00:01 03 Giugno 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 2 milioni di casi nel mondo (15 - 27 aprile) (119)
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In Corea del Sud stanno cercando di darsi una spiegazione scientifica e logica per i tanti casi rilevati di pazienti guariti e che poi sono tornati positivi al COVID-19. Alcune possibili spiegazioni sembrerebbero inquietanti, altre invece molto tranquillizzanti.

La Corea del Sud ha segnalato ben 141 di questi casi, secondo il Centro di Controllo Coreano per le Malattie e la Prevenzione (Korea Centers for Disease Control and Prevention, di seguito denominato KCDC). 141 casi di pazienti affetti da coronavirus, che sembravano perfettamente guariti, e che a distanza di tempo sono risultati nuovamente positivi al SARS-CoV-2, il noto virus che causa la malattia. Com'è possibile? Una volta sconfitto un virus il sistema immunitario non conserva gli anticorpi per la futura difesa? Forse questo virus è diverso dagli altri e può colpire tutte le volte che vuole perché non ci si può immunizzare?

Questa è l’ipotesi che gli esperti del KCDC tenderebbero ad escludere nonostante i dati apparenti.

Sebbene la reinfezione sia lo scenario più preoccupante a causa delle sue implicazioni per lo sviluppo dell'immunità in una popolazione, sia il KCDC che molti esperti affermano che sarebbe quantomeno improbabile. E’ anche vero che un recente studio condotto da medici in Cina e negli Stati Uniti suggerisce che questo nuovo coronavirus possa danneggiare i linfociti T, noti anche come cellule T, che svolgono un ruolo centrale nel sistema immunitario del corpo e nella capacità di combattere le infezioni, ma è poco probabile che una volta la malattia effettivamente debellata, possa tornare a farsi strada come prima nell’organismo ospite.

Più che riammalarsi, è probabile che questi pazienti abbiano piuttosto avuto una ‘ricaduta’. Parti del virus potrebbero entrare in una sorta di letargo per un po’ di tempo oppure alcuni pazienti potrebbero avere una immunità debole che li renda suscettibile al virus e che ne faciliti la rianimazione a certe condizioni, hanno suggerito gli esperti.

Kim Jeong-ki, un virologo del Korea University College of Pharmacy, ha paragonato una ricaduta dopo il trattamento a una molla che ritorna dopo essere stata premuta.

"Quando premi una molla diventa più piccola, poi quando rilasci le dita la molla si apre", ha detto.

In ogni caso, anche se si riscontrasse che si tratti di ricadute e non reinfezioni, comunque non sarebbe questo lo scenario più tranquillizzante.

"Le autorità sanitarie sudcoreane non hanno ancora trovato casi in cui pazienti ‘riattivati’ abbiano diffuso il virus a terzi, ma se si dimostrasse tale possibilità, sarebbe un grosso problema", ha affermato Seol Dai-wu, esperto nello sviluppo di vaccini e professore all'università di Chung-Ang.

Limiti dei test?

Molto più rassicurante l’ipotesi che tutto dipenda da semplicissimi limiti all’affidabilità dei test e alle leggi statistiche chiamate dei ‘grandi numeri’.

I pazienti in Corea del Sud sono considerati guariti dal virus quando risultano negativi ai test per due volte in un periodo di 48 ore. Un protocollo che, con qualche variante, viene seguito un po’ in tutto il mondo (in Italia i test sono a distanza di 24 ore).

Pur essendo i test tampone utilizzati in Corea del Sud considerati generalmente molto precisi, gli esperti affermano che esiste sempre la possibilità di avere falsi positivi o falsi negativi. L’accuratezza stimata è del 95%. Ciò significa che può esserci un 5% di casi in cui il virus potrebbe ancora essere nel corpo umano ma rimanere a livelli troppo bassi per essere rilevato da un determinato test.

D'altra parte, i test potrebbero anche essere così sensibili da rilevare livelli di virus piccoli e potenzialmente innocui, portando a nuovi risultati positivi anche se la persona si è ripresa, ha detto Kwon Jun-wook, vicedirettore di KCDC.

I test potrebbero essere compromessi anche da errore umano, con campioni presi non correttamente, ha affermato Eom Joong-sik, professore di malattie infettive presso il Gil Medical Center dell'Università di Gachon. Non così strano quindi ritrovarsi con dei falsi positivi o falsi negativi.

Quel 5% di margine di errore, applicato su grandi numeri, ecco che spiegherebbe come mai siano stati rilevati tanti casi di soggetti apparentemente guariti che poi si è scoperto continuavano ad essere infetti, oppure addirittura, alcuni potrebbero essere risultati guariti senza essere stati mai ammalati per poi ammalarsi sul serio dopo essere stati dati per guariti. Insomma sarebbe banale ma rassicurante.

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