10:20 30 Marzo 2020
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Mercurio è il pianeta più piccolo, vicino al Sole e attualmente inospitale del nostro Sistema solare, eppure una recente ricerca scientifica americana azzarda l’ipotesi impossibile.

Sulla superficie esterna, no, ma magari appena sotto la crosta sì, potevano esserci le condizioni per la vita, qualche miliardo di anni fa. E si potrebbero ancora trovarne le tracce bioarcheologiche. Questa la straordinaria, nonché per ora azzardata ipotesi, avanzata dai ricercatori del Planetary Science Institute, guidati dal dottor Alexis Rodriguez.

Mercurio è il pianeta più piccolo del Sistema solare e anche il più vicino al nostro Sole; le temperature salgono fino a ben oltre i 400 °C sulla sua superficie di giorno e, siccome non ha neppure atmosfera, scendono a -180 °C di notte (un giorno dura quasi due mesi terrestri), con un’escursione tale che non potrebbe permettere a nessuna forma di vita di esistere, almeno per come conosciamo la vita sulla Terra e presumiamo la vita possa esistere in generale.

Eppure un tempo gli ingredienti della vita ci potevano essere, per lo meno nello strato al di sotto di quella inospitale crosta superficiale, dice questa ricerca finanziata per altro in parte anche dalla NASA.

"I vasti terreni collassati su Mercurio potrebbero essere finestre di antichi - possibilmente abitabili - materiali ricchi di volatili", questo il titolo dello studio che, tradotto così, necessita ovviamente di una spiegazione per essere compreso dai non addetti ai lavori.

​Studiando il terreno ricoperto di crateri di Mercurio, grazie ai dati della sonda Mariner della NASA del 1974, ma soprattutto alle mappature della più recente missione Messenger, gli scienziati hanno notato che le cosiddette ‘zone caotiche’ del pianeta (zone di affondamento irregolare del terreno) erano state con ogni probabilità generate dalla presenza di grandi quantità di composti volatili. I composti volatili a loro volta non sono altro che tutti quegli elementi e composti chimici che possono cambiare rapidamente stato, tra questi si presume possano essere presenti elementi favorevoli alla vita, per lo meno in forma rudimentale. Questi materiali leggeri avrebbero potuto costituire delle ‘nicchie’ capaci anche di tenere al riparo gli elementi organici dalle furiose intemperanze ed escursioni termiche del pianeta.

"I risultati indicano che Mercurio aveva una spessa crosta ricca di sostanze volatili, anche se non necessariamente anche di acqua", ha detto Rodriguez, "I terreni caotici di Mercurio rivelano una storia di ritenzione e perdita di materia volatile nel Sistema solare più interno. La temperatura superficiale di Mercurio raggiunge i 430 gradi Celsius durante il giorno e, in assenza di atmosfera, precipita a -180 gradi Celsius durante la notte. Quindi, i suoi ambienti di superficie sono stati giustamente esclusi dalla considerazione scientifica come possibile schiera di vita. Tuttavia, il documento solleva la possibilità che alcune regioni sotterranee del pianeta abbiano in passato mostrato la capacità di ospitare la vita", ha concluso Rodriguez. Mostrando non poco azzardo e ottimismo.
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