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Con l'epidemia di COVID-19 in tutto il mondo si è cominciato all’impazzata a fare scorta di carta igienica. Esperti internazionali di psicologia hanno cercato di spiegare perché questo prodotto abbia goduto di una richieda così importante.

A causa dell'epidemia di coronavirus, il quale sta continuando a diffondersi in tutto il mondo, non solo sono state interrotte le forniture, si sono ridotte le spedizioni internazionali ed è diminuito il volume globale di scorte, ma si suono svuotati anche gli scaffali dei negozi e la carta igienica è stato uno dei prodotti più venduti.

Mentre l’ingente richiesta di disinfettanti per le mani, mascherine mediche e salviettine disinfettanti sia in un certo qual modo comprendibile (poiché i sintomi principali del virus sono il mal di gola e la tosse) non si riesce a spiegare la misteriosa scomparsa della carta igienica dai negozi in Cina, Gran Bretagna, Australia, USA e in altri Paesi. Tra l’altro, stando a quanto riportato dai media, la nuova tendenza ha costretto i negozi a contingentare gli acquisti di quei beni realmente necessari.

Perdita di controllo e foto sui social network

Nonostante i post e ai meme sui social network relativi alla mancanza di carta igienica, non si è ancora riusciti a capire le ragioni a sostegno di un tale comportamento da parte degli acquirenti.

Secondo Andy Yap, professore di Comportamento organizzativo presso la INSEAD Business School di Singapore, il COVID-19 "costituisce una minaccia per il nostro senso di controllo, quindi ha indotto la popolazione in tutto il mondo a ricorrere a modelli analoghi di acquisti da panico”. È proprio la "perdita di controllo" che costringe la popolazione a trovare rifugio in "alcuni modelli illusori" e a comprare all’impazzata la carta igienica.

Il professore osserva che non va sottovalutata l'influenza dei social network i quali veicolano immagini e video raffiguranti acquisti da panico di questo prodotto. Quando si vedono queste immagini, si sente il bisogno di fare lo stesso, spiega il professore.

"Non abbiamo osservato questo fenomeno durante l'epidemia di SARS perché allora non c'erano i social media", sostiene l’esperto.

Nadine Kaslow, professoressa di Psichiatria e Psicologia comportamentale alla Emory University School of Medicine e primario del reparto di Psicologia presso il Grady Memorial Hospital, concorda sul fatto che gli attacchi di panico siano una chiara risposta all'epidemia di coronavirus poiché le persone sentono di perdere il controllo. Tuttavia, l’esperta mette in guardia circa la necessità di un equilibrio tra azioni commisurate alla situazione e “reazioni eccessive”, come l’acquisto di una fornitura annuale di carta igienica.

Il dottor Paul Harrison, specializzato in psicologia dei consumatori, concorda con Kaslow. A suo avviso, sebbene la popolazione, in particolare quella residente nei Paesi sviluppati, abbia per lungo tempo dato per scontato la presenza di strutture sanitarie e di sicurezza altamente efficaci, ora non riesce a vedere altro se non una “crisi esistenziale” e percepisce una perditacostante di controllo. Dunque, ricorre ad acquisti da panico per riappropriarsi della capacità di gestire dati processi.

Abitudini radicate costringono la popolazione a fare scorta di carta igienica

Tan Ern Ser, professore associato di Sociologia presso l’Università nazionale di Singapore, propone un’ulteriore spiegazione. A suo avviso, la carta igienica appartiene a una delle due principali categorie di prodotti (prodotti di consumo e prodotti per l’igiene personale) che sono indispensabili per soggetti che presentano abitudini radicate nella loro vita quotidiana.

"Credo che l'uso della carta igienica sia piuttosto elevato, quindi la popolazione sente il bisogno di farne scorta per ridurre l'ansia. Naturalmente se le persone alla fine seguiranno l'esempio di coloro che utilizzano l'acqua al posto della carta igienica, potrebbe venirsi a costituire una nuova prassi sociale”, sostiene il professore. “In tal caso, la popolazione potrà cominciare a fare scorta di acqua e bisognerà dunque contingentarne il consumo”.

La "paura" rende la carta igienica un prodotto richiesto

Gordon Asmundson, professore di Psicologia presso la University of Regina, impegnato nello studio degli effetti della paura e dell'ansia causate dalla pandemia di COVID-19, sostiene che la "paura" possa essere la ragione principale per cui molte persone abbiano iniziato a fare scorta di carta igienica.

"Attualmente ci troviamo tutti di fronte a una significativa minaccia per la nostra salute e a uno stato di incertezza circa le azioni da intraprendere per fermare la diffusione del COVID-19”, sostiene l’esperto. “Purtroppo anche la paura è infettiva e di solito si diffonde più rapidamente di un virus. La paura porta a prendere decisioni basate sulle emozioni. In questo momento è ciò che stiamo osservando nei negozi”.

L’esperto ritiene che il clamore riguardante l’acquisto in massa di carta igienica abbia creato un falso senso di urgenza. Per spiegare il suo punto di vista, il professore osserva che molte persone dirette verso un’uscita antincendio di solito non si fermano a chiedere perché tutti stiano correndo.

Gli scaffali vuoti della carta igienica saltano agli occhi

Secondo Debra Grace, professoressa di Psicologia del consumo presso la Griffith University, e Baruch Fischhoff, psicologo e professore all'Istituto di politica e strategia della Carnegie Mellon University, la verità è che non esiste alcun sostituto della carta igienica, dunque la carenza di questo prodotto è diventata così significativa da aver suscitato la preoccupazione dei consumatori.

"Penso che quando la notizia del virus ha cominciato a girare sui media, un piccolo numero di persona hanno avuto una reazione eccessiva: sono andate al supermercato e hanno fatto scorta di tutto, non solo di carta igienica", sostiene Grace. "Tuttavia, poiché le confezioni di carta igienica sono piuttosto grandi, la vendita di 20 confezioni simile salta subito agli occhi e fa percepire gli scaffali come vuoti”.

La prima cosa che i clienti hanno notato sono stati gli scaffali di carta igienica vuoti. E hanno percepito subito una carenza di questo prodotto. Secondo gli esperti, la popolazione ha dunque cominciato a comprarlo su vasta scala e i media non hanno fatto che alimentare questo senso di ansia.

"Sarebbe utile che la popolazione venisse rassicurata circa la correzione dei problemi legati alle forniture e circa il ritorno a breve di tutta la carta igienica necessaria nei negozi, qualora questo corrisponda al vero. La popolazione non può di certo immaginarlo vedendo gli scaffali vuoti”, sostiene Fischhoff.

I media in tutto il mondo stanno fomentando l'ansia

Neil Greenberg, professore di Tutela di salute mentale presso l'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neurobiologia del King's College di Londra e presidente della British Society for Psychological Injuries, concorda con i colleghi sul fatto che i media siano responsabili di creare ansia nella popolazione. Di conseguenza, sostiene, una volta che la popolazione è stata messa in quarantena, quello che era sempre stato una sorta di istinto di sopravvivenza, è cresciuto esponenzialmente.

"È difficile prevedere cosa ci servirà per sopravvivere con successo alla quarantena, quindi comprare in grandi quantità carta igienica e pasta posso avere effettivamente senso. Ciò che ha meno senso è accumulare prodotti in eccesso rispetto a quelli necessari per la quarantena”, sottolinea esortando la popolazione a "credere a notizie provenienti solo da fonti affidabili e a non dare retta agli articoli ansiogeni che regolarmente vengono pubblicati".
Perché la popolazione in tutto il mondo mostra lo stesso tipo di comportamento?

Jill Klein, professoressa di Marketing alla Melbourne School of Business e professoressa a contratto alla Melbourne School of Medicine, concorda con il collega giapponese parlando del cosiddetto fenomeno del "contagio sociale".

Per spiegare il suo punto di vista, fornisce un esempio del comportamento dei passeggeri durante delle turbolenze: “Le persone guardano prima gli altri passeggeri per capire se vale la pena preoccuparsi”, spiega. “Se tutti gli altri continuano a guardare il loro film o a leggere il loro libro, il soggetto decide che non vi è nulla di cui preoccuparsi”.

Tuttavia, se le altre persone sembrano spaventate, allora la situazione viene percepita come minacciosa e complessa. Un meccanismo comportamentale simile è quello che stiamo osservando in questi giorni nei negozi di tutto il mondo.

“Purtroppo questo comportamento provoca criticità di ogni sorta”, continua Klein. "Se acquistate 64 rotoli di carta igienica, ma ve ne servono solo 8 in un determinato periodo di tempo, qualcuno rimarrà senza carta igienica e questo è un problema".

Il professor Kazuya Nakayachi del dipartimento di Psicologia della Doshisha University concorda con Klein e prosegue delineando le 3 caratteristiche principali del comportamento sociale a carattere infettivo. Inizialmente, viene messa in giro una voce; poi, le persone, non sapendo che fare, si “adattano al comportamento”, ossia alle stesse azioni del gruppo di controllo; infine, quella stessa voce diventa un problema vero e proprio perché le persone acquistano una quantità eccessiva di prodotto rispetto al solito. Nel frattempo i supermercati invitano i consumatori a smettere di acquistare più del necessario in quanto possono privare gli altri di beni di cui hanno bisogno, compresi articoli a richiesta maggiore come la carta igienica.

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