18:07 30 Settembre 2020
Reportage
URL abbreviato
Di
163
Seguici su

In apertura del forum "The European House - Ambrosetti" di Cernobbio Valerio De Molli ha ricordato le parole di Ernesto Illy: “Valerio, non confondere mai il facile con il giusto”.

“Sarebbe stata di gran lunga la cosa più facile cancellare e rinviare, come molti altri fanno, oppure nascondersi ciascuno nella propria caverna a rincorrere le tragedie del virus - ha continuato il Managing Partner e CEO di The European House Ambrosetti - ma ci siamo convinti, al contrario, che non sarebbe stata la più giusta, e abbiamo voluto dimostrare che un imprenditore è nelle difficoltà più estreme che deve reagire e rispondere. Non si tratta pertanto di un atteggiamento negazionista della realtà, ma di senso del dovere e di responsabilità che ogni imprenditore vero ha nel DNA”.

Quindi, il noto evento ha aperto le porte anche quest'anno. In forma molto digitale e un po’ in presenza a Villa D’Este, con un centinaio di partecipanti in sala (-70%) e giornalisti selezionati sul posto (-80%, ma con tutte le redazioni nazionali e internazionali accreditate collegate via web).

I protagonisti sono stati naturalmente i numeri, ma anche la pandemia, il vaccino (il ministro russo Denis Manturov in collegamento da Mosca ha detto di essere già vaccinato – “beato lui”, ha sussurrato un partecipante), e quello che la pandemia ha lasciato all’economia.
Ed ha lasciato un vero disastro.

“La crisi sanitaria innescata dalla pandemia è presto diventata sociale ed economica, e il peggio probabilmente deve ancora manifestarsi", ha annotato De Molli in apertura: tre previsioni del Fmi riviste al ribasso in soli quattro mesi sul Pil del mondo, ora al -4.9% (50 volte peggio della più grave ultima crisi, quella finanziaria del 2008), la più bassa di sempre; il crollo dei viaggi a livello globale (-65% nel secondo trimestre) e del commercio internazionale (-18,5% nel secondo trimestre); la previsione del modello econometrico di The European House – Ambrosetti (rivisto 3 volte al ribasso) è del -10,8%: il terzo peggiore dato nei 150 anni della storia dell’italia.

Per rilanciare l'Italia, bisogna investire sul sistema educativo per interrompere il circolo vizioso indotto dall’analfabetismo funzionale (l’Italia è quartultima tra i paesi Ocse per adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni), attraverso quattro linee di intervento, come propone The European House – Ambrosetti: ripensare il sistema scolastico dando maggiore spazio alla formazione interdisciplinare (non servono solo i banchi con le rotelle!); ripensare il sistema universitario, reinterpretandolo in chiave 5.0 e potenziando in modo rilevante le risorse disponibili (oggi siamo penultimi in Europa per laureati e spendiamo in università lo 0,3% del Pil, figurando quale ultimo paese dell’area Ocse); promuovere l’educazione continuativa degli adulti con un programma nazionale per l’apprendimento permanente (siamo al di sotto della media Ue per quota di adulti che prendono parte a corsi di apprendimento); preparare una classe dirigente (pubblica e privata) qualificata, responsabile e capace di dare risposta ai bisogni dell’Italia.

Altri interessanti numeri sono apparsi poi nello Studio Strategico sul futuro dell’industria italiana, realizzato sempre da TEHA in collaborazione con Fondazione Fiera Milano.

L’industria manifatturiera è da sempre un asset fondamentale per la crescita dell’Italia e ha salvato l'Italia in questo ventennio. Il processo di lavorazione e trasformazione di prodotti e beni di consumo coinvolge quasi mezzo milione di imprese, per quasi 4 milioni di occupati e 267 miliardi di euro di Valore Aggiunto. I consulenti di The European House – Ambrosetti hanno calcolato che, per ogni euro investito nell’industria italiana, se ne generano 2,1 per il sistema Paese, grazie alle interconnessioni produttive con tutte le altre attività economiche.

Il DNA competitivo dell’industria italiana ha consentito al Paese di avere un ruolo chiave per lo sviluppo della manifattura europea e mondiale. A fine 2019, l’Italia rientrava nella top 5 mondiale dei Paesi con surplus manifatturiero superiore ai 100 miliardi di dollari, 922 prodotti italiani (su un totale di 5.206) rientravano nelle prime 3 posizioni al mondo per surplus commerciale, tra le prime 10 province europee superspecializzate nella manifattura 4 erano italiane e l’Italia aveva un ruolo chiave nelle catene del valore internazionali, non solo in termini di “valore contabile” delle esportazioni ma anche relativamente al contenuto di Valore Aggiunto insito nelle fasi intermedie di lavorazione di molte produzioni nel Paese (ad esempio il contributo alle lavorazioni intermedie del settore automotive, del settore dei macchinari, dell’industria chimica).

Per il settore manifatturiero l’impatto stimato per l’anno 2020 è pari a -21,4%. Dalla survey somministrata ai business leader italiani del settore manifatturiero italiano (230 miliardi di Euro di fatturato rappresentato, 22% del fatturato dell’industria manifatturiera) risulta che il 70% delle aziende italiane ha registrato un calo di fatturato rispetto allo scorso anno e, di questi, quasi la metà ritiene che il proprio fatturato subirà una flessione superiore al 25% nel 2020. Numeri certo poco incoraggianti.

Le analisi contenute nello studio mostrano che le Fiere sono in primo luogo uno strumento fondamentale per l’internazionalizzazione dell’industria italiana: le oltre 50 manifestazioni realizzate da Fiera Milano nel 2019 hanno generato 17,5 miliardi di Euro di export per le aziende espositrici. Le Fiere ospitate ogni anno nei padiglioni di Fiera Milano, cui prendono parte quasi 25.000 espositori e 4 milioni di visitatori generano, per le sole aziende espositrici italiane, ricavi per 46,5 miliardi di Euro. Le vendite realizzate nelle manifestazioni di Fiera Milano innescano un moltiplicatore di 3,1: per ogni Euro di Valore Aggiunto realizzato dalle aziende espositrici per effetto delle vendite generate grazie alla partecipazione alla Fiera, si generano ulteriori 2,1 euro nell’intera economia grazie all’attivazione delle filiere a monte e dei consumi. Il contributo totale al PIL generato dalle “vendite fieristiche” è pari a 53,7 miliardi di euro, equivalente al 3% del PIL nel 2019.

“Il sistema fieristico italiano può avere un ruolo cruciale nel sostenere la nuova narrazione del sistema-Paese e delle sue produzioni guida, quale aggregatore delle eccellenze del Paese e espressione della nuova immagine-Paese”, ha dichiarato Enrico Pazzali, Presidente di Fondazione Fiera Milano. “In Italia la tradizione fieristica è secolare: proprio nel 2020 ricorre il Centenario della Fiera di Milano e le Fiere, soprattutto quelle Business-to-Business, da sempre rappresentano uno dei principali luoghi di incontro tra domanda e offerta, di relazione tra filiere e catene del valore, di sviluppo e di innovazione, di volano per l’export e di promozione del Made in Italy”.

Alla domanda di Sputnik Italia sull'impatto economico dell'emergenza Covid sulle fiere, e le prospettive per l'autunno e il prossimo anno, Enrico Pazzali ci ha risposto:

"Il sistema fieristico mondiale è calato e calerà come da previsioni di circa il 60 %, per quanto riguarda il sistema fieristico italiano questa stima è portata al 67.5 %. Quindi il sistema fieristico italiano perderà questo valore, che è un valore molto importante, si parla di quasi 500 milioni di euro.

Enrico Pazzali. Presidente di Fondazione Fiera Milano
© Foto : Evgeny Utkin
Enrico Pazzali. Presidente di Fondazione Fiera Milano

Ma riguardo alla ripartenza noi partiremo l’8 settembre con Milano Unica e tutta la filiera Moda il 20 settembre, poi la fiera delle macchine utensili alla fine di ottobre. Inoltre, vi saranno fiere importanti come AutoClassica e Artigiano in Fiera. È un momento di ripartenza, un momento in cui le fiere saranno più piccole e probabilmente con visite minori soprattutto di stranieri. Ma stiamo collaborando con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, con Di Maio per creare corridoi sanitari per i buyers e per gli espositori e abbiamo tavoli aperti con AEFI (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, ndr) per poter fare questo per tutte le fiere italiane. Quindi posso esprimere ottimismo, sperando che il Covid non peggiori la situazione. Non sono state cancellate fiere per il 2021, anzi, il 2021 presenta un calendario fieristico fin troppo folto".

1 / 6
Il forum The European House - Ambrosetti
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook