09:22 29 Novembre 2020
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I biologi marini sono finalmente riusciti a determinare la vera età degli squali balena escogitando un metodo piuttosto particolare.

Gli squali balena sono degli esseri straordinari che da sempre affasciano i biologi marini di tutto il mondo. Sono anche in parte un mistero perché si sa in realtà ancora poco di questa specie che, tra l’altro, è anche stata recentemente dichiarata a rischio estinzione. Questo pesce è lo squalo più grande del mondo, può arrivare a misurare fino a 20 metri e pesare 34 tonnellate da adulto di media.

Ma l’imponente apparenza in realtà inganna – questa specie è in realtà relativamente innocua per l’uomo (relativamente come potrebbe esserlo un elefante) perché si nutre quasi esclusivamente di plancton.

Per i biologi rispondere alla domanda “Quanto può vivere uno squalo balena?”, non è solamente una coriosità. Dato che esiste un rischio estinzione per questa specie, conoscere le sue aspettative di vita significa anche capire i suoi tempi di riproduzione e calcolare i reali rischi che sta correndo la specie.

​Il dott. Mark Meekan dell'Australian Institute of Marine Science, ha guidato un team internazionale di ricercatori sullo specifico progetto di determinare la reale aspettativa di vita di questi pesci che si è sempre ipotizzato potesse arrivare fino ai 100 anni ma senza mai averne prove certe.

Mentre la comprensione scientifica dei movimenti, del comportamento, della connettività e della distribuzione degli squali balena è migliorata in modo considerevole nell'ultimo decennio, età, longevità e mortalità rimangono ancora in parte oscuri - osserva Meekan.

“Il nostro studio mostra che gli squali adulti possono effettivamente raggiungere età considerevoli e che la lunga durata della vita è probabilmente una caratteristica della specie. Ora abbiamo aggiunto un altro tassello al puzzle ”, ha concluso Meekan.

Come si è arrivati a determinare la longevità

I pesci più grandi del mondo hanno vertebre con distinte fasce ad anello, che si pensa aumentino in numero con l'età, proprio come nei tronchi d'albero – solo che se negli alberi ad ogni anello corrisponde un ciclo completo stagionale, quindi un intero anno, in questi pesci non è chiaro esattamente a quanto corrisponda, quindi non si sa esattamente per quale lasso di tempo moltiplicarli. Il risultato è che il metodo di calcolo comporta un margine di errore troppo ampio per poterlo definire scientifico.

Al contrario è risultato che sfruttare ‘l’eredità radioattiva’ della corsa agli armamenti della Guerra Fredda sarebbe potuto risultare molto più efficace. Dal 1955 al 1963, i test delle bomba atomica raddoppiarono di fatto il volume degli isotopi di carbonio-14 nell’atmosfera. L'isotopo è andato poi gradualmente a distribuirsi attraverso tutte le catene alimentari producendo una chiara etichetta di carbonio-14 che persiste ai nostri giorni.

Sapendo che questo radioisotopo decade a una velocità costante, studiando i vari anelli ossei si può analizzarne la quantità contenuta e determinare l’età. In pratica la quantità di isotopo contenuta nell'osso formato in un determinato momento sarà leggermente maggiore di quella contenuta nell'osso altrimenti identico ma formato più recentemente.

Al contrario, un anello osseo formatosi addirittura prima dell’inizio degli esperimenti nucleari, laddove venisse rinvenuto, dovrebbe avere una concentrazione di isotopi decisamente minore.

​Piccola delusione sui dati conclusivi

Il risultato dello studio però non è stato positivo come si sperava. Nessuno dei resti ossei conservati nei musei oceanografici ha rilevato cerchi di accrescimenti antecedenti l’inizio delle sperimentazioni atomiche e i due esemplari più vecchi che sono stati calcolati con questa tecnica avevano poco più di 50 anni.

Molto meno quindi rispetto a quanto atteso e si riteneva in precedenza. Ma proprio per questo lo studio sembra interessante – rivelerebbe che questa specie potrebbe essere ancora più a rischio dal momento che, non solo gli esemplari in natura sono sempre meno, ma anche il suo ciclo vitale e di riproduzione potrebbe essere molto più breve di quanto finora presunto.

Meekan tuttavia non demorde e spera ancora di trovare resti di esemplari più vecchi: “Credo sia possibile che questa specie possa vivere anche cento anni, spero di trovare i resti giusti per poterlo dimostrare con questa tecnica”, ha concluso.

 

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