10:28 29 Ottobre 2020
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Giornata di mobilitazione contro il progetto del ponte a Messina, sabato mattina i lavoratori di Blu Jet sono scesi in protesta con gli slogan "l'unico collegamento stabile siamo noi", contro il dumping salariale a sostegno della manifestazione dei No Ponte del pomeriggio.

Con il ritorno del tema del ponte sullo stretto nell'agenda di governo, tornano le mobilitazioni del rete No Ponte, con una novità: il sostegno dei lavoratori marittimi di Blu Jet, la linea di collegamento di trasporti veloci che fa la spola tra Messina e Villa San Giovanni, appartenente al gruppo Ferrovie dello Stato.

I marittimi protestano per l'adeguamento degli stipendi e contro il dumping salariale, poiché, mentre si parla di fondi per il ponte, la vertenza aperta da oltre un anno dai sindacati non ha avuto alcuna risposta. "L'unico ponte sullo stretto siamo noi", è la parola d'ordine dei lavoratori Rfi di Blu Jet durante il presidio di sabato mattina alla stazione marittima di Messina, organizzato da FILT CGIL e UILTRASPORTI per associarsi alla manifestazione dei No Ponte e incastonarsi all'interno delle richieste del movimento, che chiede i soldi del Recovery Fund non per la grande opera del ponte sullo stretto, ma per il potenziamento immediato delle infrastrutture, a partire dai collegamenti marittimi e ferroviari che uniscono la Sicilia allo stivale.

  • La manifestazione della rete No Ponte per la creazione e il potenziamento delle infrastrutture sul territorio
    © Sputnik . Clara Statello
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© Sputnik . Clara Statello
La manifestazione della rete No Ponte per la creazione e il potenziamento delle infrastrutture sul territorio

“Si pensa al ponte quando ancora si deve parlare di regole chiare per i lavoratori che lavorano nel settore marittimo e che collegano le due sponde. Prima di tutto il governo deve pensare ai diritti dei lavoratori, e poi può pensare a fare il ponte”, dice a Sputnik Italia Cristian Schillaci, RSA di FILT CGIL.

“Da un anno siamo in vertenza con Rfi per l'adeguamento del nostro contratto, perché non è di settore ed è diverso rispetto ai nostri colleghi di Rfi navigazione”, prosegue. “L'unica alternativa al ponte siamo noi – sottolinea Schillaci – siamo gli unici che abbiamo collegato le due sponde in periodo di Covid, gli unici mezzi che hanno collegato la Sicilia alla Calabria sono stati quelli di Blu Jet. Ora chiediamo l'intervento del governo, siamo stanchi di questa situazione”.

Durante il presidio Sputnik Italia ha incontrato il segretario provinciale di UILTRASPORTI, Michele Barresi, per un approfondimento della questione.

— Qual è la regione per cui avete organizzato il presidio in occasione della manifestazione dei No Ponte?

— Al settimo sciopero consecutivo dei lavoratori marittimi di Blu Jet, ancora il gruppo Ferrovie dello Stato, che è un'azienda pubblica non dà risposte su una vertenza che è sostanzialmente importante e basilare per dare regole certe e garanzie ai diritti di migliaia di marittimi sullo stretto.

Purtroppo il gruppo Ferrovie dello Stato è ancora sordo alle rivendicazioni dei lavoratori e dei sindacati, si chiude a riccio su una vertenza importante, perché potrebbe nascondere un gioco al ribasso sui diritti contrattuali anche di centinaia di lavoratori del mondo ferroviario e quindi nascondere un progetto che è quello di giocare al ribasso sul costo del lavoro dei marittimi sullo stretto.

— Quindi se dà un lato la Sicilia fondi per la costruzione del Ponte, dall'altro si va verso un ulteriore abbassamento dei salari per tutti i lavoratori dei traghetti, non solo Blu Jet?

— Mentre si chiedono fondi per il ponte, la realtà ci disegna invece un sistema che è da governare. L'attuale ponte sullo stretto sono i mezzi veloci e le navi che giornalmente collegano le due sponde. Non si può e non ci si può dividere sui fondi del ponte senza pensare che nel passato sino ad oggi, nel quotidiano, i diritti dei lavoratori, i diritti di tantissimi utenti vengono calpestati perché si gioca al ribasso sul costo del lavoro spesso anche sul costo del servizio e naturalmente se si vuole guardare oltre, non ci si può distrarre da quello che è il servizio odierno, per 5 milioni di cittadini siciliani, che sicuramente non è all'altezza.

— Qual è la soluzione per lo stretto di Messina, ponte o linea dei traghetti? 

— In questo momento deve essere assolutamente rinforzata la linea dei traghetti, cosa che non sta avvenendo, non sta avvenendo da tanto tempo. Più volte il ponte si è dimostrato lo specchietto delle allodole e l'alibi per dismettere il gruppo Ferrovie dello Stato e anche i traghettamenti veloci. Noi in questo momento ai cittadini siciliani dobbiamo dare un servizio, non possiamo dare solamente l'idea di quello che sarà fra dieci anni quando completeranno la grande opera.

Personalmente non sono io ideologicamente né contrario né favorevole al ponte, tecnicamente dico che in questo momento la Sicilia è rimasta nell'800 da un punto di vista ferroviario e si vorrebbe far pensare che la grande opera risolva problemi che in realtà sono problemi strutturali.

Forse si vogliono nascondere dietro la grande opera quelli che sono i reali problemi di una regione che è stata abbandonata e ha un gap infrastrutturale in termini stradali, ferroviari e di trasporti sul mare ormai decennale.

Bisognerebbe quindi capire come governare il sistema adesso e quindi investire subito in mezzi veloci adeguati, in personale, bisognerebbe evitare che su questo sistema molto delicato di trasporto sul mare si faccia tanto profitto, si giochi sul costo del lavoro al ribasso e non si dia all'utenza il necessario servizio sullo stretto.

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