10:50 19 Settembre 2020
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L'anno scorso l'Australia ha riconosciuto ufficialmente la prima estinzione di una specie causata dal cambiamento climatico. Si tratta del Melomys rubicola, una specie di ratto privato del suo habitat abituale a causa del riscaldamento globale.

Anche ornitorinchi, tartarughe, orche del Pacifico e circa un milione di altre specie vegetali e animali sono a rischio, secondo i membri del Gruppo intergovernativo sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES). Ricercatori danesi e svedesi prevedono che entro la fine del secolo quasi tutti gli animali oggi in via di estinzione saranno scomparsi, il che significa che il pianeta è ufficialmente entrato in una nuova era di estinzione di massa.

Scompaiono persino gli insetti

Gli esperti dell'IPBES stimano che un decimo di tutte le specie vegetali e animali esistenti scomparirà nei prossimi decenni. Oltre il 40% degli anfibi, il 33% dei coralli e più di un terzo dei mammiferi marini sono a rischio. Altrettanto a rischio è anche quasi un quarto di tutte le specie terrestri.

Inoltre, gli scienziati hanno registrato un rapido calo del numero di insetti. Secondo dati recenti, la loro biomassa totale sta diminuendo del 2,5% all'anno. La regione di Puerto Rico è una delle più colpite da questo fenomeno: qui il numero di insetti è diminuito del 78-98% negli ultimi 36 anni.

I ricercatori osservano che il calo del numero di insetti ha già portato all'estinzione degli uccelli, delle rane e delle lucertole che si nutrivano di essi.

"Considerata la velocità di estinzione delle specie, possiamo dire di vivere in un’epoca di estinzione di massa. Ci troviamo però in una fase iniziale di quest’epoca. Le sue conseguenze più devastanti e in molti casi irreversibili devono ancora arrivare", ha dichiarato Alexey Zimenko, direttore del Centro per la tutela della biodiversità in un’intervista rilasciata a Sputnik.

L’uomo come assassino

Gli autori della maggior parte degli studi danno la colpa dell'attuale situazione catastrofica all'uomo. Secondo l'IPBES, l’uomo è responsabile del 75% dei cambiamenti sulla Terra e del 40% di quegli negli oceani. Oggi, più di un terzo della superficie è utilizzata per l'agricoltura, principalmente per la coltivazione delle piante e il pascolo. Circa un terzo del pesce commerciale è il risultato di pesca eccessiva. In totale l’uomo estrae ogni anno fino a 60 miliardi di tonnellate di risorse rinnovabili e non rinnovabili. È il doppio rispetto a mezzo secolo fa.

Secondo lo studio degli scienziati americani e cinesi, le popolazioni di molti vertebrati oggi estinti hanno cominciato a diminuire drasticamente alla fine del XIX secolo, in concomitanza con l’inizio dell'industrializzazione nella maggior parte dei Paesi. Gli esperti hanno analizzato oltre 10.000 studi sulla diversità genetica di 2764 specie. La conclusione è preoccupante: ogni 10 anni le popolazioni di animali in via di estinzione si riducono del 25%. Tuttavia, oggi le dimensioni medie di tali popolazioni rappresentano solo il 5% del numero registrato alla fine del XIX secolo.

"Non intendo quantificare la velocità di estinzione, ci sono dati di autorevoli gruppi di ricerca, anche internazionali, al riguardo. Ma è sicuramente molto alta e assai pericolosa. Tali valori non corrispondono a periodi stabili dello sviluppo della biosfera e anzi si rifanno piuttosto ad epoca catastrofiche della storia della Terra. In futuro, a soffrire (e ad aver già sofferto) più degli altri saranno animali e piante, presenti in una gamma di habitat limitata, negli altipiani, nelle aree più contaminate dall’uomo (come le steppe) o in quelle più interessate dai cambiamenti climatici (aree subtropicali secche, area artica). Sempre a rischio si trovano le specie che hanno una dieta molto limitata o ancora i superpredatori. Questi ultimi sono a rischio per via del fatto che all’interno del loro cibo si accumula un gran numero di sostanze inquinanti”, ha spiegato Alexey Zimenko.

Secondo Zimenko, la situazione attuale può rivelarsi propizia per quegli animali che si adattano facilmente a vari tipi di cibo e a qualsiasi condizione di vita.

"È improbabile che il noto ratto grigio, la cornacchia grigia e specie simili con un'altissima adattabilità alle condizioni esterne possano essere seriamente colpiti. Ma specie simili sono pochissime. Non sono in grado di garantire il normale funzionamento degli ecosistemi naturali", ha sottolineato lo scienziato.

I roditori

I biologi danesi e svedesi stimano che il 99,9% delle specie animali in via di estinzione e il 67% delle specie vulnerabili scompariranno entro questo secolo. A primi ad estinguersi saranno i rappresentanti della megafauna, quali elefanti e rinoceronti. Di converso, aumenteranno le popolazioni di piccoli animali come i ratti. Ci vorranno dai 3 ai 5 milioni di anni perché il nostro pianeta ripristini la biodiversità almeno al suo livello attuale. Occorreranno altri 2 milioni di anni per tornare al livello precedenti all’inizio dell’attività dell’Homo sapiens.

Gli autori ipotizzano che in futuro la Terra possa diventare un regno di roditori: infatti, questi animali sono presenti in gran numero e possono facilmente adattarsi a nuovi habitat. In questo modo, possono sopravvivere a un'altra estinzione di massa. Ma la perdita della famiglia degli elefanti, indiani e africani, taglierà di fatto un altro ramo dell'albero evolutivo. Gli scienziati suggeriscono di salvare prima proprio questi animali. Tra le specie prioritarie ci sono il rinoceronte nero, il panda minore e gli Indridi.

"Le specie a rischio oggi si estingueranno a meno che le politiche e le pratiche di sfruttamento del territorio non cambino in modo significativo e a meno che non riducano il proprio effetto distruttivo sugli ecosistemi naturali. Se lasciamo le cose così come sono, perderemo o ridurremo drasticamente le funzioni dell'ecosistema senza le quali la vita umana è impossibile. Nella migliore delle ipotesi, l'estinzione di massa porterà a un completo rinnovamento della biosfera: nuovi sistemi naturali, paesaggi e altre specie di flora e fauna. Ci vorranno molti milioni di anni. Alla fine, è probabile che la natura riesca a sopravvivere. Ma avrà un aspetto completamente diverso. Non sono sicuro che ci sarà posto per l'uomo nella nuova biosfera", ha concluso Alexei Zimenko.

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