20:44 06 Aprile 2020
Scienza e tech
URL abbreviato
0 01
Seguici su

Le analisi di una 61enne americana hanno mostrato che quest'ultima, a causa di una patologia congenita, è in grado di fermentare l'alcool all'interno della propria vescica.

Ad una donna, residente a Pittsburgh, in Pennsylvania, è stata diagnosticata una rara patologia a causa della quale all'interno della sua vescica viene continuamente prodotto dell'alcool.

La paziente, oggi in pensione, soffriva di cirrosi epatica e si trovava in lista di attesa per un trapianto di fegato; rintracciate  tracce di alcool nelle analisi del sangue, i medici hanno cominciato a sospettare che la donna potesse soffrire di alcolismo.

Dopo aver dimostrato ai medici di non bere, la donna ha richiesto ulteriori analisi che hanno messo in luce delle incongruenze: innanzitutto le analisi del sangue non evidenziavano la presenza di etanolo in circolo, mentre quelle delle urine sì. Inoltre, la paziente non presentava alcun sintomo da intossicazione alcolica.

Un'altra stranezza è risultata poi essere la presenza di una tale quantità di glucosio nel sangue tale da suggerire una iperglicosuria, in combinazione con dei funghi, identificati come Candida glabrata, che a livello chimico sono degli analoghi dei lieviti utilizzati per la fermentazione della birra.

Tali risultati hanno portato gli esperti sulla buona strada, permettendo di registrare il primo caso nella storia di patologia che sostanzialmente innesca la produzione di etanolo all'interno della vescica.

"Il caso che stiamo descrivendo dimostra come sia facile non accorgersi dei segnali di una sindrome dell'autoproduzione di birra nel sistema urinario", hanno spiegato gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

La sindrome dell'autoproduzione di birra, nota anche come sindrome della fermentazione intestinale è una condizione medica rara in cui vengono prodotte quantità di etanolo mediante fermentazione endogena degli amidi all'interno del sistema digestivo.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook