16:43 02 Dicembre 2020
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Per la prima volta nella storia nell’area russa dell’Artide si censiranno tutti gli orsi polari.

Questo programma è stato approvato di recente dal Ministero russo delle Risorse naturali. Sputnik vi spiega perché questi animali stanno facendo così tanto parlare di sé.

Sulle tracce dell’orso polare

Uno dei più grandi predatori terrestri del pianeta, l'orso polare, abita lungo tutta la costa dell'Oceano Artico, in Groenlandia, alle Svalbard e in numerose isole artiche. Di solito caccia sui ghiacci marini sui quali percorre migliaia di chilometri alla ricerca della sua preda principale, le foche.

L'orso polare è in cima alla catena alimentare e si comporta come una sorta di assistente sanitario dell'ecosistema polare. Uccide le foche deboli e malate, mangia le carcasse delle balene gettate a terra, non disprezza le carcasse in generale. In natura non ha nemici, ma il cambiamento climatico, l'inquinamento del suo habitat e il bracconaggio lo rendono molto vulnerabile. Ecco perché questo animale è presente nei Libri rossi internazionali e russi delle specie a rischio.

Gli scienziati hanno identificato 19 sottopopolazioni di orsi polari che vantano in totale circa 20.000 esemplari. Si registra un calo? La specie dev’essere salvata dall’estinzione?

Per rispondere a queste domande, è necessario tenere un registro del numero di animali. Ma questo è molto difficile per una serie di ragioni: l'inaccessibilità della maggior parte dei territori artici, l'elevato costo dei velivoli con cui si effettuano le osservazioni, l’insufficiente sviluppo di strumenti accessibili da remoto.

A partire dal 2009 gli scienziati dell'Istituto A. N. Severtsov per i problemi ambientali ed ecologici in seno all'Accademia nazionale russa delle scienze (RAN) hanno condotto un programma di ricerca sull'orso polare nell'Artide russa nell'ambito della spedizione permanente della RAN volta a studiare gli animali presenti nel Libro Rosso della Federazione Russa e altri esemplari particolarmente importanti della fauna russa. Gli esperti si recano regolarmente nell'habitat di questo predatore per catturarne alcuni esemplari, far loro indossare dei collari e prelevare biomateriali per successive analisi.

Le ultime 3 spedizioni hanno avuto successo: diversi esemplari femmine sono stati tracciati. Solo loro grazie alla loro corporatura riescono a tenere un collare con un trasmettitore radio. Il segnale viene trasmesso via satellite ed elaborato da un software in grado di tracciare il percorso effettuato da ogni orso in tempo reale. Due esemplari si trovano ora su Novaya Zemlya, una su Yamal, e la femmina catturata ad aprile nella Terra di Francesco Giuseppe ha attraversato i ghiacci marini fino ad arrivare alle Svalbard.

La scomparsa del paradiso ghiacciato

Analizzando i movimenti degli orsi, gli scienziati stanno cercando di capire in che modo gli animali polari si adattino al riscaldamento nella regione artica. Il loro ciclo di vita è fortemente influenzato dallo stato dei ghiacci marini su cui cacciano, effettuano transizioni a cadenza stagionale e cercano partner per l'accoppiamento. Sui ghiacci marini creano anche le loro tane: ad esempio, nel mare di Beaufort dove il ghiaccio è perenne.

Le osservazioni effettuate sin dalla fine degli anni '70 mostrano che il ghiaccio marino nella regione artica si scioglie più velocemente, si ricrea più lentamente e la superficie su cui si estende diminuisce. E senza ghiacci, gli orsi non possono cacciare. Dunque, questo predatore rimane bloccato sulla riva alla ricerca di cibo.

"Nel 2010 tutti gli orsi oggetto delle nostre osservazioni sono andati sui ghiacci. Nel 2011 hanno aspettato a lungo sull'isola prima che il ghiaccio arrivasse. Nella primavera del 2012, quando il mare di Kara ha iniziato a sciogliersi, la femmina si è avvicinata ai ghiacci, ha capito che non ce l’avrebbe fatta ed è tornata sulla terraferma. Nel 2016 sull'isola di Vaigach è stato osservato che, anche qualora vi sia la possibilità di andare sui ghiacci marini, gli animali preferiscono rimanere sulla riva. Gli orsi bianchi, invece, si comportano diversamente. Pare che si stiano adattando ai mutamenti climatici in corso”, spiega Nikita Platonov, ricercatore senior presso l’Istituto di ecologia applicata in seno alla RAN ed esperto di habitat artici. Ma non può fare a meno delle foche.

In tarda estate e in autunno, quando la superficie dei ghiacci marini nella regione artica è al minimo, gli orsi polari restano sulla terraferma affamati e bruciano le loro riserve di grasso sottocutaneo. Le femmine cercano una tana sulla riva, di solito sotto un pendio ricoperto di neve.

Vicino agli insediamenti umani si notano più spesso esemplari giovani di entrambi i sessi, ossia cacciatori numerosi ma meno esperti. Una volta che i ghiacci marini si avvicinano, questi animali cercano di avvicinarvisi.

L’assenza di ghiacci marini influisce negativamente sulle condizioni fisiche degli animali: così sostengono taluni scienziati canadesi e statunitensi. Insieme a colleghi di altri Paesi, questi scienziati hanno creato un modello utile a calcolare i cuccioli di orso polare in 3 generazioni basandosi sull'esempio della sottopopolazione della baia di Baffin, tratto marino compreso tra la Groenlandia e l'arcipelago canadese.

Nella baia di Baffin durante le stagioni calde il ghiaccio si scioglie. Gli orsi bianchi devono aspettare e rimangono sulla terraferma un mese più a lungo rispetto a 10 anni fa. Probabilmente è il motivo per cui hanno perso peso. Il modello creato ha mostrato che, se la tendenza continua, le femmine non saranno più in grado di trasportare due cuccioli ciascuna come avveniva prima e la sottopopolazione diminuirà.

Capacità di adattamento

Nel dicembre 2017 le immagini dell'orso polare che muore di fame hanno fatto il giro del mondo. Sono state scattate da documentaristi sull’isola di Baffin. Questo spettacolo straziante ha lasciato ben pochi indifferenti. Probabilmente molti hanno deciso che gli orsi polari stessero morendo e avessero bisogno di essere urgentemente salvati.

"Un orso affamato non può essere un indicatore per l'intera popolazione", sottolinea Nikita Platonov.

Lui stesso ha visto solo una volta un animale gravemente deperito. Era il 2016 sull'isola Bely nel mare di Kara.

"L'anno scorso sono stati apposti dei collari su esemplari non deperiti”, aggiunge lo scienziato il quale aggiunge di essersi imbattuto nel 2011 sulla Terra di Francesco Giuseppe in un esemplare maschio che cercava di portar via i cuccioli alle femmine. Si è poi scoperto che il maschio aveva i denti rotti e non riusciva a cacciare le foche. Quindi, aveva scelto una preda più facile.

È probabile che, dopo diversi anni consecutivi senza riuscire a caccia e nutrendosi quindi in maniera scorretta, il tasso di natalità di questi animali diminuisca, il tasso di mortalità dei cuccioli aumenti e, di conseguenza, il loro numero cali. In seguito, si registra l’avvento di un periodo più favorevole in cui la popolazione si ripristina.

“Di recente è stato rilevato che sulle rive del mar dei Ciukci vivono più di 3.000 esemplari. Ad oggi non sono note le dinamiche che interessano la popolazione di orsi polari né a livello mondiale né a livello nazionale russo. Nel 2015 i norvegesi hanno calcolato gli orsi polari nel loro Paese e non hanno registrato alcun particolare calo. Solamente l’area meridionale del mar di Beaufort ha mostrato una tendenza negativa. Non vi sono, tuttavia, evidenti segnali di una diminuzione degli orsi bianchi nel mondo”, osserva Platonov.

In sede di osservazioni gli scienziati utilizzano sempre più spesso strumenti che non richiedono alcun contatto diretto con l’animale. Grazie alle immagini satellitari ad alta risoluzione a 30 cm è possibile distinguere i singoli esemplari. Sarebbe logico impiegare una rete neurale e in questa direzione si sta lavorando. Tuttavia, è necessario un gran numero di dati per addestrare il software e il database oggi è ancora troppo limitato. 

“Vi sono anche droni a lungo raggio equipaggiati con strumentazioni in grado di scattare immagini nelle bande del visibile, infrarosso e ultravioletto. Nel 2016 abbiamo partecipato a un programma per il censimento degli orsi bianchi nel mar dei Ciukci. Nell’estate del 2018 per il monitoraggio sono stati impiegati con successo anche velivoli ultraleggeri. Dunque, ci stiamo adoperando per stare al passo con le tendenze più moderne”, conclude il ricercatore. 

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