09:47 29 Maggio 2020
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Dal 4 maggio riaprono parzialmente le università, si torna solo nei laboratori e nelle biblioteche, la didattica infatti proseguirà on-line. I ragazzi fuori sede però si ritrovano a dover pagare l’affitto di un appartamento che non usano da marzo, ma nessuno sembra preoccuparsi dei problemi degli studenti.

La nostra redazione ha ricevuto il commento di un lettore in merito all’articolo apparso sulla nostra testata dal titolo “Riaprire le università. L’appello dei docenti”, dove si dà spazio alle ragioni per cui sarebbe importante riaprire già da ora gli atenei.

Massimo Dal Santo, laureato in ingegneria e impiegato in un’azienda di servizi, ci ha inviato una sua riflessione sulla situazione che vivono numerose famiglie italiane.

Molti studenti, come accade nella famiglia di Massimo, si ritrovano costretti a pagare l’affitto del figlio o della figlia fuori sede. Niente lezioni all’università, ma l’affitto va pagato e basta. Seppure condividendo alcuni passaggi dell’intervista fatta al professore Marco Gervasoni, il nostro lettore ha condiviso alcune idee contrastanti in merito a quanto enunciato sull’università.

“Fatevi promotori dei problemi degli studenti, battetevi anche voi affinché gli studenti possano svincolarsi da contratti di locazione capestri. È così che non li perderete” rimarca Massimo Dal Santo nel suo commento che riportiamo qui di seguito:

I docenti hanno ragione quando sostengono che "L’Università è prima di tutto una comunità, da vivere negli spazi e nei luoghi reali e non in quelli virtuali". "La vera università è quando gli studenti vedono il docente e parlano con lui, il docente vede il loro volto". Lo condivido. Sarebbe bello fosse così ma non è vero.

I miei ricordi dell'università, soprattutto dei primi anni, sono di classi di 200-300 persone. Di levatacce all'alba per essere in aula alle 7 all'apertura per conquistare un posto nelle prime 5-10 file altrimenti non si sarebbe riusciti a seguire la lezione. Il rapporto con i docenti? Inesistente.

Magari ci fossero state le lezioni online. Quante ore in meno ad attendere il docente la mattina, quante ore in meno sui mezzi pubblici. Come ha fatto notare il rettore dell'università La Sapienza di Roma "ne abbiamo più presenti in questa fase di quanti ce ne fossero in aula".

In merito alle altre preoccupazioni "la chiusura delle università provoca un impatto negativo sulla didattica, ma anche sull’economia", "C’è anche il rischio che diversi studenti si possano iscrivere direttamente alle università telematiche, che offrono una serie di vantaggi in più." Il vero rischio che gli studenti si iscrivano alle università telematiche non sarà a mio avviso dovuto alla possibilità di fruire i corsi online nelle università tradizionali ma, dal fatto che gli studenti e le loro famiglie non sono minimamente tutelati dal governo. Gli studenti fuori sede si ritrovano a dover pagare un appartamento che non usano dall'8 marzo.

I corsi continueranno online anche nel primo semestre del prossimo anno accademico, speriamo! Non abbiamo bisogno di un ritorno della pandemia per garantire lucrosi guadagni a chi affitta appartamenti. Se deve riaprire a settembre che riapra per ricercatori, dottorandi, l'ultimo anno delle magistrali a quel punto la capienza delle aule sarà sicuramente adeguata.

I giovani continueranno a privilegiare l'università tradizionale ma, se a fronte della chiusura, li si lascia in balia dei contratti di locazione senza possibilità di recesso forse a quel punto riterranno che non ne vale più la pena e non si iscriveranno o sceglieranno le università telematiche. Chi vorrebbe essere costretto a pagare per un appartamento che non può usare! Ed è quello che sta succedendo nella mia famiglia.

Quello che veramente ho vissuto e ricordo con piacere è "l’elemento di socialità dell’università: i ragazzi stanno insieme in classe, escono negli spazi comuni, studiano, incontrano i loro compagni." Ma questo è proprio quello che in questo momento si deve evitare.

Un ultimo appunto preso dalla mia esperienza che vorrei condividere.

Uno dei più brutti ricordi che ho è di un corso in cui il docente aveva previsto come libro di testo un libro da lui scritto e chi si presentava all'esame senza possedere una copia del suo libro aveva, diciamo, un trattamento particolare.

Si narrava che qualche anno prima usasse autografare le copie del libro degli studenti in sede di esame. Qualche persona malpensante riteneva fosse per evitare che gli studenti si passassero il libro l'uno con l'altro. A pensar male si fa peccato ma a volte ...

Siate dei buoni docenti, cacciate quelli che approfittano della loro posizione per vendere copie dei libri. Fatevi promotori dei problemi degli studenti, battetevi anche voi affinché gli studenti possano svincolarsi da contratti di locazione capestri. È così che non li perderete".

Sputnik Italia legge con interesse i commenti e le riflessioni dei propri lettori, testimonianze che nutrono e rendono vivo il dibattito.

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