23:59 11 Luglio 2020
Scienza e tech
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Astronomi intenti a studiare un gruppo di galassie lontane hanno scoperto qualcosa di inatteso e assolutamente sbalorditivo.

Tracce della più grande esplosione osservata nell’Universo. 5 volte più potente rispetto al precedente record noto alla scienza.

Qualcosa di straordinario deve essere successo al buco nero supermassiccio al centro del superammasso di galassie di Ofiuco a circa 390 milioni di anni luce da noi. La professoressa Melanie Johnston-Hollitt, dell'International Center for Radio Astronomy Research dell’Università di Curtin (Perth, Australia), ha dichiarato di essere scioccata dalla scoperta di un evento di tale potenza.

"Avevamo già osservato esplosioni nei centri delle galassie, ma questa è davvero, davvero, enorme", ha detto. La cosa più interessante, fa notare la stessa professoressa, è che “non sappiamo perché sia stata così potente” e che “... è successo molto lentamente, come un’esplosione al rallentatore avvenuta per centinaia di milioni di anni”.

E’ stata talmente potente da aver perforato il plasma dell’ammasso - il gas surriscaldato che circonda le galassie a partire dal buco nero.

La principale autrice dello studio, la dott.ssa Simona Giacintucci, del Naval Research Laboratory negli Stati Uniti, ha affermato che l'esplosione è paragonabile all’eruzione del 1980 del Mount St. Helens, che strappò via la cima della montagna.

"La differenza è che nel cratere provocato da questa esplosione qui ci potresti mettere 15 galassie come la nostra Via Lattea”, ha cercato di rendere l’idea la scienziata.

​Il professor Johnston-Hollitt ha invece soffermato l’attenzione sui particolari tecnici della scoperta spiegando che la colossale e anomala cavità nel plasma del superammasso era già stata notata in precedenza con i telescopi a raggi X ma gli scienziati avevano sempre respinto l’idea che potesse essere stata provocata da un’esplosione dal momento che avrebbe richiesto un rilascio di energia troppo grande persino per un buco nero supermassiccio.

"Erano tutti scettici sul fatto che l’anomalia potesse essere stata causata da un’esplosione” ha detto, “ma è proprio così. L’Universo è un posto davvero strano”.

Alla conclusione che quell’inspiegabile enorme vuoto di plasma (il cratere per dirla alla Giacintucci) non potesse essere determinata altro che da un’esplosione, gli astronomi sono arrivati grazie all’utilizzo dei grandi radiotelescopi.

"I dati radio si adattano ai raggi X come una mano in un guanto", ha detto il coautore della ricerca Dr Maxim Markevitch, del Goddard Space Flight Center della NASA.

"Non abbiamo dubbi che si sia trattato di una ‘eruzione’ di dimensioni senza precedenti".

La scoperta è stata fatta usando quattro telescopi; Osservatorio dei raggi X Chandra della NASA, XMM-Newton dell'ESA, Murchison Widefield Array (MWA) nell'Australia occidentale e Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) in India.

Il professor Johnston-Hollitt, che è il direttore del MWA ed esperto di ammassi di galassie, ha paragonato questa alla scoperta delle prime ossa di dinosauro.

"È un po 'come l'archeologia", ha detto. "Ci hanno dato gli strumenti per scavare più a fondo con i radiotelescopi a bassa frequenza, e ora dovremmo essere in grado di trovare più esplosioni come questa".

La scoperta sottolinea l'importanza di studiare l'Universo a diverse lunghezze d'onda, ha sottolineato a sua volta il professor Johnston-Hollitt.

"Tornare indietro e fare uno studio sulla lunghezza d'onda multipla ha davvero fatto la differenza in questo caso", ha detto Hollit che si è anche dichiarato convinto che questa potrebbe non essere altro che una delle tante scoperte che ora ci aspettano utilizzando il nuovo metodo.

"Abbiamo fatto questa scoperta con la Fase 1 del MWA, quando il telescopio aveva 2048 antenne puntate verso il cielo. Presto raccoglieremo osservazioni con 4096 antenne, che dovrebbero essere dieci volte più sensibili. Penso che sarà piuttosto eccitante", ha concluso il professore senza trattenere entusiasmo.
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