19:58 06 Aprile 2020
Scienza e tech
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Un team di astronomi guidato dal professor Junzhi Wang, dell'Accademia cinese delle Scienze, ha annunciato di aver rilevato grandi presenze di ossigeno allo stato molecolare in una galassia particolarmente attiva a oltre mezzo miliardo di anni luce da noi. Perché è importante questa scoperta?

La scoperta è importante perché si tratta del primo rilevamento di ossigeno molecolare su di un’altra galassia. In precedenza infatti vi erano stati tre rilevamenti al di fuori del nostro Sistema Solare ma all’interno della Via Lattea, nonché un importante rilevamento ma su Orione, che è una nebulosa e non una galassia, per cui si presume molto meno adatta ad ospitare potenziali forme di vita.

In realtà, è dominio pubblico il fatto che l’ossigeno sia il terzo elemento più abbondante nell’Universo, dopo idrogeno ed elio. Non tutti però sanno che l’ossigeno lo si trova per la gran parte combinato con altri elementi come per esempio con l’idrogeno a formare l’acqua, una delle sue unioni più riuscite ed utili alla vita. Ma innumerevoli sono le combinazioni possibili – ossidi metallici, silicati, carbonati e quindi rocce ma anche terreno. L’ossigeno che respiriamo noi però è quello chiamato in ‘forma molecolare’, composto cioè da due atomi di ossigeno (O2).

Gli scienziati vanno ‘ghiotti’ di ossigeno molecolare e fanno a gara ad individuarne nell’Universo. Il motivo è molto semplice – l’ossigeno in questa forma ‘libera’ può formarsi in grandi quantità solo quando l’attività stellare irradia il ghiaccio presente nei loro sistemi per scioglierlo in acqua prima ed evaporarlo poi. Quindi la presenza di ossigeno molecolare lascia supporre che, dove presente, possa esservi anche l’intera catena necessaria alla vita per come la conosciamo noi, acqua compresa.

La scoperta dell’ossigeno in forma libera avvenuta 9 anni fa nella nebulosa di Orione tuttavia, faceva sì ben sperare di poter trovarne in abbondanza anche da altre parti dell’Universo, ma non entusiasmava dal punto di vista della ricerca di altre forme di vita dal momento che, come accennato, Orione è una nebulosa e quindi scarsa di corpi solidi.

Gli astronomi hanno cercato ossigeno in tutti i modi e gli angoli dell’Universo, usando l'astronomia millimetrica, che rileva le lunghezze d'onda radio emesse dalle molecole; e la spettroscopia, che analizza lo spettro per cercare lunghezze d'onda assorbite o emesse da molecole specifiche.

Ma tutte queste ricerche avevano sempre rivelato una sconcertante mancanza di molecole di ossigeno libero finora. Non necessariamente perché non ve ne sia, ma perché forse "manca ancora un quadro completo della chimica dell'ossigeno nei diversi ambienti interstellari", si trova scritto nella pubblicazione del team di astronomi guidato da Junzhi Wang dell'Accademia cinese delle scienze sul The Astrophysical Journal.

Tutto questo ci porta alla scoperta avvenuta osservando la galassia Markarian 231.

La scoperta

Markarian 231 è speciale. Scoperta nel 1969, si trova a 561 milioni di anni luce da noi e la particolarità è tutta nel suo nucleo – una quasar. Una quasar è un nucleo galattico attivo estremamente luminoso e potente. Si ritiene che tale grande luminosità sia causata dai gas e le polveri che cadono in un buco nero supermassiccio formando un cosiddetto ‘disco di accrescimento’. Ebbene, nel caso di Markarian 231 gli scienziato ritengono che i buchi neri supermassicci siano addirittura due e ruotino vorticosamente uno intorno all’altro formando un’unico straordinario sistema binario.

Attratti da questa straordinaria potenza l’equipe di Wang è andata alla ricerca della presenza dell’ossigeno molecolare con il radiotelescopio IRAM in Spagna e l’interferometro NOEMA sulle alpi francesi, provando tutte le lunghezze d’onda.

Alla fine hanno trovato il segnale dell’ossigeno a circa 10 kiloparsec (oltre 32mila anni luce) dal centro di Markarian 231. Non solo, le misurazioni rivelano che l’ossigeno rispetto all’idrogeno in quella zona sarebbe circa cento volte maggiore rispetto a quello rinvenuto nel 2011 nella nebulosa di Orione, segno che in quella galassia potrebbe avvenire una processo di scissione molto maggiore.

Markarian per altro è una galassia che subisce una furiosa formazione stellare, più di cento nuove masse solari all’anno si calcola, contro le sole una, massimo due masse solari all’anno che si formano sulla nostra Via Lattea.

Ma allora, se è una galassia così attiva, che produce tanti nuovi sistemi stellari, ha tanti corpi solidi, ha per forza ghiaccio e acqua e straordinarie irradiazioni capaci di liberare l’ossigeno, ci sarà anche la vita come la conosciamo noi? Probabile. Resta 'solo' il problema dei 561 milioni di anni luce da noi.

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