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Milioni di ettari di foresta sono stati interessati dall’incendio di maggiore portata in tutta la storia dell'Australia. La pioggia ha contribuito a frenare la calamità.

Gli scienziati ritengono che le nuvole di fumo provenienti dalle foreste in fiamme possa raggiungere la stratosfera, diffondersi in tutto il mondo e causare un cambiamento climatico a livello globale.

La calda estate del 2019

Dall'inizio del XX secolo le temperature in Australia sono aumentate di circa 1°C. Solamente in Artide le temperature aumentano più velocemente. Ma l’Emisfero australe vanta solitamente un clima caldo, periodi di siccità e incendi boschivi con frequenza annuale.

Gli studi dimostrano che più fa caldo più frequenti e forti sono gli incendi naturali che divampano in tutto il mondo. L'Australia è a rischio. Il disastro attuale arriva dopo un anno di caldo record, ondate di caldo prolungato, siccità e scarse piogge.

Questa volta è andata molto peggio rispetto al 2009, anno in cui le temperature a Melbourne hanno raggiunto i 46,4 gradi. Sabato 7 febbraio 2009 (nell’emisfero australe in questo periodo dell’anno è estate) viene chiamato Black Saturday: la città era avvolta dal fumo.

Gli incendi di questi mesi hanno distrutto centinaia di abitazioni, intere popolazioni di animali selvatici, i koala hanno perso parte del loro habitat originario, ci sono state vittime umane. I danni economici della catastrofe sono enormi, soprattutto considerate le conseguenze indirette sulla salute umana e sull'ambiente.

Come scrivono gli scienziati della Monash University di Melbourne, gli incendi aumentano il rischio di malattie polmonari, asma e infezioni respiratorie. Probabile anche il legame tra gli incendi e l’insorgenza di malattie cardiovascolari e oculari, malattie mentali e complicanze durante il parto.

L’inalazione diretta delle particelle di fumo di grandezza compressa tra i 2,5 e i 10 micrometri è particolarmente pericolosa anche per via del fatto che non sono state fornite protezioni efficaci per proteggersi.

Riscaldamento della stratosfera

L'aria proveniente dagli strati inferiori dell'atmosfera non penetra nella stratosfera grazie alla tropopausa dove il gradiente termico verticale è molto elevato. Solo durante forti eruzioni vulcaniche la colonna di cenere generate può superare tale barriera e raggiungere la stratosfera inferiore a quota compresa tra gli 11 e i 25 chilometri. In quest’area le particelle si mescolano fra loro e si disperdono per tutto il pianeta.

Per molto tempo si è creduto che la fuliggine derivante dagli incendi boschivi non attraversasse la tropopausa e circolasse invece più in basse, ossia vicino alla fonte di emissione. Alla fine del XX secolo, vi erano evidenze a sufficienza per confutare quest’ipotesi. Una di queste è l'incendio divampato in Australia nel 2009.

Gli scienziati di La Trobe University (Melbourne), analizzando i dati provenienti dal satellite svedese Odin, hanno dimostrato che la colonna di fumo si era elevata a quota compresa tra 17 e 19 km una settimana dopo l’inizio degli incendi. I prodotti della combustione hanno circolato per 6 settimane intorno al pianeta alla latitudine tropicale. Gli scienziati a tal proposito spiegano che gli incendi boschivi sono un vero e proprio focolare all’aperto dal quale, come da un rogo, si eleva un'enorme massa di fumo. Tale massa si raffredda e, ascendendo ulteriormente, forma una nuvola denominata pirocumulonembo. Quest’ultimo continua a guadagnare quota grazie alle correnti convettive interne e diventa una nube temporalesca. Vi possono anche non essere piogge, ma i fulmini che si genereranno potranno causare nuovi incendi.

Pirocumulonembi particolarmente potenti sono in grado di penetrare nella stratosfera e di viaggiare attraverso l'emisfero. Ad esempio, taluni scienziati di Tomsk hanno rilevato tracce di incendi boschivi in Siberia i quali avevano imperversato in precedenza in Canada nel giugno 1991.

Per giungere a tale conclusione è stato fondamentale l’impiego di LIDAR, dispositivi laser in grado di analizzare la composizione dell'aria. È curioso che le nubi fuliggine derivanti da questi incendi abbiano raggiunto la stratosfera europea ancor prima degli aerosol generati dall’eruzione del Monte Pinatubo nelle Filippine. A tal proposito, si ricordi la sua colonna di materiale piroclastico generatasi in esito all’eruzione ha raggiunto i 21 chilometri.

Nel 2002, scrivono gli autori dell'articolo, sono stati osservati negli USA 17 pirocumulonembi correlati a incendi. Alcuni di essi hanno raggiunto la stratosfera inferiore.

Eredità della guerra nucleare

I pirocumulonembi rappresentano un elemento di incertezza in sede di simulazione climatica. Per risolvere questa criticità, taluni scienziati statunitensi propongono di ricorrere a simulazioni computerizzate solitamente impiegate per la descrizione di scenari relativi a guerre nucleari. Ad esempio, questi scienziati hanno preso in esame gli incendi boschivi divampati il 12 agosto 2017 in America settentrionale. Secondo i dati satellitari, quel giorno la colonna di fumo raggiunse i 12 km e nell’arco di un paio di settimane gli aerosol dei prodotti della combustione furono rilevati a quota 23 km. Nei mesi successivi il fumo si disperse nella stratosfera di tutto l’emisfero boreale.

La fuliggine si compone di carbonio organico e nero di carbone, ossia di residui di una combustione incompleta della biomassa. Queste particelle sono in grado di assorbire la radiazione solare e di riscaldare l'aria. Maggiore è la quantità di nero di carbone presente in una nuvole, maggiore e più veloce sarà l’ascensione di tale nuvola e più lenta sarà l’espulsione dalla stratosfera di tali particelle.

La simulazione di incendi urbani generati da esplosioni nucleari dimostra che il nero di carbone riscalda l’aria, si accompagna a grandi quantità di vapore acqueo e contribuisce ad allargare il buco nell’ozono della stratosfera. Sembra che i grandi incendi boschivi inneschino il medesimo meccanismo. Ad ogni modo, nell’agosto 2017 sono state rilevate anomalie localizzate relative all’ozono e al vapore acqueo nella stratosfera. Gli scienziati collegano tali anomalie con la presenza degli incendi boschivi.

Non è escluso che la fuliggine derivanti dagli incendi boschivi, presente nella stratosfera per più di 8 mesi, influisca sul clima a livello globale. Da un lato, potrebbe raffreddare l’aria dissipando la radiazione solare come avviene in esito alle eruzioni vulcaniche. Dall’altro, nell’atmosfera finirebbero grandi quantità di CO2, il gas serra più dannoso. Chiaramente tale gas entrerebbe nel ciclo naturale del carbonio e sarebbe infine riassorbito dalla biomassa da cui è stato generato. Tuttavia, è possibile dedurre che tale equilibrio naturale possa subire variazioni. Infatti, un numero eccessivo di incendi, periodi di siccità e piogge scarse in tutto il mondo impedirebbe ai boschi di ricrescere alla stessa velocità di prima. Ciononostante, l’eccedenza di gas serra nell’atmosfera contribuirà comunque all’ulteriore aumento delle temperature.

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Australia, clima, Cambiamenti climatici, Cambiamenti climatici, cambiamenti climatici
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