09:22 27 Maggio 2020
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Scienziati americani hanno creato un virus in laboratorio che pensano di poter utilizzare come vaccino contro il coronavirus. Finora sono stati condotti test su topi infetti dal coronavirus MERS. I discreti successi fanno pensare che questo approccio potrà essere efficace anche contro il SARS-CoV-2.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista dell'American Microbiology Society mBio e fanno sperare che il piano possa funzionare. Non esistendo ancora al mondo vaccini veri e propri che proteggano dalle infezioni causate dai coronavirus, né la nuova infezione COVID-19, né le precedenti SARS e MERS, si pensa che questa tecnica possa rappresentare una valida alternativa.

In pratica si tratterebbe di un virus simile al SARS-CoV-2 ma geneticamente modificato contenente frammenti di proteine S (proteine vitamine K-dipendente sintetizzate dal fegato) a cui però vengono piegate le spine del coronavirus, quelle che il patogeno utilizza per farsi largo indisturbato all’interno dell’organismo umano.

Test di laboratorio hanno dimostrato che una singola dose del vaccino virale, somministrata attraverso il naso, ha indotto efficacemente le cellule infette a produrre la risposta immunitaria desiderata nell’animale ospite.

Quattro settimane dopo che i topi avevano ricevuto il vaccino, sono stati esposti a un ceppo del virus MERS adattato ai topi per causare un'infezione mortale. Il virus MERS è stato anche trasmesso a gruppi di controllo di topi che hanno ricevuto il vaccino senza gene per la proteina S o il vaccino intramuscolare con virus MERS inattivato.

Tutti i topi immunizzati con il virus modificato sono sopravvissuti, gli altri no. Ovvio quindi riporre un certo ottimismo osservano gli scienziati.

"Lo studio dimostra che il vaccino intranasale basato su PIV5 (così è stato chiamato il virus modificato) è efficace contro MERS nei topi e dovrebbe essere testato per il suo potenziale contro altri coronavirus pericolosi, tra cui SARS-CoV-2. Siamo molto interessati all'utilizzo dei virus come veicoli per la consegna di geni",

si legge nel comunicato stampa dell'American Society for Microbiology, scritto dal pneumologo pediatrico ed esperto di coronavirus Paul McCray, dell'Università dell'Iowa.

I vaccini in generale

In realtà, a parte la formulazione altisonante, questa tecnica, del virus che combatte il virus, non è altro che la procedura standard per creare qualsiasi vaccino. I vaccini infatti non sono altro che copie dei virus originali ma modificate di modo da essere resi tollerabili dall’organismo. Iniettati nel soggetto, non sono così potenti da causarne la malattia ma lo sono sufficientemente da attirare la reazione immunitaria dell’organismo. Vengono riconosciuti, attaccati e sconfitti per poi lasciare in memoria all’organismo la chiave di lettura per affrontare il virus originale quando si presenterà. In tutto il mondo si susseguono tentativi più o meno riusciti di perseguire questa strada ma i tempi di realizzazione dei vaccini sono sempre molto lunghi dato che non possono saltare passaggi chiave quali sperimentazione prima su animali, poi su uomo, poi approvazione, infine produzione su larga scala e distribuzione. Si solito mai meno di un anno.

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