10:01 03 Aprile 2020
Scienza e tech
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Se i giapponesi sono il popolo più longevo del mondo è anche perché mangiano tanto sushi. Ma bisogna fare attenzione, dimostra una ricerca degli oceanologi americani, qualora il vostro sushi fosse di cattiva qualità potreste trovare cattive sorprese.

In Giappone l’aspettativa di vita media per gli uomini è 80 anni, per le donne 87. Record mondiale secondo gli ultimi dati pubblicati dall’OMS. Gli italiani si piazzano al sesto posto a pari merito con l’Islanda: 80 anni per gli uomini come in Giappone ma due anni in meno per le donne, 85. Uno dei segreti è che si mangia bene. Da noi con la dieta mediterranea, da loro con il sushi.

Ma il sushi loro, in Giappone, lo sanno preparare bene. E, soprattutto, sanno cos’è l’anisakis.

Anisakis

L’Anisakis è un genere di verme nematode (gruppo comprendente circa 20mila specie diverse di vermiformi), parassita di diversi organismi marini. Per fortuna è visibile ad occhio nudo perché, pur essendo piuttosto sottile, misura di solito più di un centimetro (tra gli 1 e i 3cm), è di colore che va dal bianco al rosato e tende a presentarsi arrotolato su sé stesso. Non una bella cosa da vedere, ancora meno da ingerire, perché questi vermetti possono provocare l’anisakidosi, un’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale che causa nausea, vomito e forti dolori addominali. Nei casi gravi è necessario l’intervento chirurgico.

Se peròil tuo suschi è preparato da specialisti seri, allora non avrai problemi, perché sarà stato selezionato con cura e comunque passato fresco negli abbattitori di temperatura. Congelato oltre i -23 °C per una settimana, non sarà comunque più un pericolo anche qualora il pesce dovesse contenere il parassita.

Ma se il sushi è di cattiva qualità o non preparato con la dovuta accortezza?

Il rischio c’è, spiega la ricerca americana, anche perché la presenza del parassita Anisakis è aumentata di quasi trecento volte nelle specie ittiche negli ultimi 5 decenni, secondo i dati raccolti dagli oceanologi.

Cosa ha scoperto la ricerca

Lo studio pubblicato sulla Wiley Online Library, spiega come gli oceanologi americani, analizzando i dati raccolti dal 1978 ad oggi sul numero di nematodi che vivono negli oceani, abbiano rilevato una tendenza ad un serio aumento di quelli appartenente alla specie Anisakis.

Inizialmente pensavano che lo scostamento potesse essere dovuto ad una differenza di metodo nelle rilevazioni nel tempo, poi però, confrontando i dati relativi alla specie Anisakis, con quelli relativi al genere Pseudoterranova (altra sottospecie di nematodi) hanno visto che i dati dei secondi erano rimasti nel tempo invariati. Se fosse stata una questione di metodo, allora anche i dati dei Pseudoterranova si sarebbero dovuti scostare rispetto alle vecchie rilevazioni. Questo dovrebbe convincere che gli infestanti del genere Anisakis stiano proliferando negli oceani e sempre più esemplari ittici ne siano affetti.

Sushi
© Fotolia / Neirfy
Sushi

Il fenomeno si potrebbe spiegare con l’aumento del numero delle balene e delfini, cetacei su cui l’Anisakis parassita con particolare diletto, oppure agli effetti dell’antropocene (effetto delle attività umane) sugli oceani, come scrivono i ricercatori dell’Università di Washington, non è chiaro, sicuro però appare il fatto che il rischio di trovarselo a pranzo sia sempre più serio.

E non è solo il sushi a rischio – anche marinatura, salatura e affumicatura non danno sufficienti garanzie. D’altra parte però non è certo il caso di rinunciare al pesce, un alimento così salutare. Semplicemente bisognerà fare l’abitudine di osservare bene prima di mangiare e se, già all’aspetto c’è qualcosa che non quadra, evitare.

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