00:21 09 Aprile 2020
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Paleontologi americani, raccogliendo campioni di ambra mesozoica del Myanmar, hanno rinvenuto qualcosa di molto particolare e che costringe a rivedere il più diffuso luogo comune sui dinosauri.

Il fascino che i dinosauri esercitano su tutti noi è dovuto al fatto che si tratta di crature gigantesche ma estinte prima ancora della comparsa dell nostra stessa specie sulla Terra. In realtà, se la seconda affermazione è vera, che sono estinti, la seconda non lo è. I ricercatori hanno sempre saputo che i dinosauri si differenziassero in una miriade di specie, alcune effettivamente gigantesche come l’Argentinosaurus Huinculensis, un sauropode da oltre 30 metri di lunghezza e pesante quanto un rimorchiatore, ma alcune invece molto piccole.

Spiecie piccole quanto un comune mammifero domestico, forse ancora più piccole, ma non certo piccole come quella rinvenuta nell’ambra birmana dai paleontologi americani e descritta nella rivista Nature nella recente pubblicazione.

Un cranio di un dinosauro adulto simile a un uccello e grande quanto quello di un moderno colibrì racchiuso all’interno di una pietra d’ambra.

La scoperta è stata annunciata dal professore di biologia Lars Schmitz dello Scripps College in California. Una scoperta unica al mondo, afferma il professore, uno splendido fossile risalente a 99 milioni di anni fa che ci presenta una specie mai vista in precedenza e che gli scienziati hanno battezzato ‘Oculudentavis khaungraae’.

L’importanza di questo ritrovamento, a parte la rarità in sé, sta nel fatto che permette di scoprire un tassello importante nel passaggio evolutivo tra dinosauri e uccelli.

Si scopre infatti che gli uccelli, separati molto presto dai dinosauri, non si sono evoluti lungo il percorso della riduzione delle dimensioni, come si pensava in precedenza, ma in un modo più complesso.

"La conservazione dei vertebrati in ambra è rara, e questo ci dà un'idea del più piccolo rappresentante dell'intera linea dei dinosauri", ha detto Lars Schmitz in un comunicato stampa del college nel quale ha poi spiegato che potremmo trovarci di fronte ad una sorta di ‘anello di congiunzione’ tra dinosauri e uccelli.

La scansione al sincrotrone ad alta risoluzione ha per altro determinato che il cranio di Oculudentavis khaungraae differisce sia dai crani degli altri dinosauri simili, sia agli altri uccelli di quell'epoca, mostrando una combinazione senza precedenti. La forma e le dimensioni delle orbite degli occhi suggeriscono uno stile di vita diurno, ma rivelano anche una sorprendente somiglianza con gli occhi delle lucertole moderne. Le ossa del cranio mostrano un esempio unico di fusione di vari elementi ossei e il becco si combina con mascelle forti, che avevano da 29 a 30 denti. Ciò suggerisce che, nonostante le sue piccole dimensioni, l'oculudentavis, il cui nome è composto da tre parole latine "occhio-dente-uccello", era un predatore e probabilmente si nutriva di piccoli artropodi o invertebrati, a differenza dei moderni uccelli di dimensioni simili, che non possiedono denti e si nutrono invece di nettare.

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