13:09 03 Luglio 2020
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Coronavirus - 2020 (fine gennaio - 20 marzo) (374)
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Gli scienziati americani hanno proposto di utilizzare gli anticorpi presenti nel sangue dei malati di COVID-19 per guarire i nuovi casi. Questo metodo, chiamato immunoterapia, è lo stesso già sperimentato con interessanti indici di successo in Cina.

I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista The Journal of Clinical Investigation e assomigliano incredibilmente alle conclusioni alle quali erano già arrivati al China National Biotec Group il mese scorso e che i responsabili di quella casa farmaceutica cinese affermavano aver già testato con esiti estremamente incoraggianti.

Si tratterebbe del cosiddetto metodo di ‘terapia con anticorpi passivi’, scrivono gli autori dello studio – gli scienziati medici della Johns Hopkins School of Public Health presso l'Università di Baltimora. Un metodo per la verità già noto fin dal lontano 1890 ed ampiamente utilizzato nel ventesimo secolo per combattere la diffusione di morbillo, poliomielite e parotite. I ricercatori ritengono che questa strategia sia applicabile anche al coronavirus.

Il metodo si basa sulla creazione di siero contenente anticorpi virali ottenuti dal sangue dei pazienti che abbiano già sconfitto il coronavirus. Questo siero non sarà un vaccino a tutti gli effetti e non sarà in grado di proteggere completamente dalle infezioni, ma la sua introduzione fornirà una protezione temporanea, rallenterà cioè la diffusione del virus SARS-CoV-2 e, quindi, permetterà di guadagnare quel tempo necessario all’organismo per combattere e vincere il virus nonchè alla scienza di preparare il vaccino vero e proprio.

Secondo le ultime statistiche della Johns Hopkins University, ad oggi, oltre 77.000 persone si sono riprese con successo dal COVID-19. Gli anticorpi per questo patogeno rimarranno nel loro sangue per diversi mesi e forse anche per anni.

"La scelta di questa opzione non richiede ricerca o sviluppo", cita le parole di uno degli autori dello studio, l'immunologo Arturo Casadevall, il comunicato stampa dell'università. "Può essere implementato in poche settimane, poiché si basa sulle normali pratiche standard di ogni banca del sangue".

Affinché il trattamento funzioni, gli scienziati affermano che i pazienti con coronavirus dovrebbero donare il proprio sangue immediatamente dopo aver ricevuto la conferma di essere guariti. In questa fase, il siero di sangue conterrà la quantità massima di anticorpi naturali prodotti per combattere il virus.

Il siero potrebbe venire utilizzato per le persone a rischio, dicono alla Hopkins: per esempio un figlio infetto e guarito potrebbe donare il sangue ai genitori anziani, oppure si potrebbero offrire trasfusioni agli operatori sanitari nelle aree più colpite dal patogeno.

"La somministrazione passiva di anticorpi è l'unico mezzo per proteggere immediatamente l'immunità delle persone sensibili. A seconda del numero e della composizione degli anticorpi, la protezione fornita dalle immunoglobuline tollerate potrà durare da alcune settimane a diversi mesi", spiegano i ricercatori nel loro articolo.

Gli scienziati osservano che un approccio simile è già stato testato come risposta di emergenza nel caso delle due precedenti varietà di coronavirus: SARS1 (SARS) e MERS (sindrome respiratoria mediorientale).

"Oltre alle misure di contenimento e mitigazione, questa potrebbe essere la nostra unica opzione di trattamento e prevenzione a breve termine per COVID-19, e questo è qualcosa che possiamo iniziare a introdurre nelle prossime settimane o mesi", afferma Casadevall.

La Johns Hopkins University sta finanziando gli sforzi per lanciare interventi di terapia con anticorpi COVID-19 a Baltimora nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, anche una grande azienda farmaceutica giapponese starebbe prendendo in considerazione lo sviluppo di un farmaco a base di anticorpi per la prevenzione temporanea del coronavirus.

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