11:48 08 Agosto 2020
Scienza e tech
URL abbreviato
121
Seguici su

Si chiama 52768, è grande quanto una montagna himalayana, viaggia veloce, e non piace molto alla NASA.

L’Agenzia spaziale americana ha annunciato l’approccio alla Terra di uno degli asteroidi più grandi tra quelli della classe Apollo e appartenenti alla categoria 'potentially hazardous' (potenzialmente pericolosi).

Tra i due e i quattro chilometri di diametro, una velocità superiore ai 30mila km/h, una capacità potenziale di impatto da devastazione su piano globale. Per rendere l’idea l’evento di Tunguska si calcola sia stato determinato da una cometa (quindi non rocciosa) esplosa per attrito con l’atmosfera prima di toccare il suolo e almeno cinquanta volte più piccola. Diciamo quindi un ‘cattivo ragazzo’ che gironzola intorno al nostro stesso Sole e che di tanto in tanto si trova ad incrociare la nostra orbita.

Il prossimo 29 aprile passerà a 6,29 milioni di chilometri da noi, distanza più che rassicurante. In pratica sono 16 volte la distanza che c’è tra noi e la Luna. Nessun problema quindi. In teoria.

In realtà l’orbita di questo 52768, conosciuto anche con il nome altrettanto poco evocativo di 1998 OR2, incrocia la nostra orbita ad ogni passaggio che fa intorno al Sole, cioè una volta ogni 3,68 anni terrestri. Questo significa che nel corso del tempo potrebbe trovarsi a passare più o meno vicino. Per ora i calcoli dicono che il massimo della vicinanza la avremo esattamente il 16 aprile del 2079, e anche allora non saremo costretti a fare le valige - passerà ad almeno 4 distanze lunari.

L'effetto biliardo

Ma allora qual è il problema e perché gli scienziati di tutto il mondo tengono con tanta attenzione sotto controllo le orbite di questi corpi celesti vagabondi? Semplice – per quanto i calcoli possano essere precisi e questi oggetti siano sottoposti nello spazio a leggi prestabilite e determinabili, esiste sempre la possibilità che nel loro percorso siderale possano essi stessi incocciare in qualche altro oggetto vagante oppure vedere deviata la propria traiettoria da altre fonti gravitazionali non previste.

In quei casi, ogni minima variazione comporta altri variazioni di orbite, tempi e combinazioni. Gli astronomi quindi ricalcolano costantemente tutti questi corpi classificati potenzialmente pericolosi per verificarne le traiettorie e verificare che non piglino mai la carambola sbagliata.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook