07:39 05 Giugno 2020
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A inizio gennaio gli scienziati hanno scoperto il primo degli asteroidi “Vatira” i quali orbitano interamente all’interno dell’orbita di Venere. Si ritiene che siano molti i corpi celesti di questa tipologia. Le loro traiettorie sono instabili e potrebbero collidere con la Terra.

La dea che supera la Terra

Gli astronomi setacciano continuamente il cielo notturno alla ricerca di asteroidi pericolosi, anche detti circumterrestri. Le traiettorie di alcuni di essi si collocano all’interno dell’orbita terrestre, ossia sono più vicini al Sole che al nostro pianeta. Per lungo tempo la loro esistenza era stata solamente ipotizzata.

“Quando si fanno scoperte simili vi sono difficoltà oggettive: questi asteroidi, a differenza degli altri, non si riescono ad osservare a elongazione (distanza angolare dal Sole) relativamente limitata. Ciò significa che è necessario ricercare questi corpi celesti nella zona crepuscolare e intorno alla stessa. In tali zone, tuttavia, non è semplice condurre osservazioni, pertanto la prima scoperta vera e propria fu effettuata solamente nel 2003 dopo l’impiego di un sistema automatizzato di rilevamento degli asteroidi circumterrestri”, ha spiegato Artyom Novichonok, direttore del laboratorio di astronomia presso l’Università statale di Petrozavodsk.

Il primo trovato fu denominato Atira (che poi diede il nome a tutti gli altri asteroidi della categoria) in onore della dea della tribù Pawnee degli Indiani d’America, Stato dell’Oklahoma. L’asteroide fu localizzato grazie al telescopio americano LINEAR. Il 163693 Atira presenta una elongazione massima pari a circa 75°, ma non raggiunge questo valore tutti gli anni, precisa il ricercatore.

Gli sfuggenti compagni di viaggio di Venere

Gli scienziati hanno ipotizzato l’esistenza di asteroidi ancor più vicini al Sole i quali orbiterebbero interamente all’interno dell’orbita di Venere. Al momento sono stati denominati ufficiosamente Vatira, cioè gli Atira di Venere.

La ricerca dei Vatira è cominciata nel 2013 mediante il satellite canadese NEOSSat, finalizzato alla identificazione di corpi celesti pericolosi. In breve tempo si unì alla ricerca anche il progetto Zwicky Transient Facility (ZTF) basato in California e impegnato nell’osservazione di fenomeni luminosi transitori quali le supernove.

Nel 2019 ZTF ha scoperto 2 Atira, il 2019 AQ3 e il 2019 LF6, caratterizzati da periodi di rivoluzione più brevi rispetto agli altri asteroidi noti. Questo ha permesso di dedurre l’esistenza di analoghi venusiani anche, probabilmente, in elevate quantità, in quanto esiste un meccanismo di passaggio a un’orbita più vicina al Sole.

Il primo Vatira è stato scoperto da ZTF il 4 gennaio 2020. “Questo gruppo di asteroidi è unico nel loro genere e presenta un buon periodo di rivoluzione. Per la prima volta sono state eseguite ricerche di ampio raggio su elongazioni prima al di fuori della portata degli altri telescopi per via delle difficoltà tecniche e delle esigue possibilità di identificare asteroidi circumterrestri. La massima elongazione in questi casi è inferiore a 45°-50°, mentre i telescopi classici si limitano solitamente a 60°, il che complica di molto il lavoro. Tuttavia, poiché nella gamma del visibile si trovano asteroidi piuttosto voluminosi, sono stati identificati subito una volta avviate le ricerche. Chiaramente, è bene aspettarsi ritrovamenti simili ad opera di ZTF”, spiega Novichonok.

Molti astronomi di tutto il mondo hanno cominciato immediatamente a studiare Vatira 2020 AV2. Nella circolare diramata dal Minor Planet Center l’8 gennaio 2020 viene riportato un nutrito elenco nel quale compaiono anche i dati raccolti dal ricercatore russo Filipp Romanov.

Deviazione dall’orbita

Stando alle stime dei fratelli de la Fuente Marco della Complutense di Madrid, 2020 AV2 era inizialmente un Atira, ma circa 100.000 anni fa si avvicinò a Mercurio, registrò una variazione della propria orbita e confluì nel gruppo dei Vatira. Dopo altri 200.000 anni potrebbe uscire dall’influenza esercitata da Mercurio.

La ragione risiede nel meccanismo di Kozai il quale è responsabile delle oscillazioni dell’orbita di un corpo celeste di piccole dimensioni sotto l’influsso della forza planetaria gravitazionale. La traiettoria si fa progressivamente più ellittica inclinandosi sempre di più verso l’orbita del pianeta più prossimo finché il corpo celeste non viene distrutto dalle forze mareali.

“Gli Atira e i Vatira non sono del tutto innocui. Molti rientrano nella sottocategoria degli asteroidi circumterrestri potenzialmente pericolosi. Per via dell’interazione gravitazionale con Terra, Venere e Mercurio potrebbero subire variazioni orbitali e alla fine rientrare nella traiettoria di collisione con la Terra. Ad eccezione di due gruppi che potrebbero rimanere stabili, le loro orbite sono instabili e a lungo termine (decine di migliaia di anni) potrebbero rappresentare una minaccia per gli abitanti della Terra”, spiega Novichonok.

Ad esempio, 163693 Atira presenta un diametro di 4,8 km, mentre 2020 AV2 di circa 2 km. A fini comparatistici, l’asteroide che diede origine alla meteora di Chelyabinsk prima di entrare nell’atmosfera aveva un asse longitudinale di circa 17 m e provocò danni piuttosto importanti.

“L’aspetto per me più interessante degli Atira (e anche dei Vatira) sono le prospettive di ricerca. Per via della complessità delle osservazioni all’interno dell’orbita di Venere, non sappiamo quasi nulla della moltitudine di piccoli corpi celesti ivi ubicati, se non che in quell’area sono assenti corpi celesti con più di 50 km di diametro, stando alle osservazioni del telescopio SOHO. Chiaramente a destare ancor più interesse sono i potenziali vulcanoidi, un gruppo di asteroidi ubicati all’interno dell’orbita di Mercurio. Nessuno di essi è ancora stato scoperto”, conclude l’astronomo.
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