21:59 03 Dicembre 2020
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World Manufacturing Forum, l’evento internazionale organizzato dalla WM Foundation, ogni anno riunisce a Cernobbio istituzioni, imprenditori, manager, il mondo accademico e ricercatori da tutto il mondo per fare il punto sulle sfide e le prospettive del manifatturiero e più in generale dell’economia.

L’edizione 2020 del World Manufacturing Forum (11-12 novembre) si svolge in forma virtuale, per causa Covid.

“Occorre notare - sottolinea il Presidente della World Manufacturing Foundation Alberto Ribolla - che l’emergenza Covid non solo non ha allontanato la nostra comunità dal WMF, anzi, data la modalità a distanza, ciò permetterà ad oltre 3mila persone, a oggi già registrate ai 16 eventi da tutto il mondo (rispetto alle 1.500 del 2019) di partecipare ai momenti nel Forum di loro interesse con grande flessibilità”.

Tra tanti partecipanti del Forum è stato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha difeso l’industria, ma ha duramente criticato il governo. Vale la pena rileggere alcuni dichiarazioni di Bonomi:

  • E’ un periodo storico molto complesso che nessuno di noi poteva immaginare. Infatti, quando mi sono candidato alla presidenza di Confindustria a gennaio, era un altro mondo. Mondo dove non c’era questo nemico invisibile che ha stravolto la vita di milioni di persone in tutto il mondo, ha colpito duramente l’economia, determinando secondo me, gravi conseguenze sociali.
  • A tutto ciò l’industria ha risposto con determinazione. Le nostre imprese hanno adottato misure importanti per limitare l’impatto economico ma soprattutto per contenere la circolazione del virus nei luoghi di lavoro, con discreto successo. Oggi tutti riconoscono, che i luoghi di lavoro sono i posti più sicuri dal punto di visto sanitario.
  • La seconda ondata sta determinando lo shock molto forte sulla sanità pubblica, sull’attività economica e sul benessere sociale. E quindi le imprese ancora una volta dovranno confrontarsi con restrizioni molto importanti alla loro produzione ed attività. Penso alla sospensione di tutti i viaggi, trasferte e fiere. Ma nonostante questa crisi, nonostante questa incertezza, l’industria rappresenta una solida piattaforma su cui ancorare le politiche per la ripresa economica. Anche nel terzo trimestre abbiamo visto un rimbalzo, in positivo, dovuto alle imprese manufatturiere. Questa capacità di resilienza delle nostre imprese, che abbiamo vissuto per tanti anni, come con le recessioni dalla crisi finanziaria del 2008, da cui siamo usciti più forti, rinnovando, investendo e dando forte impulso economico alla crescita del Pil. La crescita del 2015-2016 ha dimostrato che l’industria è il motore della crescita di questo Paese.
  • Quindi la prima riflessione è la necessità di proseguire questo solco. Noi pochi mesi fa parlavamo di Industria 4.0, come leva di competitività. Adesso ne dobbiamo parlare come elemento che può garantire la continuità aziendale. Anche la trasformazione digitale è un elemento fondamentale per le nostre aziende, che potrebbe essere come un volàno per rilanciare gli investimenti, la domanda interna, la ripresa economica. E noi auguriamo, che la prossima legge di bilancio - spero che prima o poi avremo la possibilità di avere una bozza della legge di bilancio - siamo all'11 novembre e ancora non abbiamo visto nulla da parte del governo che certo ha molti impegni dati dalla crisi pandemica, ma non devono far venire meno la possibilità di investire subito, a breve, sia sul tema delle imprese, sia sul tema della digitalizzazione.
  • Recovery Fund è una grande opportunità, ma attenzione perché ci vorrà un anno prima che possa arrivare l’acconto. Quindi, dobbiamo focalizzarci su quello che serve al Paese subito. La manovra di bilancio è un punto cardine su come noi interveniamo a favore del Paese. Se guardo questo, non posso che rilevare che a oggi non abbiamo una bozza su cui discutere, immagino quindi che la possibilità di discussione all'interno del Parlamento è ridotta nei tempi e questo non è mai positivo, perché ci porta ad avere sostanzialmente un monocameralismo: in un ramo del Parlamento si discuterà pochi elementi di intervento sulla manovra di bilancio e l'altro ramo del Parlamento sarà costretto all'approvazione, perché non avremo i tempi e sarà soggetto al voto di fiducia. Questo ultimamente sta avvenendo troppo spesso e credo non sia un bene.

Carlo Bonomi continua a criticare il governo:

  • Dobbiamo intervenire subito per il rilancio della crescita. Noi entriamo nella crisi pandemica con un Paese che arrivava da una recessione e una stagnazione, nel 2019 eravamo sotto di quattro punti di Pil rispetto alla crisi del 2008, abbiamo un Pil pro capite fermo a 26 anni fa, abbiamo un Paese che è 25 anni che non cresce in produttività. Abbiamo un paese con le sue dinamiche in crisi da parecchio tempo. Gli organismi internazionali stanno dicendo che il Pil italiano sarà in recessione tra il dieci e il dodici per cento, che vuol dire 180 miliardi persi in economia. Se tutti affermano che i duecento miliardi del Recovery fund sono un'occasione storica, beh, noi li abbiamo già bruciati.
  • Passiamo da un giorno all'altro sentendo le parole “stiamo lavorando al piano”, poi chiediamo informazioni e ci dicono che il piano non esiste ancora. Ci dicono “È la summa di una serie di progetti. Abbiamo cinquecento progetti”, poi ogni ministero ha dichiarato che ha tot miliardi a disposizione, chiediamo contezza di questi progetti e poi non li abbiamo. Questo in un quadro di un Paese che non ha mai dimostrato di saper spendere tutte le risorse dei fondi di coesione. Tutti gli anni sappiamo che, rispetto alle somme che l'Europa ci mette a disposizione, noi utilizziamo normalmente il 48 per cento. Se facciamo il conto del piano settennale dell'Europa, il Recovery fund e gli scostamenti delle leggi di bilancio, stiamo parlando più o meno di quattrocento miliardi circa a disposizione dell'Italia: io spero che questo governo sia in grado di tradurre questa massa di intervento così forte dal punto di vista economico in economia reale e non in interventi a sussidio.

Anche il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti ha la sua proposta: "Chiediamo ai governi di destinare maggiori risorse per gli investimenti e per la formazione. È essenziale costruire un modello educativo duale basato sul connubio scuola-industria. Solo così consentiamo alle imprese di impostare e attuare i loro piani di sviluppo garantendo, allo stesso tempo, l'occupabilità per le giovani generazioni".

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