18:54 30 Marzo 2020
Scienza e tech
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Una scoperta che potrebbe cambiare alcuni assiomi in campo biologico e rivelarsi significativa anche per la ricerca di forme di vita su altri pianeti.

Gli scienziati hanno appena scoperto un parassita simile a una piccola medusa completamente privo di genoma mitocondriale, il primo organismo multicellulare noto per avere questa caratteristica. Questo significa che si tratta di una creatura che non respira.

La vita sulla Terra iniziò a sviluppare la capacità di metabolizzare l'ossigeno - cioè respirare – circa un miliardo e mezzo di anni fa. Un grande archeobatterio fagocitò un batterio più piccolo e in qualche modo la nuova combinazione fu benefica per entrambe le parti. Quella prima relazione simbiotica portò i due organismi a evolversi insieme, e alla fine quei batteri insediati all’interno dell’organismo più grande divennero quei piccoli organi che chiamiamo mitocondri. Ogni cellula del nostro corpo, a parte i globuli rossi, ha un gran numero di mitocondri, i quali sono essenziali per il processo di respirazione. Scindono l'ossigeno per produrre una molecola chiamata adenosina trifosfato, che gli organismi pluricellulari usano per alimentare i processi cellulari.

Sappiamo che esistono adattamenti che consentono ad alcuni organismi di prosperare in condizioni di bassissimo ossigeno. Alcuni organismi monocellulari hanno sviluppato organelli correlati ai mitocondri per il metabolismo anaerobico, ma la possibilità di organismi multicellulari esclusivamente anaerobici è stata a lungo oggetto di dibattito scientifico.

Almeno fino a che il team di ricercatori guidato da Dayana Yahalomi dell'Università di Tel Aviv in Israele, ha deciso di osservare con maggiore attenzione un comune parassita del salmone chiamato Henneguya salminicola.

​Si tratta di un cnidario, detto anche celenterato, appartenente allo stesso gruppo dei coralli, meduse e anemoni. E’ un parassita del salmone, si insedia creando delle cisti ma non è letale per il pesce, con il quale convive per l’intero ciclo naturale della vita di questi.

Nascosto nel suo ospite, il piccolo organismo riesce a sopravvivere in condizioni ipossiche. Questo ha attirato l’attenzione degli scienziati che per capire come questo gli sia possibile, hanno avuto l’intuizione di andare a studiare il DNA di questa piccola creatura.

Usando sequenziametri e microscopia a fluorescenza i ricercatori hanno scoperto che la Henneguya salminicola è completamente priva di genoma mitocondriale. Non possiede quindi capacità di respirazione aerobica.

Come gli organismi monocellulari, si era evoluto in organelli correlati ai mitocondri, ma anche questi sono insoliti: hanno pieghe nella membrana interna che di solito non si vedono. Questi risultati mostrano quindi che, finalmente, si è riusciti ad individuare un organismo pluricellulare che non ha bisogno di ossigeno per sopravvivere.

Ora il mistero è come faccia a sopravvivere. Forse ha escogitato un metodo particolare per sfruttare il suo ospite e ricava direttamente da questi tutto quello che gli serve per il metabolismo. Gli scienziati suppongono che questa curiosa specie sia arrivata a fare a meno dei mitocondri grazie ad una evoluzione/devoluzione. In pratica si tratterebbe di una semplificazione genetica – nel corso probabilmente di milioni di anni, questo parassita si sarebbe devoluto da un antenato simile ai celenterati che conosciamo comunemente. Una delle leggi universali in natura è che tutto quello che non serve debba venire sacrificato. Evidentemente questa piccola creatura ha trovato il modo di fare a meno dell’ossigeno sfruttando il suo ospite, quindi ha perso i mitocondri, dato che non servivano più.

​Questo parassita è innocuo per l’uomo ma i salmoni che ne sono affetti hanno un aspetto non particolarmente invitante dal punto di vista commerciale per via delle piccole vesciche che la sua presenza causa al pesce sulle squame, tuttavia non sappiamo se questa scoperta potrà essere in qualche modo sfruttata dall’industria ittica. Quello che però è certo, è che si tratta di una nuova conoscenza che aiuta a capire qualcosa di più su come possa funzionare la vita al di là degli assiomi finora assunti.

"La nostra scoperta conferma che l'adattamento ad un ambiente anaerobico non è unico per gli eucarioti a cellula singola, ma è possibile anche in animali parassitari multicellulari", hanno scritto i ricercatori nel loro articolo pubblicato sulla rivista scientifica PNAS.

Si tratta di una scoperta che potrebbe anche indurre a ricomprendere nella ricerca di forme di vita extraterrestre corpi celesti prima esclusi a priori.

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