19:39 07 Aprile 2020
Scienza e tech
URL abbreviato
Scienza e fantascienza (36)
140
Seguici su

I meteorologi prevedono che in Russia nevicherà quasi tutti i giorni in questo periodo. Gli scienziati sostengono che si potrà persino assaggiare questa neve. Infatti, le precipitazioni oggi sono più pulite rispetto a qualche anno fa, e i microrganismi patogeni compaiono nei cumuli di neve solo 12 ore dopo.

Certo, è meglio non mangiare neve colorata, ma non bisogna nemmeno averne paura. I fiocchi di neve rossi e gialli non sono solitamente dovuti alla presenza di sostanze chimiche nocive nell'atmosfera.

Assaggiare la neve

Nel 2017, scienziati rumeni e ungheresi hanno prelevato campioni di neve fresca nella cittadina di Miercurea Ciuc (Romania). I campioni prelevati presso un parco e una rotatoria sono stati collocati in contenitori sterili ermeticamente chiusi. Successivamente i ricercatori hanno tentato di far crescere colonie di batteri e muffe al loro interno.

Si è scoperto maggiore è l’età della neve, migliore è la frequenza di riproduzione dei microrganismi patogeni. Il giorno seguente, infatti, vi erano tra i 5 e i 20 batteri in un millilitro di neve sciolta. Due giorni dopo, gli scienziati ne hanno contati 65, e una settimana dopo circa 200. Solamente 12 ore dopo la nevicata si sono registrati la nascita e lo sviluppo attivo di colonie. Prima di quel momento la neve non era in alcun modo nociva per la salute, sarebbe stato possibile mangiarla. 

Concorrono a creare un ambiente favorevole alla riproduzione dei patogeni le particelle di polvere mischiate alla neve. Infatti, passando attraverso l’aria, i cristalli di neve catturano le particelle più solide e i composti gassosi. Dunque, in base alla composizione della neve si capisce la situazione in cui versa l’ambiente. E se è vero quanto emerso dallo studio dei ricercatori dell’Istituto di geologia e mineralogia presso il Distretto siberiano dell’Accademia nazionale russa delle scienze, i cumuli di neve oggi presenti nelle città russe sono molto più puliti rispetto a quelli di 10 anni fa, perlomeno in Siberia.

Da dove viene la neve gialla?

Nel 2018 gli abitanti delle regioni della Russia meridionale e della Transcaucasia hanno avuto tutte le ragioni per dubitare delle conclusioni a cui sono giunti di scienziati siberiani. A marzo 2018, infatti, sulle montagne è caduta neve gialla e arancione. Tuttavia, è emerso che tale colorazione non era dovuta tanto a emissioni nocive nell’atmosfera quanto a una recente tempesta di sabbia nel lontano deserto libico. Una nuvola di polvere si era sollevata in Libia e, dopo aver sorvolato il Mediterraneo e la Turchia, nell’arco di 2 giorni ha raggiunto il Caucaso. Particelle di sabbia mista a cristalli di neve hanno portato alla formazione di cumuli di neve gialla per le strade di Sochi e di altre città della Russia meridionale.

In realtà, questi fenomeni non sono poi così rari. Seguendo le infiltrazioni di polvere presenti nei carotaggi effettuati all’interno dei ghiacciai, gli scienziati riescono a studiare come si è evoluto nel tempo il clima. Ad esempio, i ricercatori hanno stabilito che la polvere depositatasi in uno dei ghiacciai della regione circostante l’Elbrus nel 2009 anch’essa proverrebbe dalla Libia orientale. Questo ha permesso di distinguere queste polveri da altre legate a sedimentazioni precedenti. Inoltre, sulla base dei dati ottenuti i glaciologi hanno concluso che in Medio Oriente gli ultimi decenni sono stati i più secchi dell’ultimo quarto di millennio.

Cumuli di neve profumati

In primavera sulle montagne della Russia si trova la cosiddetta “neve d’anguria”. Questa neve ha una colorazione rossastra o rosata e profuma di anguria fresca. Questo effetto è dovuto a una specie di alghe, Chlamydomonas nivalis, che cresce nei cumuli di neve.

Nelle cellule di questo vegetale, oltre alla clorofilla, è contenuto un pigmento rossastro, il carotenoide astaxantina. Durante la riproduzione che prende avvio nelle giornate più calde il numero di alghe cresce in maniera tanto importante da colorare rapidamente il manto nevoso.

Neve d’anguria
© CC0 / Pacific Southwest Region 5 - 170828-FS-Inyo-PRW-001-MountRitter /
Neve d’anguria

Il colore marrone e verde che talvolta assumono i cumuli di neve è conferito loro, invece, da altri vegetali amanti del freddo: Rhaphidonema nivale e Ancylonema, che sopportano temperature sotto lo zero. Quando l’aria sale sopra i 4°C, le alghe muoiono.

Attacco degli insetti

A marzo dello scorso anno in una cittadina nei pressi di Samara è caduta della neve ricoperta da piccolissimi insetti vivi. Sui social network si cominciò persino a parlare del fatto che potessero essere “pulci aliene” decise a conquistare la Terra.

Effettivamente si trattava si pulci, ma terrestri. Erano i collemboli. Questi vivono nel terreno e sono considerati infestanti per il raccolto. Nella stagione calda, quando la neve comincia a sciogliere, si rifugiano nell’acqua.

I collemboli producono una proteina particolare che agisce come una sorta di antigelo e permette loro di sopravvivere a temperature inferiori allo zero. Qualche anno fa alcuni scienziati canadesi hanno persino sintetizzato questa proteina in laboratorio. Infatti, questa potrebbe essere impiegata per conservare gli organi destinati al trapianto.

Tema:
Scienza e fantascienza (36)

Correlati:

Brignone-Goggia, doppietta italiana sulle nevi russe
Norilsk, la città russa sepolta dalla neve – Foto e Video
Aereo con 94 passeggeri impatta nella neve in Siberia - Video
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook