17:22 13 Agosto 2020
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Un fisico teorico dell’Università di Ginevra ha formulato una brillante ipotesi per risolvere un enigma che divide la comunità scientifica internazionale da oltre un decennio. A che velocità si sta espandendo l’Universo? Perché la teoria non corrisponde alle rilevazioni?

E’ una questione un po’ complicata ma diciamo che da quando il fisico belga Georges Lemaître (1894-1966) per primo ipotizzò che l’Universo fosse non solo in espansione, ma che la sua espansione fosse anche in accelerazione, gli astronomi di tutto il mondo non hanno fatto altro che prendere in seria considerazione questa ipotesi fino a confermarla con rilevazioni scientifiche grazie all’astronomo americano Edwin Hubble (1889-1953).

Questi, nel 1929, scoprì che ogni galassia si allontana da noi e che le galassie più distanti si allontanano più rapidamente. Ciò suggerisce che vi fu un tempo nel lontanissimo passato in cui tutte le galassie si trovavano nello stesso punto, l’attimo prima del Big Bang. Questa ricerca ha dato origine alla legge di Hubble-Lemaître, inclusa la costante di Hubble (H0), che indica il tasso di espansione dell'Universo. Le migliori stime di H0 attualmente si aggirano intorno a 70 (km / s) / Mpc, il che significa cioè che l'Universo si starebbe espandendo di 70 chilometri al secondo più rapidamente ogni 3,26 milioni di anni luce. Quindi non solo si espande, ma sarebbe in accelerazione.

Tutto questo è piuttosto controintuitivo perché la forza di attrazione gravitazionale dovrebbe riportare ad una progressiva decelerazione fino ad un ritorno ad una caduta della materia su sé stessa. D’altra parte un eterno loop determinato da una esplosione per poi una reimplosione e via da capo con una nuova esplosione avrebbe risvolti molto più romantici e filosofici di un Universo che tenda invece a disperdere la materia in uno spazio sempre più freddo, lontano e privo di vita.

Invece i rilievi pare proprio dicano che le galassie si stiano allontanando tra loro e, più sono lontane, più si allontanino velocemente. In accelerazione appunto. Il problema è che comunque i conti non tornano, dicono gli scienziati. Cioè alle rilevazioni non corrispondono modelli teorici plausibili che possano giustificarle, né i vari metodi di rilevazione danno risultati concordi.

Perché per esempio i rilievi fatti utilizzando le radiazioni cosmiche di fondo non corrispondono affatto alle rilevazioni fatte studiando le supernovae che appaiono nelle galassie distanti? Cambia la fisica nell’Universo, a seconda della distanza?

No, sostiene Lucas Lombriser, professore presso il Dipartimento di Fisica teorica della Facoltà di Scienze dell'UNIGE di Ginevra nella sua pubblicazione sulla rivista Physics Letters. Semplicemente (semplicemente si fa per dire) la Terra, il Sistema solare, l'intera Via Lattea e quelle migliaia di galassie più vicine a noi si muoverebbero all’interno di una vasta ‘bolla’ dal diametro di circa 250 milioni di anni luce, dove la densità media della materia sarebbe la metà rispetto a quella del resto del Universo. Questo spiegherebbe per quale motivo i rilevamenti sono tutti sballati e non corrispondono mai – l’Universo non avrebbe natura omogenea e di bolle come la nostra ne esisterebbero molte altre.

"Se fossimo in una sorta di gigantesca bolla”, spiega il professore, "dove la densità della materia fosse significativamente inferiore alla densità nota per l'intero Universo, questo avrebbe conseguenze sulle rilevazioni delle distanze delle supernove e, in definitiva, sul determinare H0".

Se questa, chiamata ‘Bolla di Hubble’, fosse abbastanza grande da includere la galassia che serve da riferimento per misurare le distanze, allora i conti potrebbero tornare sostiene il professore. Stabilendo un diametro di 250 milioni di anni luce per questa bolla (il diametro della Via Lattea è stimato poco più di 100mila anni luce), e se la densità della materia all'interno di questa bolla fosse inferiore del 50% rispetto al resto dell'Universo, si otterrebbe un nuovo valore per la costante di Hubble, che concorderebbe con i rilievi sia delle radiazioni di fondo che con quelli delle supernovae.

L’articolo che presenta questa teoria sul noto portale scientifico phys.org si intitola, con forse una certa eccessiva e non propriamente scientifica enfasi: “Solved: The mystery of the expansion of the universe”, cioè “Risolto: Il mistero dell’espansione dell’Universo”. Forse però quando si tratta dei grandi misteri dell’Universo dire “Soved” pare quantomeno presuntuoso. Per ora il massimo che si può riconoscere al professor Lombriser è di essere riuscito ad escogitato una teoria molto interessante e pittoresca che spiegherebbe molte incongruenze finora riscontrate nei rilevamenti. Per dire che abbia risolto tutti i misteri dell'Universo nel giro di una intuizione, forse è prematuro.

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