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11:03 14 Ottobre 2019
Boris Johnson

Perché Boris Johnson sarà un Salvini di successo

© REUTERS / Toby Melville
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Secondo i sondaggi, i cittadini britannici sostengono Boris Johnson nella sua decisione di andare al Brexit anche senza accordo negoziato, fino al punto di essere d’accordo se Boris Johnson chiudesse il parlamento per impedire (ai deputati) di bloccare il Brexit senza accordo, come vorrebbero fare la maggioranza.

Il giorno prima, appena insediato, il nuovo premier britannico ha riunito le varie personalità responsabili dell’ordine pubblico, ed ha annunciato il piano per una stretta di vite contro i delitti di sangue perpetrati per strada dalle minoranze etniche. ”Il tasso di omicidi è il più alto dal 1946”, ha detto. “Abbiamo visto un aumento del 34 per cento nelle coltellate fra giovani, una crescita dell’82 in accoltellamenti, e un valoroso agente subire un’aggressione da parte di un tizio armato di un machete da 40 centimetri”. Per cui, ha annunciato l’assunzione di 20 mila poliziotti, 10 mila nuovi posti nelle carceri, e soprattutto di dare agli agenti il potere di “stop and search” (fermare e perquisire) senza dover chiedere l’autorizzazione ad un funzionario di grado elevato, o a un giudice.

“So che è una misura controversa”, ha detto: “Ma voglio che ad aver paura siano delinquenti, non i cittadini”.

Il fatto che dopo questa decisione sulla sicurezza i cittadini (al 54%) siano disposti ad accettare che il biondo chiuda anche il parlamento, pur di applicare il Brexit “ad ogni costo”, insomma a conferirgli “pieni poteri”, vuol dire qualcosa.

Di fronte ai previsti contraccolpi sull’economia nazionale in seguito al Brexit senza accordo (contraccolpi amplificati dai media e dalle opposizioni una gigantesca operazione di terrorismo psicologico, bollato come “Project Fear”, Operazione Paura) Boris ha annunciato un piano di rilancio economico. L’abbandono delle politiche di austerità che anche in Gran Bretagna erano state inaugurate oltre 20 anni fa da Toni Blair (il “socialdemocratico” della “terza via” per avvicinarsi alla UE) e mantenuta, passivamente, dai governi conservatori di Cameron e Teresa May.

Per adesso, i punti di questo rilancio li ha appena abbozzati. Per sbloccare il mercato della casa vuole alzare l’esenzione dell’imposta di registro, attualmente applicata alle proprietà del valore da 125 mila sterline a 500 mila, abbassandone contemporaneamente l’aliquota dal 12 al 7%. Ciò esenterebbe dall’imposta il 70% delle compravendite immobiliari.

Vuol tagliare l’imposta sulle società, da lui giudicata una “tassa sulla produttività” che danneggia lavoratori ed azionisti. Fin qui, siamo nel classico liberismo anglosassone, con le ricette che sta applicando anche Trump: meno tasse ai ricchi.

Scoperta: “Più occupazione rende la società più dinamica e creativa”

Ma in più BJ ha annunciato impegni di spesa pubblica che sicuramente incontreranno l’opposizione dei liberisti dogmatici, che nel Regno Unito hanno la loro culla storica: “Scuole migliori, migliori trasporti, strade più sicure, banda larga”: con lo scopo di “migliorare la produttività di tutti”.

La teoria economica a cui fa riferimento è quella descritta nel volume “Mass Flourishing” (Prosperità di Massa) del Nobel americano (oggi 86enne) Edmund Phelp: un monetarista critico, nel senso che – è una delle sue asserzioni fondamentali – insegna che aumentare i posti di lavoro non serve solo a dare più salari, non ha solo un effetto monetario: serve anche e soprattutto a creare “un effetto di dinamismo creativo” fra i lavoratori, e il dinamismo di un’economia in crescita che rende più vivaci intere popolazioni mentre le arricchisce.

Phelp ha denunciato come in Europa persistano e vengano imposti modelli che ostacolano “lo spirito di scambio creativo” di massa, ossia delle classi lavoratrici, accettando una disoccupazione strutturale troppo alta, per cui ”manca lo spirito d’iniziativa” nella popolazione generale; ha criticato i “sistemi educativi che restringono l’attività ludica”.

Dice che il monetarismo va coniugato con un vitalismo che insegni a “considerare le conseguenze impreviste di un avanzare verso l’ignoto non come un disturbo, ma una esperienza preziosa”.

Insomma è proprio la teoria economica di cui ha bisogno Boris Johnson in vista del Brexit: che giustificherà l’aumento della spesa pubblica in opere che aumentino la produttività del popolo, in una nazione da rendere più dinamica e aperta al cambiamento. “Chi scommette contro la Gran Bretagna perderà la camicia”, ha detto.

Stills from the film Terminator Salvation: The Future Begins. (File)
© Sputnik . Sony Pictures Releasing CIS
A fare la differenza con Salvini non è solo il livello culturale del personaggio. E’ che il popolo britannico lo segue invece di deriderlo e stroncarlo. Che nessuno in GB – nemmeno l’opposizione – , quando ha annunciato l’assunzione di 20 mila poliziotti, lo ha chiamato “boia” “inumano”, criminale e fascista; e nessun economista del Principe, a proposito dell’ampliamento delle carceri, e l’aumento della spesa pubblica che ha chiesto con aria di sfida: “Non si può, dove trovi le coperture?”. Certo, il Regno Unito può spendere creando moneta (non facendosela prestare) perché ha la sua valuta sovrana per il progetto di rilancio.

Forse dobbiamo cominciare a chiederci come mai non abbiamo visto il branco dei procuratori gettarsi a intercettare le telefonate del politico del cambiamento e dei suoi amici e collaboratori, in cerca di un qualunque reato in modo da trascinarlo in tribunale – e bloccare il cambiamento. Non abbiamo viso la muta feroce dei media organizzare talk show di dozzine di ore, esclusivamente aperta ad avversari politici, dediti a bollare come folle e impossibile tutte le proposte di “cambiamento” perché “i mercati ci puniranno”, “Lo spread”, “è contro la UE”, “non avete le corperture”, “il debito pubblico secondo al mondo”, eccetera. Ossia tutti e solo gli argomenti contro il minimo cambiamento possibile.

In Italia, appena emerge dal voto popolare un personaggio sgradito dai favoriti dello Status quo, la magistratura gli si avventa contro come un gruppo criminale da intercettare senza limiti, e di cui bisogna impedire ad ogni costo l’azione perché sospetta. La stessa magistratura che ha archiviato come suicidio la caduta dalla finestra di David Rossi da Montepaschi, nonostante tutti gli indizi contrari, è quella che indaga ostinata e instancabile all’estero alla ricerca dei “soldi di Putin” che Savoini avrebbe trattato al Metropol, benché sia chiaro che nessuna trattativa ha avuto buon fine, e la fonte delle rivelazioni sia un organo dell’intelligence (britannica) che ha come scopo di gettare sospetti di pro-putinismo anche su Trump.

Buzzfeed, da cui vengono le rivelazioni su Savoini, è parte di una rete nota come “Integrity Initiative”, “una rete di spie, giornalisti e think tank finanziata dal governo britannico nel Regno Unito che prendono sistematicamente di mira politici e personaggi pubblici che si presume siano troppo filo-russi” (vedere Andrew Spannaus, “Russiagate Comes To Italy”)

Vogliamo considerare il caso Siri, di cui “il partito dell’onestà” ha preteso ed ottenuto le dimissioni perché due siciliani, forse contigui alla mafia, hanno detto al telefono d volergli pagare 30 mila euro che poi non hanno pagato?

Peggio: l’altro ieri Il Fatto Quotidiano è apparso con questo titolo:

Lega, i segreti sui soldi e i rapporti Salvini-Bannon nei pc di Siri. Ma i pm non li possono analizzare per colpa della crisi di governo

In cui il giornale manettaro si dispiace che “il leader della Lega ha tolto l’appoggio al governo: e l’iter per sequestrare il computer di Siri si è bloccato. Cosa c’è dentro quei pc? Dai mutui di San Marino al caso Arata: tutte le accuse al braccio destro del ministro dell’Interno”.

Ora, mi scuso: ma se un sottosegretario deve consegnare il suo pc privato perché la magistratura vi cerchi dei reati – fra cui sembrano essere per dei crimini eventuali “rapporti Salvini-Bannon” – vuol dire che qualunque azione politica è reato. E siamo già arrivati qui:

Certo, bisogna indagare Siri per i 30 mila euro. E’ giusto. Ma pochi giorni fa abbiamo visto “il capo degli ultrà della Lazio” ucciso in pieno giorno nella capitale, da un sicario professionista – ed abbiamo saputo che Diabolik aveva subito due anni fa il sequestro di 2 milioni di euro – non certo guadagnati come ultrà della Lazio – e aveva continuato nella lucrosa attività criminale (droga) fino a provocare la vendetta di bande rivali: e le procure non avevano intercetto il telefono suo e degli amici? Se richiediamo dai procuratori lo stesso zelo che usano per i 30 mila euro di cui incolpano Siri o del (mancato) finanziamento russo alla Lega, rischiamo di commetter noi stessi reato di vilipendio.

Questa mi pare la differenza fondamentale tra Salvini e Boris Johnson. La differenza sta in qualcosa che si chiama patriottismo, per cui nessun avversario là pensa mai di chiamare lo straniero perché lo liberi dal nemico interno… ”Right or wrong, my country”.

Ragion per cui, ancora una volta, non saremo noi col “governo del cambiamento” ad imporre alla UE la fine del programma di austerità tedesco, che sta rovinando la stessa Germania ed ha devastata una generazione di Europei del Sud senza occupazione né prospettiva di averla – sarà come al solito l’Inghilterra a liberarci dalla Germania.

Ricordiamo brevemente: a giugno, la Germania ha visto la sa produzione industriale contrarsi del 5,2% e le sue esportazioni – su cui si basa esclusivamente il “successo tedesco” – dell’8. Un collasso che Berlino s’è procurata da sé, puntando tutto sull’export e la riduzione dei consumi interni – che ha imposto anche a tutti noi, attraverso i suoi Quisling italiani – nel momento in cui lo scoppio delle guerre commerciali e il Brexit la ridurranno in difficoltà sempre peggiori: Londra e Washington da soli assorbono 100 miliardi dell’eccedente commerciale tedesco, “è una rivolta del consumatore anglosassone contro un fornitore troppo avido”; commenta l’economista francese Nicolas Goetzmann, il quale si rallegra sul Figaro per questo strano motivo:

Trump et Johnson fragilisent le modèle allemand: tant mieux pour la France et l’Europe!

“Ora la zona euro deve assolutamente sostenere la domanda interna perché raggiunga il suo potenziale: la Banca centrale europea deve, come la Federal Reserve, aggiungere al suo mandato quello della massima occupazione insieme a quello della bassa inflazione”, dice Goetzmann – che coraggio, sta sfidando Berlino con le stesse proposte che abbiamo sentito dai Savona, dai Bagnai...

Se vuole salvare l’euro, Francia e Germania devono “renderlo vitale poggiandolo sulle forze interne (e non solo sull’export) sulla sua popolazione e il suo livello di vita. La disoccupazione a lungo termine deve avvicinarsi agli standard occidentali attuali: Stati Uniti 3,7, Regno Unito 3,8, contro il 7,5% della zona euro. Si può fare aumentando l’investimento pubblico”.-

Come per caso, qui si delinea la teoria di Phelp sul dinamismo creativo da creare per avere la “prosperità di massa”. Goetzmann indica il prossimo G7 di fine agosto a Biarritz il momento in cui il governo francese dovrà proporre agli altri europei la nuova formula. O almeno che questa riforma della BCE venga messa sul tavolo quando alla testa della banca entrale arriva la Lagarde, il novembre prossimo. Che potrebbe già essere troppo tardi, data la rapidità con cui la crisi recessi si fa globale e sincronizzata: basta dire che in Corea del Sud l’esportazione di semiconduttori (di cui il paese è quasi il solo produttore mondiale con Taiwan) è crollato del -22% e del -28 con la Cina, per avere una pallida idea della depressione che incombe.

Le idee che hanno animato il “governo del cambiamento” stanno per essere accettate dal mondo – e noi non ci saremo. Avremo la magistratura che addenta ai polpacci Siri, Savoini, Salvini – e i talkshow dei media che ci spiegano come fossero disonesti, e le loro proposte economiche arroganti, fasciste e folli – e “senza le coperture”.

Fonte: Maurizio Blondet

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
UE, Germania, Gran Bretagna, Regno Unito, Italia, Matteo Salvini, Boris Johnson
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