema è che la coppia di cromosomi che riguardano il sesso è l’unica non doppia. Le femmine hanno due cromosomi X, i maschi un X e un Y. Solo che il cromosoma Y è un cromosoma che non ripete affatto le informazioni che si trovano nel cromosoma X, è molto più ‘specializzato’ e, soprattutto, molto più piccolo.

In quella posizione quindi la natura non ha modo di scegliere la risposta migliore. Tra due sequenze di DNA con funzioni simili non può scegliere la migliore, semplicemente perché il cromosoma Y in pratica non ripete nulla. E in quella posizione, sul cromosoma X, ci sarebbero appunto molte informazioni essenziali proprio per le risposte immunitarie e ormonali.

Infatti, esattamente come gli uomini risultano più scarsi nelle risposte immunitarie, suggerisce a controprova lo studio, le donne sono molto più inclini alle malattie autoimmuni, come la sclerosi. Proprio perché il loro sistema immunitario sarebbe fin troppo attivo.

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