00:21 09 Aprile 2020
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Coronavirus - 2020 (fine gennaio - 20 marzo) (374)
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Studiando un campione di poco più di 2mila pazienti, degli scienziati cinesi hanno osservato che parrebbe esserci una differenza di probabilità di contrarre il virus a seconda del gruppo sanguigno del soggetto.

Osservando un campione non sufficientemente significativo per poter trarre conclusioni assolute, ma abbastanza da poter far nascere motivato sospetto, degli scienziati cinesi hanno rilevato che i soggetti con gruppo sanguigno A, avrebbero maggiori probabilità di contrarre l’infezione da coronavirus rispetto ai soggetti dotati degli altri gruppi.

Al contrario, i soggetti con gruppo 0 avrebbero meno probabilità rispetto agli altri. Gli specialisti hanno pubblicato i risultati della loro ricerca nella biblioteca scientifica online medRxiv.

"Abbiamo scoperto per la prima volta la relazione tra il gruppo sanguigno e il rischio di infezione da coronavirus SARS-CoV-2. In particolare, il secondo gruppo sanguigno (A) aumenterebbe il rischio di contrarre il virus, mentre i portatori del primo gruppo (0) sembrerebbero più protetti. Se i nostri dati venissero confermati, allora queste caratteristiche del virus dovrebbero essere prese in considerazione nella pratica medica ", scrivono i ricercatori.

Medici e biologi dell'Università di Wuhan e i loro colleghi dell'Università Meridionale di Scienza e Tecnologia di Shenzhen, sono interessati a sapere se esistono altri fattori di rischio oltre all'età, al danno polmonare, alle malattie croniche e all'immunità indebolita.

Hanno quindi posto l'attenzione sul fatto già noto che molti virus, tra cui l'epatite B, il virus Norfolk e un certo numero di altri agenti patogeni, hanno molte più probabilità di attaccare i portatori del quarto gruppo sanguigno (AB) rispetto agli altri soggetti. D’altra parte è stato anche osservato che l'agente patogeno della SARS più raramente è penetrato nel corpo dei portatori del gruppo 0.

Come è stato eseguito lo studio

Guidati da questa idea, i ricercatori hanno rilevato la proporzione con cui i diversi gruppi sanguigni sono distribuiti tra i normali residenti di Wuhan. Si è scoperto che nel gruppo di controllo di quasi 4 mila persone, un terzo aveva il gruppo 0, l'altro terzo il gruppo A, un quarto il gruppo B e il restante 9,1% il gruppo AB.

Nella seconda parte della ricerca gli scienziati hanno studiato la stessa proporzione per 1,7 mila infetti da COVID-19 in un grande ospedale di Wuhan, di cui 200 già morti. Si è scoperto che c'erano un po’ più pazienti con il gruppo A in termini percentuali rispetto a quelli che ci si sarebbe aspettati: 37,8% contro i 32,2% della media della popolazione. Tra i portatori del gruppo 0 il quadro era invece l'opposto: 25,8% contro il 33,8% della media della popolazione. La distribuzione dei malati tra gli altri gruppi rispecchiava invece la distribuzione media della popolazione.

Questi rilievi farebbero quindi pensare che i portatori del gruppo 0 potrebbero avere una resistenza un po’ maggiore e quelli del gruppo A relativamente minore.

Per avvalorare questi rapporti, gli scienziati hanno anche esaminato le informazioni su 398 pazienti di altri due ospedali - a Wuhan e Shenzhen. Anche quei dati parrebbero confermare l’ipotesi: i pazienti con gruppo sanguigno A sarebbero più frequenti.

Ciò che renderebbe i portatori del secondo gruppo sanguigno leggermente più predisposti agli attacchi del virus, i medici non sono ancora in grado di dire. I ricercatori sperano che la successiva analisi dei dati raccolti durante il picco dell'epidemia a Wuhan e in altre città della Cina li aiuterà a trovare la risposta a questa domanda e, magari, anche una cura.

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