04:33 02 Giugno 2020
Scienza e tech
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Il coronavirus nel mondo (30 marzo - 3 aprile) (91)
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La pandemia isola le migliori menti del pianeta e manda in crisi i più grandi laboratori e progetti congiunti proprio nel momento in cui ve ne sarebbe più bisogno. Ma nonostante le mille difficoltà c’è chi sta provando a riorganizzarsi.

La scienza moderna è scienza internazionale. In una pandemia, le migliori menti del pianeta, con tutte le frontiere chiuse, perdono quella possibilità di confronto e lavoro congiunto che sono la base del progresso.

Per fortuna le moderne tecnologie permettono il lavoro a distanza ma nei grandi laboratori, quali per esempio i sincrotroni, dove imponenti strumentazioni sono alla base dei dati forniti alla ricerca, qualcuno deve pur rimanere per non fermare le macchine e tutti i processi di rilevamento.

Al Centro europeo per la ricerca nucleare (CERN) di Ginevra, per esempio, severe misure di distanziamento sociale erano state prese già prima della quarantena in Svizzera e Francia. Club, circoli e spazi pubblici erano stati chiusi, il sistema di car sharing aziendale bloccato e il personale passato alle biciclette.

La stragrande maggioranza degli scienziati aveva iniziato a lavorare a distanza anche prima della pandemia, quindi la quarantena non ha portato a una completa interruzione del lavoro. Il centro continua a fornire ai dipendenti di tutto il mondo un accesso ininterrotto alla mole di dati e programmi sperimentali per le loro analisi.

Tuttavia tutti i progetti in cui è richiesta la presenza diretta umana sono attualmente bloccati. Tutto il lavoro sull’hardware è femo - progettazione, assemblaggio e miglioramento dei rivelatori non è realizzabile alle odierne condizioni. Su tutto il vasto territorio del CERN è rimasto solo uno sparuto numero di specialisti che assicurano la manutenzione delle installazioni e i servizi base, mentre la maggior parte dei dipendenti del programma di ricerca è dovuto rientrare nei Paesi di origine. Alcuni scienziati - ad esempio alcuni cittadini cinesi - hanno deciso di non tornare a casa per ora, stabilendosi nelle vicinanze del Centro.

Il prossimo esperimento presso il Large Hadron Collider - la cosiddetta Run 3 - era programmato per la prossima primavera, ma gli scienziati non hanno dubbi sul fatto che sarà rinviato. Molto probabilmente, i nuovi dati sulle collisioni di particelle non arriveranno entro il 2021-22 come inizialmente programmato, ma un po' più tardi.

Secondo gli scienziati, al momento la pandemia ha già provocato un ritardo di circa sei mesi nei piani del Centro. La speranza è che le restrizioni non durino più di un altro paio di mesi, ma nessuno può fare previsioni.

Alcuni vanno avanti

In molti paesi il virus sta già arrestando le industrie importanti per la scienza. La quarantena in Cina ha causato problemi significativi con la fornitura di elettronica, che ha portato alla quiescenza di numerosi centri di ricerca e produzione in Europa. Sebbene il CERN, che è il più grande laboratorio al mondo, abbia praticamente congelato il lavoro, molti altri progetti scientifici e tecnici su larga scala - ad esempio la costruzione del sincrotrone SKIF a Novosibirsk – stanno andando avanti, a detta degli esperti.

Inoltre, alcuni centri di ricerca erano ben adattati per lavorare in condizioni di quarantena. L'automazione dei processi consente di operare con un minimo di personale, come ad esempio ad Amburgo, sul sincrotrone DESY e sul laser a raggi X europeo XFEL, realizzato con la partecipazione della Russia.

"L'altro giorno abbiamo avuto la prima esperienza di conduzione di un esperimento completamente da remoto - un'esperienza eccellente e produttiva. Mentre eravamo a Grenoble, io, insieme ai miei colleghi di Kaliningrad, abbiamo controllato direttamente il lavoro del sincrotrone di Amburgo", ha dichiarato il capo del laboratorio di ottica a raggi X e scienza dei materiali dell’Università Federale di Baltiysky, il Professor Anatoly Snegirev.

Gli scienziati ritengono che se il virus non dovesse venire sconfitto in tempi rapidi e le misure di quarantena dovessero proseguire oltre i 6 mesi, ci sarà una grande richiesta di tecnologia al fine di compensare le difficoltà di comunicazione e nel lavoro dei laboratori. Probabilmente lo sviluppo della robotica, la comunicazione in alta risoluzione e persino la tecnologia delle visualizzazioni olografiche potrebbero ricevere un importante impulso.

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