21:04 07 Agosto 2020
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La pandemia di coronavirus nel mondo (3 - 10 aprile) (105)
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Premesso che si tratti di una complicazione rara e ancora tutta da studiare, alcuni studiosi russi sospettano che dietro a sintomi quali perdita di gusto e olfatto, correlati alla malattia COVID-19, si possa nascondere un’azione diretta o indiretta del virus SARS-CoV-2 sul sistema nervoso centrale.

Andrey Kozlov, Professore e capo della ricerca nel campo della virologia molecolare e dell'oncologia presso l'Università Politecnica di San Pietroburgo Pietro il Grande, ha spiegato ai media russi i propri sospetti circa le possibili conseguenze che può provocare il COVID-19, non solo ai polmoni, come purtroppo già tristemente noto, ma anche al cervello.

D’altra parte è un fatto che anche i comuni virus dell'influenza e dell'herpes, in certe condizioni, possono portare alla necrosi di intere regioni del cervello. Un modello simile potrebbe quindi osservarsi con il nuovo coronavirus. Per latro sintomi quali ageusia (perdita di gusto) e anosmia (perdita dell’olfatto), tipici sintomi posti infezione, quando permanenti, farebbero sospettare a danni strutturali neurologici.

Esistono già in letteratura medica descrizioni di casi clinici in cui il COVID-19 si è certamente presentato in relazione ad encefalopatia necrotica nell'infetto, una lesione critica dell'organo principale del sistema nervoso centrale. Sono allo studio persino casi in cui il coronavirus avrebbe causato complicazioni più al cervello che ai polmoni. Inoltre, sempre stando a quanto riferisce Kozlov, l'agente patogeno sarebbe senz’altro in grado di produrre effetti negativi sul sistema cardiovascolare.

L’azione del virus sul sistema nervoso sarebbe diretta o indiretta?

E’ in forte dubbio l’ipotesi che il SARS-CoV-2 possa arrivare direttamente al cervello. Al contrario pare molto probabile che la sua azione sia indiretta e legata al meccanismo della reazione immunitaria alla sua presenza. In pratica avviene che quando l’organismo si rende conto di essere attaccato dal virus reagisca rilasciando una ‘tempesta di citochine’ nel sangue.

Le citochine sono proteine che si legano a specifici recettori presenti sulla membrana delle cellule e comunicano istruzioni specifiche che posso essere, a seconda dei casi, stimoli a crescere, oppure al contrario a morire o differenziarsi. Come spiega un altro studioso russo, il professor Nikolai Karpov dell'Istituto di biologia dell'Università statale di Tyumen, queste citochine sarebbero almeno di cento tipi differenti ed ogni tipo responsabile di azioni specifiche di induzione alle altre cellule dell’organismo. Se in condizioni normali le citochine ci proteggono, spiega Karpov, quando per fronteggiare il virus l’organismo scatena una tempesta incontrollata di queste proteine, le conseguenze possono essere facilmente intuibili.

"In eccesso, queste sostanze possono danneggiare le pareti dei vasi sanguigni e causare emorragie nel cervello, il che porta allo sviluppo di alcuni sintomi neurologici a seconda della sezione interessata. Non si può per altro del tutto escludere che il virus possa anche penetrare direttamente la barriera emato-encefalica del tessuto cerebrale”, ha detto il professore.

Secondo lo stesso scienziato, tuttavia, non solo il coronavirus, ma anche la comune influenza, così come anche tutte le altre infezioni virali respiratorie acute, possono causare encefalopatia, anche se si tratta di complicazioni molto rare. Nel COVID-19 i particolari sintomi dell’ageusia e anosmia, nonché alcuni casi clinici recentemente classificati, farebbero pensare che vi sia una frequenza e correlazione maggiore.

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