19:22 07 Aprile 2020
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Il metodo più efficace per combattere il cancro oggi è l'immunoterapia, ha affermato il Segretario Generale della German Cancer Society, Johannes Bruns. Ma cos’è l’immunoterapia?

Bruns ha partecipato giovedì alla firma di un accordo di cooperazione tripartita tra l'Associazione degli oncologi russi, la German Cancer Society e il forum Koch-Mechnikov a margine del Congresso tedesco sul cancro (Deutscher Krebskongress 2020).

"Il metodo più efficace oggi in oncologia è l’oncologia immunitaria, la quale si realizza, da un lato con l’aiuto di farmaci, dall'altro con l'utilizzo delle cellule T alterate. Quest'ultimo metodo è qualcosa di completamente nuovo, esiste solo dall’anno scorso”, ha detto Bruns.

Il professore ha spiegato che l'efficacia di questo metodo sarebbe associata non tanto alla percentuale di guarigioni, quanto al fatto che alcuni linfomi, precedentemente incurabili, sarebbero ora trattabili. Non si tratta di tutti, ha tenuto a specificare, ma di molti pazienti che prima erano condannati e che ora invece ricevono una speranza.

"Il cancro non è una malattia omogenea, attacca molti organi e abbiamo già molto successo nel trattamento di alcuni tipi di cancro, ad esempio il cancro del sangue (leucemia), dove vengono ora utilizzate le cellule T", ha detto il segretario generale dell'organizzazione, aggiungendo tuttavia che "molto deve ancora essere fatto".

​Il German Cancer Congress è un forum su larga scala che riunisce ogni anno più di diecimila scienziati, medici, politici e rappresentanti di ministeri e dipartimenti. Il congresso, che durerà fino al 22 febbraio, ospiterà più di 300 eventi dedicati agli ultimi traguardi nella diagnosi, terapia e prevenzione dei pazienti.

Cosa sono le ‘cellule T’

Medico chirurgo al lavoro
© Sputnik . Константин Чалабов
In oncologia, la terapia genica è un campo relativamente nuovo ma recentemente sono iniziate le sperimentazioni in questa direzione. La strategia è quella di riprogrammare il sistema immunitario di un paziente oncologico, in modo tale che possa riconoscere e combattere le cellule tumorali da solo. Per fare questo si utilizzano i linfociti T, ossia un tipo di globuli bianchi. Questi vengono prelevati dal paziente (semplice prelievo del sangue), poi riprogrammati, cioè modificati geneticamente, nonché moltiplicati in laboratorio, e infine reinfusi. Una volta reintrodotti nei pazienti, questi individuano e attaccano specifiche tipologie di cellule tumorali come i linfociti fanno di solito con i comuni virus. La tecnica già diffusa, nota come Car-T, (Chimeric antigen receptor = recettore antigenico chimerico) ha tuttavia mostrato dei limiti finora, dal momento che queste cellule immunitarie riprogrammate sono in grado di riconoscere solamente alcuni tipi di tumore.

Le cellule T sono appunto quelle cellule derivate da linfociti T ma i cui ricettori vengono modificati per renderle universali. Cellule cioè che, almeno in teoria, possano funzionare con persone diverse e tumori diversi. La speranza sarebbe quindi di riuscire a dotare la medicina oncologica di un’arma universale. La sperimentazione in questa direzione è iniziata da poco ma, come suggerisce il professor Johannes Bruns, proprio questa è la direzione su cui le scienze mediche dovrebbero concentrarsi.

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