11:18 10 Dicembre 2019

Una traccia del terrorismo jihadista che porta sempre agli stessi sponsor

© REUTERS / Thomas Peter
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Lo spaventoso massacro avvenuto nel Sri Lanka contro i cristiani all’interno delle chiese cristiane e negli Hotel turistici nella settimana di Pasqua, aveva suscitato dei grandi interrogativi sul chi e perchè abbia voluto voluto colpire in modo così sanguinoso ed eclatante quelli che sono simboli di una religione professata in quel paese da una minoranza di cristiani.

Il sospetto sui gruppi radicali jihadisti dell’ISIS quali autori della strage, già manifestato nelle ore successive agli attacchi e la rivendicazione trasmessa dal portavoce di questa organizzazione criminale, hanno dato certezza alla pista islamista denunciata dalle autorità di quel paese. Una filiazione locale dell’ISIS, come verificato dalle indagini delle autorità locali.

Se si vuole indagare sulle finalità e sulla strategia dei mandanti di questi massacri non si può trascurare il fatto che gli attacchi terroristici devastanti e dirompenti siano stati attuati sullo Sri Lanka – una nazione che oggi è uno dei principali partner dell’iniziativa One Belt, One Road (OBOR) di Pechino e che di recente si è diretta verso la sfera di influenza cinese. 

Potrebbe essere questo non un fatto casuale ma volutamente inserito in una precisa strategia di destabilizzazione terroristica che in questo momento ha scelto l’Asia come campo di azione.

Combattenti ISIS in Iraq (foto d'archivio)
© AFP 2019 / YOUNIS AL-BAYATI
Le stesse autorità del paese asiatico avevano da subito individuato una pista transnazionale nella esecuzione di questi attentati, vista la predisposizione, l’organizzazione e i mezzi usati che facevano intuire la mano di una intelligence come regia di questi attacchi. Tanto meno si potrebbe pensare che l’ISIS, una organizzazione che dispone di enormi risorse finanziarie e si estende per tre continenti, potrebbe esistere senza una pianificazione ed un supporto finanziario internazionale fornito da grandi potenze.

Se si procede ad esaminare chi abbia utilizzato il terrorismo jihadista nei decenni passati, in particolare quello di marca wahabita e salafita, allora è gioco forza puntare il dito sull’Arabia Saudita e sulle agenzie di intelligence anglo USA che in molti paesi, dalla Siria alla Libia, dall’Afghanistan alla Bosnia, hanno fino ad oggi utilizzato i gruppi jihadisti per i loro obiettivi geopolitici. Così non è difficile indovinare chi abbia interesse a destabilizzare i paesi dell’Asia che sono attratti dalla cooperazione con la Cina. 

Non è un mistero che l’Arabia Saudita ha speso centinaia e centinaia di milioni di dollari per diffondere la sua ideologia wahabita radicale e intollerante che è la base pseudo religiosa su cui si formano i terroristi jihadisti, così come dalla Stessa Arabia S. provengono le centinaia di iman islamisti che vanno a indottrinare i nuovi adepti nei paesi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia. Anche questo un fatto comprovato da numerosi rapporti e documenti e mai considerato dai governi occidentali, visti i colossali rapporti di business intrattenuti con Rjiad.

In alcuni di questi paesi, come ultimamente in Siria, ci sono prove schiaccianti del coivolgimento diretto degli USA con gruppi terroristi da Al Quaeda (Al Nusra) all’ISIS, come risulta dai documenti della DIA desecretati e dalle stesse confessioni di esponenti dell’establishment statunitense. 

L’apparizione dell’ISIS in Asia non è una novità considerando che questa organizzazione è emersa da tempo nelle Filippine. Anche in quella nazione si sono verificati attacchi terroristici ed una recrudescenza di questi è avvenuta proprio quando a Manila il governo Duterte aveva cercato di sganciarsi dall’alleanza con gli USA e si stava avvicinando verso la Cina. Lo stesso Dutarte aveva richiesto l’allontanamento delle truppe USA ma Washington si aggrappa al pretesto della sicurezza in funzione antiterrorista per giustificare la permanenza delle sue basi nelle Filippine.

Sarà stato un caso la comparsa del terrorismo dell’ISIS in concomitanza della frattura fra il governo di Manila e quello di Washington? Difficile crederlo.

Altri episodi di apparizione dell’ISIS si sono avuti in un altro stato del sud-est asiatico – nel Myanmar – episodi che hanno creato un improvviso conflitto nello stato di Rakhine, dove la Cina sta tentando di costruire un’altra importante tappa della sua iniziativa OBOR.

Una situazione similare si è verificata nella vicina Thailandia, dove il terrorismo in stile jihadista è comparso nelle tensioni religiose sviluppatesi in quel paese fra le varie comunità come fattore di potenziale destabilizzazione di un paese che risulta essere un altro importante partner del progetto cinese della Belton Road. Si può scommettere che in questo caso i servizi di intelligence di USA e Arabia Saudita siano dietro i tentativi di seminare tensioni etniche e religiose per destabilizzare l’assetto del paese.

L’esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato che, in molti casi il lavoro sporco, di reclutare, finanziare e sostenere i gruppi terroristi viene affidato in primis all’Arabia Saudita che non per nulla è legata da una alleanza strategica con Washington. Fatto questo che oggi inizia a essere denunciato anche da qualche membro del Congresso USA, come la Turi Gabbard in particolare.

Quando si verificano le azioni di terrorismo più eclatanti, come quella dello Sri Lanka, bisogna sempre chiedersi a vantaggio di chi questi attacchi possono risolversi ed è evidente il collegamento di interessi quando il paese colpito si trova in contrasto con l’Ordine Globale imposto dagli USA. Nel caso in cui non sia possibile istigare una “rivoluzione colorata” per il cambio di regime, i servizi di intelligence di USA e Arabia Saudita ricorrono agli attacchi terroristici per destabilizzare un paese e per eventualmente giustificare (come avviene nelle Filippine) il mantenimento delle proprie truppe e basi militari. 
Questo collegamento rappresenta la pista dei mandanti che porta direttamente a Washington ed a Rjiad. In questo caso il sospetto diventa l’anticamenra delle verità, come diceva qualcuno.

Fino a quando non sarà sollevata la cortina di oscuramento e di complicità con le organizzazioni terroristiche, saremo costretti ad assistere ad una intensificazione di queste azioni e possiamo prevedere che la scia di sangue continuerà ad affliggere le popolazioni di paesi dell’Asia così come è drammaticamente accaduto in Medio Oriente.

Gli sponsor del terrorismo sarebbero facilmente identificabili con una indagine seria ed imparziale ma, al grande apparato dei media prostituiti ai dominanti, risulta comodo far credere che ci sia una internazionale del terrore, una sorta di “Spectre” che si muove motu proprio per motivi di fanatismo religioso. Una conferma questa della teoria a suo tempo precostituita nei laboratori della CIA dello “scontro di civiltà” che torna estremanente utile a chi favorisce la campagna di terrore per i propri fini.

Di Luciano Lago

Fonte: Controinformazione

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Medio Oriente, Arabia Saudita, USA, ISIS, Religione, Terrorismo, Sri Lanka
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