23:02 04 Luglio 2020
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Coronavirus - 2020 (fine gennaio - 20 marzo) (374)
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Scienziati della Johns Hopkins University hanno analizzato 181 casi di COVID-19 fuori dalla provincia cinese di Hubei fino al 24 febbraio di quest'anno. Dati parametri quali tempo di esposizione, insorgenza dei sintomi, febbre e rilevamento da parte delle autorità per ciascun caso, gli autori hanno creato un modello per il periodo di incubazione.

Lo studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine ammette di non essere riuscito a determinare quanto sia effettivamente contagioso il COVID-19 ma afferma di aver calcolato con buona approssimazione i tempi medi di incubazione, manifestazione primi sintomi, inizio della contagiosità.

Premesso che sono stati rilevati diversi casi in cui il virus è stato trasmesso da persone completamente asintomatiche, in media si può tuttavia dire che i soggetti malati inizino a tramettere a loro volta l’infezione alla comparsa dei primi sintomi. Il periodo di incubazione è appunto quel periodo che va dal momento in cui viene contratta la malattia al momento in questa inizia a manifestarne i sintomi.

Alcune ipotesi avevano in precedenza sostenuto che il periodo di quarantena di 14 giorni potesse non essere sufficiente e sarebbe stato necessario estenderlo a 19 o anche fino a 24 giorni.

Gli scienziati americani della Johns Hopkins University sostengono invece che sia sufficiente. I risultati della loro ricerca dimostrerebbero infatti che il periodo di incubazione del COVID-19 sarebbe in realtà di soli 5,1 giorni di media. In questo periodo infatti i sintomi comparirebbero in circa la metà degli infetti. In meno del 2,5 percento dei pazienti la malattia sarebbe stata rilevata entro i primi 2,2 giorni e dopo gli 11,5 giorni si manifesterebbe comunque in quasi tutti gli infetti (97,5 percento dei casi).

Sulla base di questo, gli autori dello studio ritengono che il periodo di quarantena di 14 giorni raccomandato sia abbastanza efficace.

"Sulla base della nostra analisi dei dati disponibili al pubblico, l'attuale raccomandazione per il monitoraggio attivo o la quarantena per 14 giorni è ragionevole", ha dichiarato l'addetto stampa dello studio, Justin Lessler, un epidemiologo presso la Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University, aggiungendo però che: “tuttavia è probabile che anche con tale precauzione alcuni casi potrebbero non venire rilevati a lungo termine”.

Secondo i risultati della simulazione infatti, dopo la quarantena di 14 giorni un 1 percento circa potrebbe ancora sfuggire perché manifesterebbe i primi sintomi solo dopo tale quarantena.

La ricerca dimostrerebbe che il periodo di incubazione per il COVID-19 sarebbe fondamentalmente lo stesso della SARS e maggiore della MERS-CoV (sindrome respiratoria del Medio Oriente verificatasi nel 2013 che aveva un periodo di incubazione medio dai cinque a sette giorni).

Caratteristica peculiare del nuovo coronavirus sarebbe invece il suo ‘periodo latente’ - il tempo cioè che intercorre tra la trasmissione e l'inizio dell'attività infettiva. Nel caso del COVID-19 questo periodo potrebbe essere più breve del periodo di incubazione in alcuni casi per cui una persona infetta potrebbe essere pericolosa per gli altri anche poco prima di aver iniziato a mostrare i sintomi della malattia.

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